Divieto di trasporto di Orinoco Oil: la caccia alle petroliere continua e non conosce confini

Febbraio 16, 2026 - 22:30
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Divieto di trasporto di Orinoco Oil: la caccia alle petroliere continua e non conosce confini

La caccia alle petroliere accusate di trasportare petrolio greggio proveniente dal Venezuela con accenna minimamente a placarsi, anzi; infatti, proprio ieri (15 febbraio) la US Navy ha fermato un’altra petroliera nelle acque dell’Oceano Indiano, assumendone il controllo. La dichiarazione del Pentagono - «difendiamo la patria in prima linea; la distanza non vi protegge» - lascia interdetti. La spiegazione fornita dal vertice militare americano è stata, in sostanza, un plauso all’operazione di «interdizione marittima e abbordaggio» rivolta alla petroliera “Veronica III”, una super petroliera battente bandiera panamense con a bordo circa 200.000 tonnellate di greggio e diretta a Melaka (Malesia), affermando che è stata portata a termine «senza incidenti». Ha aggiunto che la petroliera «ha tentato di sfidare la quarantena del presidente Donald Trump, sperando di fuggire ma l’abbiamo tracciata e seguita dai Caraibi fino all’Oceano Indiano, abbiamo colmato la distanza e l’abbiamo bloccata».

Tentiamo di spiegare cosa sta accadendo e quali sono le pretese giuridiche che potrebbero sul piano del diritto internazionale, sostenere la legittimità dell’agire dell’Amministrazione trumpiana.

Ricordiamo che la “legittimazione giuridica” delle sanzioni americane rivolte contro le petroliere che trasportano greggio venezuelano si fonda principalmente sul diritto interno statunitense - esteso a livello extraterritoriale - e non provengono da un preciso mandato internazionale come sarebbe, invece, se provenissero da una risoluzione Onu; aggiungiamo, inoltre, che queste misure tendono a bloccare le entrate del governo venezuelano e a colpire la cosiddetta "flotta ombra" utilizzata per aggirare i blocchi.

Tuttavia, nonostante le sanzioni vengano considerate lecite all'interno del sistema giuridico statunitense, la loro applicazione in alto mare, che si spinge fino al sequestro di navi sospettate di trasportare petrolio di provenienza venezuelana, solleva numerosi dibattiti sulla conformità alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos); in particolare, riguardo alla libertà di navigazione che resta un diritto incomprimibile e deve essere garantita a tutte le unità che navigano in alto mare.

L’amministrazione trumpiana tira dritto per la sua strada e non manifesta nessuna intenzione di mutare indirizzo: «Nessun’altra nazione ha la portata, la resistenza o la volontà di farlo; le acque internazionali non sono un santuario e via terra, via aria o via mare, vi troveremo e faremo giustizia». Così asserisce il Dipartimento della Guerra (Dow) degli Usa e, continua, «negheremo agli attori illeciti e ai loro delegati la libertà di movimento nel dominio marittimo».

Sembra di riascoltare le stesse affermazioni farlocche a proposito del «diritto internazionale fino ad un certo punto…»; ma in questo caso a pronunciarle è stato il Dipartimento della Guerra americano e, francamente, lo spazio per l’ilarità si riduce fortemente.

Infine, lascia esterrefatti il comunicato stampa del “Southern Command”, che ha ricordato come l’azione militare appena conclusa rientra nella più vasta operazione “Southern Spear”, volta a «schiacciare le attività illecite nell’emisfero occidentale» che è stata condotta «prima dell’alba», ed ha visto la partecipazione di Marines e marinai della Joint Task Force Southern Spear,  partiti dalla Uss Gerald R. Ford e che hanno portato al sequestrato della petroliera Veronica III «senza incidenti» (sic!), facendolo passare in questo modo come un’azione di ordinaria polizia marittima.

Ci auguriamo che le Nazioni Unite possano presto ritrovare la forza politica necessaria alla riaffermazione del proprio ruolo nella risoluzione delle controversie internazionali: non sentiamo nessun bisogno di avere un unico arbitro (rectius) sceriffo che insegue i banditi o gli indiani, sparando all’impazzata come novello John Wayne.

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia