Damiani fa shopping da Richemont e compra gli orologi di Baume & Mercier
Continua il momento dell’hard luxury: il Gruppo Damiani guarda agli orologi e firma un accordo con Richemont per la vendita della maison di segnatempo Baume & Mercier. I termini finanziari dell’operazione non sono stati resi noti. Il closing dell’operazione è previsto nell’estate del 2026.
Con questa acquisizione, il gruppo piemontese di alta gioielleria amplierà il proprio portfolio – che include già i brand di jewerly Damiani, Salvini, Bliss e Calderoni, oltre a Venini, storica vetreria artistica italiana con sede a Murano, e Rocca, catena multibrand di orologi e gioielli di lusso – con un rinomato marchio di orologeria di lusso che vanta 200 anni di storia.
Come parte della sua strategia, “al fine di garantire il successo di Baume & Mercier nel lungo periodo, il Gruppo Damiani intende potenziarne la visibilità e la presenza, facendo leva sulla propria rete capillare multimarca e aprendo, nel tempo, boutique monomarca in località strategiche”, si legge nella nota ufficiale. Dal canto suo Richemont – che sotto la sua divisione gioielli riunisce label di prestigio come Cartier, Van Cleef & Arpels, Buccellati e Vhernier – continuerà a fornire servizi operativi alla maison per un periodo di almeno 12 mesi dal perfezionamento dell’acquisizione.
Questa operazione si inserisce in un doppio binario: da una parte conferma che il segmento degli orologi sta tornando ad essere interessante, dopo i cali degli ultimi anni. Dall’altra conferma il momento positivo della gioielleria di fascia alta, sulla quale, Richemont dà prova di volersi focalizzare dal momento che attualmente non è intaccato dalla generalizzata contrazione dei consumi. I numeri del terzo trimestre fiscale di Richemont, per l’appunto, parlano chiaro: mentre il contesto macroeconomico resta complesso, sono le Jewellery maisons a sostenere la crescita del colosso svizzero, segnando un’accelerazione che conferma come questo sia il momento dell’hard luxury. La divisione gioielli del gruppo elvetico nel Q3 ha messo infatti a segno un +6% per 4,8 miliardi di euro (+14% a valute costanti), distanziando sia gli orologi (che comunque hanno registrato un graduale miglioramento a +1% a cambi correnti, +7% a valute costanti per 872 milioni di euro) sia il fashion.
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