Evolocumab, – 31% rischio primo evento cardiovascolare in pazienti ad alto rischio senza aterosclerosi significativa

Aprile 1, 2026 - 02:30
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Evolocumab, – 31% rischio primo evento cardiovascolare in pazienti ad alto rischio senza aterosclerosi significativa

Evolocumab è il primo anticorpo monoclonale anti-PCSK9 con comprovata efficacia nel ridurre il rischio di primi eventi cardiovascolari nei pazienti ad alto rischio. I risultati dell’analisi dello studio VESALIUS-CV rafforzano il beneficio di un trattamento precoce con evolocumab nei pazienti ad alto rischio.

 

 

 

Amgen ha annunciato che evolocumab aggiunto alla terapia ottimizzata per il controllo del colesterolo LDL (C-LDL), riduce in modo significativo il rischio di primi eventi avversi cardiovascolari maggiori (MACE) nei pazienti ad alto rischio, senza aterosclerosi significativa (accumulo di placca nelle arterie) e con diabete.

Evolocumab ha ridotto il rischio di morte per malattia coronarica, infarto miocardico o ictus ischemico (3P-MACE) del 31% rispetto al placebo.

Inoltre, evolocumab ha ridotto il rischio di morte per malattia coronarica, infarto miocardico, ictus ischemico o rivascolarizzazione indotta da ischemia (4P-MACE) del 31% rispetto al placebo.

Il valore mediano di C-LDL raggiunto è stato di 44 mg/dL a 96 settimane, rispetto a 105 mg/dL nel gruppo placebo.

Le evidenze sono inequivocabili. Abbassare intensivamente il C-LDL con evolocumab riduce in modo significativo il rischio di eventi cardiovascolari maggiori nei pazienti”, ha dichiarato Jay Bradner, M.D., vicepresidente esecutivo Ricerca e Sviluppo di Amgen.

“Le nuove linee guida ACC/AHA sulla gestione delle dislipidemie rafforzano l’importanza di una riduzione più intensiva e precoce dei livelli di C-LDL per prevenire gli eventi cardiovascolari. VESALIUS-CV si inserisce in questo contesto, mostrando come nei pazienti ad alto rischio senza precedente infarto miocardico o ictus, ridurre il C-LDL oltre i livelli tipicamente raggiunti oggi, può diminuire in modo significativo il rischio prima che si sviluppi l’ASCVD.

Questi dati evidenziano, inoltre, il beneficio di ridurre il C-LDL al di sotto di 45 mg/dL con evolocumab, un livello che potrebbe non essere raggiungibile con le sole terapie standard”.

Questi risultati derivano dall’analisi di 3.655 pazienti senza aterosclerosi significativa e con diabete, seguiti per 4,8 anni nello studio VESALIUS-CV. I dati , sono stati presentati al 75° Congresso Annuale dell’American College of Cardiology (ACC) e pubblicati contemporaneamente sulla rivista scientifica Journal of the American Medical Association.

“I risultati con evolocumab segnano un cambio di paradigma nella gestione dei pazienti diabetici a rischio cardiovascolare alto o molto alto, senza precedenti eventi, sia con che senza aterosclerosi significativa – afferma Paolo Fiorina, Professore Ordinario di Endocrinologia, Università degli Studi di Milano e Direttore di Endocrinologia, ASST Fatebenefratelli Sacco. 

Nella pratica clinica, diventa quindi importante identificare precocemente questi pazienti e adottare fin da subito strategie più intensive per la riduzione del C-LDL, con l’obiettivo di ridurre il rischio di un primo evento e modificare la storia naturale della patologia, in modo efficace e sicuro. È un cambio di prospettiva che rappresenta un passaggio cruciale verso una medicina sempre più preventiva, personalizzata e integrata.”

Tra i singoli endpoint secondari, evolocumab ha mostrato riduzioni favorevoli del rischio di infarto miocardico (31%), rivascolarizzazione indotta da ischemia (34%) e ictus ischemico (33%).

L’impiego di evolocumab ha, inoltre, evidenziato una tendenza alla riduzione dei tassi di mortalità, inclusa la morte cardiovascolare (riduzione del rischio relativo del 32%), la morte per malattia coronarica (riduzione del rischio relativo del 27%) e la morte per tutte le cause (riduzione del rischio relativo del 24%).

L’analisi di questi nuovi dati arricchisce le evidenze dello studio VESALIUS-CV, lo studio clinico globale di Fase 3, in doppio cieco, randomizzato e controllato con placebo, che ha valutato l’impatto della riduzione del C-LDL con evolocumab sugli eventi avversi cardiovascolari maggiori (MACE) in adulti ad alto rischio cardiovascolare senza precedente infarto miocardico o ictus.

I risultati dello studio di VESALIUS-CV sono stati pubblicati nel novembre 2025 sul New England Journal of Medicine.

Nello studio VESALIUS-CV, al quale l’Italia ha partecipato con 12 centri, evolocumab ha dimostrato una riduzione del rischio relativo dell’endpoint composito di morte per malattia coronarica (CHD), infarto o ictus ischemico (3P-MACE) del 25%, e una riduzione del 19% dell’endpoint composito più ampio che includeva anche la rivascolarizzazione arteriosa indotta da ischemia (4P-MACE). L’impiego di evolocumab ha, inoltre, ridotto il rischio di infarto del 36%.

Lo studio VESALIUS-CV ha arruolato oltre 12.000 pazienti con ASCVD nota o diabete ad alto rischio, senza storia di infarto miocardico o ictus, con C-LDL ≥ 90 mg/dL, o colesterolo non-HDL ≥ 120 mg/dL, o apolipoproteina B ≥ 80 mg/dL, e in trattamento con la massima dose tollerata di statine e/o ezetimibe.

Il valore mediano di C-LDL al basale era pari a 122 mg/dL (IQR 104-149 mg/dL), misurato con test di laboratorio locali.

I partecipanti sono stati randomizzati a ricevere evolocumab o placebo in aggiunta a una terapia ipolipemizzante ottimizzata e sono stati seguiti per una mediana di circa 4,6 anni.

Evolocumab è uno degli inibitori della PCSK9 più studiati, con evidenze cliniche e dati di real-world su diverse popolazioni e profili di rischio cardiovascolare.

I benefici clinici e la sicurezza di Evolocumab sono stati valutati per 15 anni in 51 studi clinici che hanno coinvolto oltre 57.000 pazienti.

Evolocumab è il primo anticorpo monoclonale anti-PCSK9 ad aver dimostrato una riduzione significativa degli eventi cardiovascolari sia in pazienti ad alto rischio senza pregresso evento cardiovascolare sia nella prevenzione secondaria.

È stato prescritto a oltre 8 milioni di pazienti nel mondo ed è approvato in 74 Paesi, inclusi Stati Uniti, Giappone, Canada e tutti i 28 Paesi dell’Unione Europea. Sono in corso richieste di autorizzazione in altri Paesi.

 

 

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