Adesso è possibile diventare dirigenti pubblici senza il concorso

Febbraio 2, 2026 - 09:00
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Adesso è possibile diventare dirigenti pubblici senza il concorso

lentepubblica.it

Con l’approvazione in prima lettura alla Camera dei Deputati, il disegno di legge di riforma delle carriere nella PA introduce una novità destinata a far discutere: l’accesso a una parte degli incarichi dirigenziali senza concorso pubblico, attraverso un percorso di crescita interna riservato ai dipendenti già in servizio.


Il provvedimento, che dovrà ora superare l’esame del Senato per diventare definitivo, si inserisce in un più ampio progetto di revisione del funzionamento dello Stato e delle sue strutture operative.

Il testo approvato a Montecitorio rappresenta uno degli snodi centrali della riforma della Pubblica amministrazione. L’obiettivo dichiarato è superare un sistema percepito come eccessivamente rigido e burocratico, favorendo invece meccanismi di valorizzazione delle competenze maturate sul campo. In questo quadro si colloca la possibilità, per una quota limitata di posti dirigenziali, di accedere all’incarico senza dover sostenere un concorso aperto all’esterno.

Non si tratta, però, di una liberalizzazione indiscriminata. La norma introduce paletti precisi, sia in termini di percentuali sia per quanto riguarda i requisiti richiesti ai candidati. L’accesso senza concorso è infatti riservato esclusivamente a chi è già dipendente della Pubblica amministrazione e possiede una determinata anzianità di servizio.

La quota riservata allo sviluppo di carriera interno

Il cuore della riforma è rappresentato dallo sviluppo di carriera del personale non dirigenziale, che potrà coprire fino a un massimo del 30% dei posti disponibili nella dirigenza di seconda fascia. Questo canale si affianca alle modalità tradizionali di reclutamento, senza sostituirle completamente.

Possono accedere alla selezione interna:

  • i funzionari che abbiano maturato almeno cinque anni di servizio a tempo indeterminato;
  • i dipendenti appartenenti all’area delle elevate qualificazioni, con almeno due anni di anzianità.

In ogni caso, resta fermo un requisito fondamentale: il possesso dei titoli di studio previsti dalla normativa vigente per l’accesso alla dirigenza. La riforma, dunque, non elimina i criteri di qualificazione, ma modifica il percorso attraverso cui una parte delle posizioni dirigenziali può essere assegnata.

Come si distribuiscono i posti nella dirigenza di seconda fascia

La nuova architettura del reclutamento dirigenziale ridisegna in modo puntuale la distribuzione delle opportunità. Per la dirigenza di seconda fascia, i posti vengono ripartiti su tre canali distinti:

  • 50% dei posti tramite il corso-concorso selettivo di formazione bandito dalla Scuola nazionale dell’amministrazione (SNA), che resta il principale strumento di accesso;
  • 20% dei posti attraverso concorsi pubblici indetti dalla Commissione RIPAM o dalle singole amministrazioni, aperti a candidati esterni in possesso dei requisiti richiesti;
  • 30% dei posti mediante sviluppo di carriera interna, riservato al personale già in servizio.

Questa suddivisione punta a mantenere un equilibrio tra apertura verso l’esterno e valorizzazione delle professionalità interne, evitando che una sola modalità di accesso diventi dominante.

Le novità per la dirigenza di prima fascia

Il disegno di legge interviene anche sull’accesso alla dirigenza di prima fascia, ossia il livello più alto della struttura amministrativa. In questo caso, la riforma prevede che il 50% delle posizioni sia riservato a specifici canali di accesso, ridefinendo i meccanismi di selezione e progressione.

L’intento è quello di rendere più flessibile e coerente l’intero sistema, favorendo una classe dirigente capace di rispondere alle esigenze di un’amministrazione moderna, chiamata a gestire processi complessi e risorse sempre più rilevanti, anche alla luce degli investimenti legati ai programmi europei.

Modernizzazione e valutazione delle performance

Secondo il ministro competente, il provvedimento rappresenta “una tappa fondamentale nel percorso di modernizzazione del settore pubblico”. Il fulcro della riforma non è solo il modo in cui si accede alla dirigenza, ma anche il superamento di una logica puramente burocratica a favore di un modello orientato ai risultati.

Il punto di partenza individuato dal Governo è il rinnovamento del sistema di misurazione e valutazione della performance. In quest’ottica, la progressione di carriera non dovrebbe più basarsi esclusivamente sull’anzianità o sul superamento di una prova selettiva, ma anche sulla capacità di raggiungere obiettivi concreti e migliorare la qualità dei servizi offerti a cittadini e imprese.

Un cambiamento che divide il dibattito pubblico

La possibilità di diventare dirigenti senza concorso ha già acceso il confronto tra sostenitori e critici della riforma. Da un lato, c’è chi vede in questa scelta un’opportunità per premiare il merito e l’esperienza maturata all’interno delle amministrazioni, riducendo i tempi e i costi delle selezioni tradizionali. Dall’altro, non mancano le perplessità legate al rischio di minore trasparenza o di compressione del principio del concorso pubblico.

Il legislatore ha cercato di rispondere a queste preoccupazioni fissando limiti stringenti e mantenendo una pluralità di canali di accesso. Resta ora da capire come le singole amministrazioni applicheranno concretamente le nuove regole e quale impatto avranno sulla qualità della classe dirigente.

Il prossimo passaggio al Senato

L’iter parlamentare non è ancora concluso. Dopo il via libera della Camera, il testo dovrà essere esaminato dal Senato, che potrà confermare, modificare o integrare le disposizioni approvate. Solo al termine di questo percorso la riforma potrà entrare in vigore.

Nel frattempo, il dibattito resta aperto. La riforma delle carriere nella Pubblica amministrazione non si limita a cambiare le modalità di accesso alla dirigenza, ma propone una nuova visione del lavoro pubblico, in cui competenze, responsabilità e risultati assumono un ruolo centrale. Se questa impostazione riuscirà davvero a tradursi in servizi più efficienti e in un’amministrazione più vicina ai cittadini, lo dirà solo la prova dei fatti.

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