Annuario Arpat, migliora la qualità dell’aria ma oltre il 60% della Toscana è fuori dai limiti 2030

Febbraio 16, 2026 - 22:30
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Annuario Arpat, migliora la qualità dell’aria ma oltre il 60% della Toscana è fuori dai limiti 2030

Come sta l’ambiente in Toscana? Per rispondere con dovizia di particolari, oggi l’Agenzia regionale per la protezione ambientale (Arpat) ha pubblicato la nuova edizione dell’Annuario, articolato in sei diversi ambiti: aria, acqua, mare, suolo, agenti fisici e sistemi produttivi.

«Emergono diversi dati in miglioramento, che valutiamo positivamente – spiega l’assessore regionale all’Ambiente, David Barontini – Allo stesso tempo, però, non dobbiamo abbassare il livello di attenzione. Persistono infatti alcune criticità, come sul fronte della qualità dell’aria, con il superamento dei limiti di ozono in alcune aree o con i livelli di Pm10, in particolare nella piana di Lucca, dove le caratteristiche territoriali e le condizioni meteorologiche favoriscono l’accumulo degli inquinanti. La guardia deve restare alta anche sul tema dei Pfas e della loro presenza nelle acque potabili, nei reflui, negli scarichi industriali, nelle discariche e nei corsi d’acqua, un tema che a breve sarà oggetto di attenzione anche del Consiglio regionale».

Guardando in particolare alla qualità dell’aria il quadro regionale si conferma «complessivamente positivo rispetto ai limiti vigenti», sintetizza il dg di Arpat Piero Rubellini, ma sotto questo profilo la vera sfida «è rappresentata dal nuovo quadro europeo delineato dalla Direttiva 2881/2024, che riduce sensibilmente i limiti oggi in vigore. Con i nuovi valori, il 60% delle stazioni supererebbe il limite annuale di Pm10 fissato a 20 µg/m³; per il Pm2,5, con il nuovo limite di 10 µg/m³, 12 stazioni su 16 risulterebbero oltre soglia; per l’NO, il valore medio annuo di 20 µg/m³ sarebbe superato nel 70% delle stazioni di traffico».

Per fare un confronto a livello nazionale, sempre guadando al 2030 quando entreranno in vigore dei nuovi e più stringenti limiti europei sulla qualità dell'aria (20 µg/m³ per il Pm10, 20 µg/m³ per l’NO2, 10 µg/m³ per il P,2.5), l'Italia resta ancora lontana dai parametri richiesti: applicandoli ad oggi, sarebbe fuorilegge il 53% delle città per il PM10, il 73% per il PM2.5 e il 38% per l'NO2.

«La qualità dell’aria dipende da dinamiche molteplici: politiche di rinnovo di auto e mezzi di trasporto, misure sulle emissioni, andamento meteorologico. Un dato positivo non può essere considerato definitivo, soprattutto alla luce dei nuovi obiettivi europei, che fissano soglie più stringenti», aggiungono nel merito Claudia Nati, presidente dell'Ordine degli ingegneri della provincia di Firenze, e Stefano Corsi, coordinatore della commissione Ambiente ed energia dell’Ordine.

«Per quanto attiene la risorsa idrica – prosegue Rubellini – nel 2024, si conferma una buona qualità delle acque sotterranee, salvo nei contesti interessati da pressioni industriali o da sovra sfruttamento agricolo. Più complessa la situazione delle acque superficiali: nel triennio 2022-2024 solo il 30% dei corpi idrici monitorati raggiunge uno stato ecologico buono o elevato, con un calo di 12 punti percentuali rispetto al triennio precedente; anche lo stato chimico registra una flessione di 4 punti. Gli eventi meteorologici estremi della fine del 2023 e del 2024 hanno inciso profondamente sugli ecosistemi fluviali e lacustri, evidenziando quanto il cambiamento climatico stia modificando gli equilibri ecologici. Anche le acque marino-costiere mostrano di risentire degli effetti delle dinamiche climatiche: lo stato ecologico buono o elevato riguarda il 75% della costa, in calo rispetto all’88% del triennio precedente. Segnali incoraggianti arrivano, invece, dalle acque di balneazione: su 277 aree controllate, solo 30 non risultano conformi, con un miglioramento rispetto al 2023. Le azioni dei Comuni e dei gestori del servizio idrico, in particolare sugli scarichi domestici, stanno producendo risultati concreti».

Gli ingegneri fiorentini portano inoltre in evidenza il dato sul consumo di suolo: «Non serve focalizzarsi sul dato totale di 142mila ettari, ma sull'incremento di 264 ha nel 2024, in calo rispetto agli anni passati. Un dato incoraggiante che però deve essere valutato nel medio periodo. È fondamentale analizzare gli incrementi annuali e le trasformazioni effettive del territorio per capire dove e come intervenire con strumenti di pianificazione più efficaci e orientati alla rigenerazione». Uno sguardo al problema che s’incrocia con l’approccio della Regione all’Annuario, sintetizzato dal presidente Giani: «È importante avere un quadro di riferimento dettagliato per attivare le politiche più adatte esattamente dove servono. Questo trova un puntuale riferimento nell'Annuario dell'Arpat con dati che interessano tutta la società toscana e offre preziosi spunti di riflessione e di attenzione».

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