Come smascherare le vulnerabilità dell’autoritarismo e salvare la democrazia

Dicembre 30, 2025 - 07:00
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Come smascherare le vulnerabilità dell’autoritarismo e salvare la democrazia

Gli autoritarismi stanno facendo una guerra totale alle democrazie, e stanno sfruttando tutte le risorse a loro disposizione. Fanno leva sulla crisi dei valori democratici e delle istituzioni liberali, quelle che con tanto sforzo hanno guidato la costruzione del mondo post Seconda guerra mondiale. È una sfiducia che si insinua all’interno delle stesse cornici pluraliste degli Stati liberali, dove sempre più spesso si sentono voci di dissenso e critica ai valori occidentali. 

Lo scrive la rivista Foreign Affairs, in un’analisi firmata dallo storico e accademico Stephen Kotkin, pubblicata il 16 dicembre scorso. Identificata la sconfitta in corso, lo studioso teorizza i diversi modi con cui le democrazie liberali possono difendersi dagli attacchi di stampo autoritario.

I regimi si stanno dimostrando decisamente abili nella restituzione della propria immagine, attraverso propaganda e disinformazione: una narrazione di potere che nasconde le debolezze interne. È il caso della Russia di Vladimir Putin, che attraverso un aggressivo approccio diplomatico e propagandistico sta nascondendo ciò che non riesce a raggiungere militarmente da tre anni. Attraverso la retorica di un’Ucraina spacciata aggira i dati fattuali, quelli sul campo di battaglia, che fotografano invece un sostanziale blocco del conflitto, con gravi perdite per l’esercito russo. E un’incapacità di quest’ultimo di continuare ad avanzare come aveva previsto nei piani d’invasione iniziali. 

La sfiducia nei confronti dei valori liberal-democratici si vede proprio nei paesi più liberali, dove affiorano sempre più frequentemente voci di dissenso e critica verso gli ideali di democrazia, considerati obsoleti. Da qui parte l’analisi di Kotkin, che individua cinque dimensioni tipiche dei regimi autoritari, attraverso le quali riconoscere i modi più efficaci per svelare la debolezza del sistema interno.

Definita “pugno di ferro”, la prima dimensione fa riferimento alle forze militari e di polizia. Nessun sistema autoritario sarebbe capace di sopravvivere senza un potere deterrente. Tuttavia, per mantenere l’ordine e rendere efficace il sistema di repressione, l’autoritarismo fa leva sul sospetto e la diffidenza, spezzettando compiti, poteri e competenze tra diverse agenzie e organizzazioni. Di fronte a una corruzione pervasiva e a una competizione costante, l’occidente dovrebbe sfruttare le profonde fratture interne, smontando l’immagine di potenza che i sistemi autoritari cercano costantemente di proiettare. 

La seconda dimensione analizza le forme di finanziamento dell’autoritarismo. La grande ricchezza di questi sistemi giace perlopiù in natura: riserve di petrolio, gas naturale, miniere d’oro, di diamanti e terre rare. Le entrate principali dei regimi autoritari derivano dal commercio internazionale di questi beni – a eccezione della Cina che deriva il venti percento del suo PIL dalla vendita di prodotti finiti. Secondo Kotkin, il bisogno di liquidità crea anche vulnerabilità. Per ridurre i ricavi dei regimi autoritari e soffocarne le entrate, gli Stati Uniti e i suoi alleati dovrebbero avvalersi di sanzioni, dazi di ritorsione e di un coordinamento delle restrizioni commerciali. 

La propaganda è al centro della terza dimensione. Riconoscendo la varietà di narrative nazionali che i regimi autoritari producono, Kotkin individua comunque degli elementi comuni. Perché la propaganda abbia effetto deve parlare alla gente comune, la quale deve identificarsi nel racconto di una grandezza perduta da recuperare sconfiggendo i nemici dell’occidente. L’autoritarismo ama piegare la storia a proprio favore, rimodellando i fatti e promuovendo versioni alternative del passato. Su questo aspetto è complicato per la democrazia riuscire a imporsi, soprattutto vista la crescente difficoltà per gli stati liberali di garantire VPN private ai cittadini dei sistemi autoritari, che assicurano fonti di informazione diverse da quelle del regime. 

Il quarto aspetto riguarda il controllo statale viscerale nelle vite dei cittadini. Avviene attraverso un implicito potere pubblico che minaccia ritorsioni o esclusioni a qualsiasi tentativo di opposizione del singolo individuo. Kotkin vede nel settore privato un potente antidoto al dominio pubblico autoritario, ma allo stesso tempo ne riconosce i limiti. Le sanzioni imposte alla Russia dopo l’attacco del febbraio 2022, per esempio, hanno danneggiato le persone comuni e hanno spinto l’industria privata a rivolgersi allo Stato in cerca di sussidi finanziari. 

L’ultima dimensione amplia la prospettiva al sistema internazionale. Lo scenario globale affermatosi sotto la guida degli Stati Uniti è stato, paradossalmente, fortemente favorevole ai sistemi autoritari. I massicci trasferimenti di tecnologia e l’apertura del mercato internazionale hanno sostenuto le economie e lo sviluppo dei sistemi autoritari. Se anche l’intenzione era quella di avvicinare questi regimi alla democrazia attraverso il commercio, in realtà il risultato è stato opposto. Secondo Kotkin, però, non tutto è perduto. Le dinamiche commerciali attuali possono ancora essere ristrutturate, colpendo le linee di approvvigionamento vitali per Russia e Cina – le esportazioni di petrolio e gas per la prima e l’esportazione di prodotti manifatturieri per la seconda. Senza il mercato atlantico, le economie dei maggiori stati autoritari collasserebbero.

A peggiorare la crisi della democrazia ha contribuito il secondo mandato presidenziale di Donald Trump. I timori che il presidente rieletto trascinasse gli Stati Uniti nel vortice dell’autoritarismo erano fondati, ma le istituzioni americane hanno dimostrato e stanno dimostrando la solidità del progetto costituzionale dei padri fondatori. Il sistema politico sta resistendo ai tentativi di Trump di accentrare il potere esecutivo. In un Paese in cui ancora sono presenti forme di resistenza pubblica e politica, le cui entrate fiscali continuano a basarsi sulle imposte degli elettori, in cui il settore privato continua a godere di libertà e il pluralismo rimane un cardine non può esserci spazio per le cinque dimensioni dell’autoritarismo di Kotkin. 

Tuttavia, la presidenza Trump sta segnando l’organismo politico americano e i danni che sta provocando non vanno ignorati. L’allontanamento dei cittadini dalle istituzioni, l’erosione della fiducia nel governo, la radicalizzazione del bipolarismo e l’assenza di una narrativa sono solo alcuni degli esempi citati da Foreign Affairs. 

Di recente, la rivista Vanity Fair ha pubblicato una serie di ritratti fotografici della Casa Bianca, ridicolizzando e sottolineando i difetti estetici dell’amministrazione. Il reportage ha avuto un forte impatto politico, evidenziando come il sistema pluralistico americano continui a resistere, nonostante la censura esercitata sulle università e sui principali media. Un servizio simile sarebbe stato impensabile in un regime autoritario. 

L’America di Trump non è quindi perduta. E se il leader del mondo libero non è perso, esiste ancora la possibilità di riassestare il sistema internazionale attuale in senso più liberal-democratico. Sconfiggere definitivamente l’autoritarismo non è un’opzione, ma mettere in luce le sue vulnerabilità può essere la svolta per riformulare una narrazione che ne riveli la vera natura: un simulacro di forza apparente, frammentato e precario all’interno. 

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Redazione Redazione Eventi e News