Gli articoli più letti di Gastronomika nel 2025 raccontano il mondo che cambia

Il 2025 di Gastronomika è stato un anno di sguardi lunghi e radicati nella terra. Gli articoli più letti parlano di agricoltura, clima, trasformazioni sociali, nuove abitudini alimentari. È come se il cibo fosse diventato ancora di più la lente attraverso cui osservare il mondo, un alfabeto comune per decifrare tensioni, paure, speranze.
In cima alla classifica troviamo le piante dimenticate che tornano protagoniste, come la portulaca, la piantaggine trasportata dalle scarpe degli inglesi e l’equiseto, un fossile paleozoico che vive tuttora nei nostri sottoboschi. Erbe umili, spontanee, che mettono in discussione il nostro rapporto con la biodiversità e con la conoscenza: segno che i lettori cercano un sapere primario, quasi archeologico, per orientarsi nel presente.
Accanto a queste letture, esplodono gli articoli che raccontano crisi strutturali delle filiere agricole: l’uva abbandonata in California dove è rimasta sulle piante e il paradosso del kiwi. Oppure le conseguenze del cambiamento climatico, come spiegato nell’articolo che analizza il delta del Mekong, non più in grado di reggere il peso del suo riso. Sono storie che mostrano un settore al limite, fragile, che non riesce a sostenere uno scenario globale sempre più complesso che ci interessa e ci preoccupa.
Spiccano poi le riflessioni sui dazi statunitensi, e quelle su ciò che succederà all’industria del vino italiano con i super dazi di Trump. Non solo un tema economico, ma la fotografia di quanto le politiche internazionali possano ridefinire la vita quotidiana dei produttori e dei consumatori.
Il vino è un altro grande protagonista del 2025: il successo dello Chenin Blanc che tutti vogliono bere, la crescita del no alcol analizzata in Perché stiamo togliendo l’alcol dal calice e dal drink e in Il no alcol ci conquisterà, fino alle alternative fermentate come il Kombwine, esplorate in Cos’è un Kombwine e perché può essere un’alternativa no-alcol sostenibile per i produttori di vino.
Molto letti anche gli articoli che mettono in evidenza i nuovi comportamenti alimentari, soprattutto negli Stati Uniti: Nei ristoranti americani le porzioni si sono ridotte ed è tornata la carne, Negli Stati Uniti c’è un nuovo aperitivo analcolico e italiano, Siamo in piena eat-at-home economy e il più crudo Negli Stati Uniti c’è un’emergenza alimentare.
A questi si affiancano le inchieste sul costo della vita quotidiana: Perché al bar non possiamo più pagare il cornetto 1,50 euro e L’insalata in busta non cresce nei campi. E ancora le analisi critiche come La favola di Report sul cibo è ancora una volta fuorviante, o l’indagine sui consumi in Perché non mangiamo più la frutta sfusa.
Chiude il quadro il mondo delle filiere alimentari: dalla lavorazione del pomodoro descritta in Dai campi al barattolo viaggio nel mondo delle conserve di pomodoro ai segnali urbani raccontati in Segni gastronomici di una città che cambia, fino agli allarmi ambientali come Cosa sono i PFAS e perché non è una buona notizia che siano stati reintrodotti.
Insieme, questi articoli compongono un’unica storia: quella di un pubblico curioso, attento, che non si accontenta della superficie. Un pubblico che nel cibo vede un prisma per osservare il mondo. Ogni clic non è solo un gesto digitale, ma una domanda: dove stiamo andando? E come possiamo, attraverso ciò che mangiamo, tentare di capirlo un po’ meglio?
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