Qual è il rapporto tra pensionamento e regime forfettario?

Febbraio 15, 2026 - 06:30
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Qual è il rapporto tra pensionamento e regime forfettario?

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Da tempo, nel mercato del lavoro italiano da tempo il pensionamento ha smesso di rappresentare un limite invalicabile all’attività professionale.


Al contrario, lo scenario attuale vede una crescente integrazione tra l’assegno previdenziale e la libera iniziativa economica. Questa tendenza, spesso definita active aging o invecchiamento attivo, ha spinto il legislatore a predisporre meccanismi fiscali agevolati per permettere ai senior di rimettersi in gioco senza subire un eccessivo carico tributario che rendesse vane le loro attività. In questo contesto si inserisce il consolidamento del Regime Forfettario, che per i pensionati rappresenta, al contempo, una semplificazione burocratica, nonché un vero e proprio sostegno economico.

Il rapporto tra pensionamento e regime forfettario

Il sistema tributario vigente conferma la centralità del regime forfettario per le partite IVA individuali. Per un pensionato, l’attrattiva risiede nella flat tax al 15% (che può scendere al 5% per le nuove iniziative nei primi 5 anni), la quale sostituisce IRPEF e addizionali comunali e regionali. I dati del Ministero dell’Economia evidenziano come questa formula abbia convinto oltre 41.000 contribuenti già in pensione a mantenere o avviare un’attività autonoma, attratti dalla possibilità di fatturare fino a 85.000 euro annui con adempimenti minimi.

Le regole secondo la Legge di Bilancio 2026

Tuttavia, l’accesso al forfettario non è incondizionato. La Legge di Bilancio 2026 ha prorogato la soglia di sbarramento relativa ai redditi percepiti l’anno precedente. Per tutto l’anno in corso, chi intende applicare il regime agevolato deve aver percepito un reddito da pensione (o da eventuale lavoro dipendente residuo) non superiore a 35.000 euro lordi. È fondamentale sottolineare la natura lorda del limite, per cui non si deve guardare al netto accreditato sul conto corrente, ma all’imponibile complessivo riportato nella Certificazione Unica, comprensivo di trattenute e oneri. Superare anche di un solo euro questa cifra preclude l’accesso al regime agevolato, rimandando il contribuente verso la tassazione ordinaria a scaglioni.

Rapporti professionali con ex datore di lavoro

Uno degli aspetti più complessi riguarda il rapporto professionale con l’ex datore di lavoro. Ordinariamente, il regime forfettario vieta di fatturare in modo prevalente verso il soggetto con cui si è avuto un rapporto di dipendenza nei 2 anni precedenti, per evitare la trasformazione artificiosa di contratti subordinati in finte partite IVA. Tuttavia, per i pensionati, la disciplina è differente in base alla tipologia di uscita dal mondo del lavoro.

Pensione di vecchiaia

In caso di pensione di vecchiaia, l’Agenzia delle Entrate riconosce che il pensionamento obbligatorio interrompe il nesso di elusione. Pertanto, il professionista può tornare a collaborare con l’ex azienda anche come cliente principale, mantenendo intatti i vantaggi della flat tax. Il rigore fiscale aumenta, però, in caso di pensione anticipata. Trattandosi di una scelta volontaria del lavoratore, il Fisco teme che l’uscita anticipata serva solo a ridurre il carico fiscale dell’azienda o del lavoratore stesso. In questo caso, le prestazioni verso l’ex datore devono restare rigorosamente sotto la soglia del 50% del fatturato totale annuo.

Soglie di accesso

Tuttavia, è bene sottolineare che, salvo ulteriori interventi normativi, dal 1° gennaio 2027 la soglia di accesso basata sul reddito da pensione è destinata a scendere a 30.000 euro. Questa riduzione di 5.000 euro richiederà una pianificazione ancora più attenta per migliaia di potenziali contribuenti.

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Redazione Redazione Eventi e News