Caccia, domani il Senato vota il declassamento del lupo: l’Enpa spiega perché sbaglierebbe a dire sì

Dopo il parere favorevole espresso a dicembre dalla Camera nonostante i tanti pareri negativi raccolti nel corso delle audizioni parlamentari, domani si vota al Senato il via libera alla modifica della direttiva europea Habitat che prevede il declassamento del lupo da specie «rigorosamente protetta» a semplicemente «protetta». La differenza non è di poco conto: benché questo cambiamento non autorizzi la caccia libera, permette alle Regioni di chiedere deroghe più facili per «prelievi selettivi» (ovvero abbattimenti mirati), per esempio in caso vengano segnalati danni agli allevamenti, comportamenti aggressivi nei confronti dell’uomo, frequentazioni assidue di centri abitati. Sarà sempre comunque necessario un parere tecnico da parte dell’Ispra prima di lasciare campo libero ai fucili, ma il declassamento avrà conseguenze che, denunciano le associazioni ambientaliste e animaliste, potrebbero tornare a mettere a rischio il mantenimento delle popolazioni della specie in uno stato di conservazione soddisfacente.
Come sottolinea l’Enpa (Ente nazionale protezione animali), una sospensione in Italia del declassamento deciso in sede europea sarebbe necessaria per più motivi. Primo fra tutti, il fatto che mancano dati aggiornati circa l’effettiva dimensione della popolazione nazionale di lupi. Secondo l’Ispra se ne potrebbero abbattere massimo 160 l’anno. Ma questo calcolo è stato fatto sulla base di un dato – 3501 individui – che però è datato e frutto di semplici stime. Il fatto che l’ultima valutazione risalga a un’indagine del 2020-2021 e che si basi su dati approssimativi richiede per l’Enpa la necessità di congelare il via libera del declassamento del lupo in attesa di una più aggiornata e fattuale analisi. «Mancano i presupposti scientifici per modificare lo status di tutela della specie», denuncia l’associazione per la protezione degli animali sottolineando che «l’eventuale declassamento potrebbe aprire la strada ad abbattimenti che non sono imposti da alcun obbligo normativo»: «Al contrario, l’Italia è tenuta a garantire uno stato di conservazione favorevole, che oggi non risulta dimostrato».
Se l’Ispra ha definito in 160 il numero dei possibili abbattimenti (circa il 5% del totale), l’Enpa evidenzia due altre questioni. La prima: stima per stima, già oggi il bracconaggio causa, secondo appunto le stime, oltre 300 uccisioni l’anno. La seconda questione: una ricerca recente condotta dagli Istituti zooprofilattici sperimentali del Lazio e Toscana e dell’Umbria e Marche insieme all’Università Sapienza di Roma, pubblicata sulla rivista Biological Conservation ha analizzato il Dna di 774 lupi deceduti e ha rilevato un tasso di ibridazione pari al 46,7%. Un dato che, secondo l’Enpa, ridimensiona ulteriormente il numero dei lupi geneticamente “puri” presenti nel nostro Paese e rafforza dunque la necessità di tutele stringenti per questa specie.
Il problema è che se è vero che il governo ha riconosciuto la necessità di intervenire sul randagismo canino e di applicare misure efficaci di prevenzione rispetto al fenomeno delle predazioni, resta aperto il tema del ruolo delle Regioni. L’Enpa attraverso i propri legali ha chiesto un’azione di coordinamento e verifica: «Occorre sapere quali politiche di prevenzione siano state adottate, quali strumenti siano stati messi in campo – dalle recinzioni elettrificate ai cani da guardiania – e come siano stati utilizzati i fondi europei destinati a queste misure nell’ambito delle politiche agricole». Secondo l’associazione di protezione degli animali questo è il punto centrale: «I danni agli allevamenti, quando non si investe in prevenzione, rischiano di diventare il pretesto per giustificare abbattimenti». Per questo l’associazione chiede la sospensione del declassamento e l’avvio di monitoraggi scientifici aggiornati e trasparenti su scala nazionale. «Prima di modificare lo status di tutela, servono dati certi. E servono politiche di prevenzione, non nuove uccisioni».
Tra l’altro, questa fretta della maggioranza di approvare il declassamento mal si concilia con il fatto che la legge quadro sulla caccia (157/92) è in contraddizione con quanto si voterà domani in Senato. La legge italiana approvata nel 1992 prevede infatti (articolo 2, comma 1) che la prima specie «particolarmente protetta, anche sotto il profilo sanzionatorio» è proprio quella del lupo.
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