Il lato oscuro della Groenlandia che nessuno racconta

Gen 11, 2026 - 06:00
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Il lato oscuro della Groenlandia che nessuno racconta

Il nome di Niviaq Korneliussen viene sempre accostato all’aggettivo “imprevedibile”: una scrittrice imprevedibile, con un bestseller imprevedibile, e protagonista di una storia imprevedibile nella Groenlandia dei nostri giorni. Il libro di Korneliussen, Una notte a Nuuk, racconta la storia di cinque giovani groenlandesi che fanno i conti con la propria identità sessuale ed è stato nominato a diversi premi. Il New Yorker ha anche pubblicato un articolo su Korneliussen, che ha saputo catturare l’attenzione del pubblico descrivendo una Groenlandia che la maggior parte delle persone non ha mai neanche immaginato. Gli esperti di letteratura danese hanno faticato a capirne il successo. C’è chi ha detto: “Questi giovani non hanno mai visto una foca. Se non cotta, a casa del nonno”. Altri si sono concentrati sulla sua identità di giovane scrittrice queer: “A volte mi dimentico che la modernità ha influenzato anche la Groenlandia”. Gli scrittori sono in grado di uccidere gli stereotipi per creare una nuova iconografia, e la Groenlandia ha senz’altro bisogno di una chiave di lettura alternativa, proposta in prima persona dai groenlandesi. Da più di un punto di vista, è stato lo scrittore danese Peter Høeg ad aprire la strada a Korneliussen. Il senso di Smilla per la neve, uscito nel 1993, proponeva una protagonista groenlandese che si sentiva divisa tra scienza e tradizione, oltre che tra due genitori a disagio nell’inospitale società danese. Questi due romanzi, separati da una generazione, ci fanno capire quanto oggi sia difficile essere groenlandesi.

Un’ulteriore difficoltà è rappresentata dal cambiamento climatico, molto più rapido di quello sociale. Nel 2019, i ricercatori hanno cominciato a documentare un fenomeno noto come climate grief, angoscia da cambiamento climatico. La Groenlandia è in prima linea su questo fronte, e le vite delle persone ne risentono. La celebre foto del musher inuit che con la sua slitta trainata dai cani affonda nella fanghiglia è emblematica di quanto gli scienziati ripetono da decenni, e riesce – come le nuove ricerche – a evocare quanto i cambiamenti stiano sconvolgendo la psiche delle persone. Per meri motivi economici, è stata praticata l’eutanasia su molti cani da slitta. La società groenlandese è in subbuglio. Le statistiche sono sconfortanti. In Groenlandia il tasso di abusi sessuali sui minori è particolarmente alto e la percentuale dei suicidi è tra le peggiori del mondo. Uno studio recente ha riscontrato che due terzi degli adulti hanno passato l’infanzia con persone con problemi di alcolismo, e che hanno subito violenza, abusi sessuali o entrambe le cose. In Groenlandia la gente sta male. Circa il 60% dei groenlandesi fuma; col cambiamento di dieta da pesce e mammiferi marini al cibo importato ricco di zucchero e grassi, l’obesità è diventata un problema sociale. Gli abitanti fanno sempre meno attività fisica. L’aspettativa di vita è di circa 70,7 anni, circa dieci anni in meno rispetto agli altri Paesi nordici.

I giovani hanno poche opportunità e spesso emigrano, lasciando senza sostegno una popolazione sempre più anziana. Solo una piccola percentuale di groenlandesi vive ancora di sussistenza andando a caccia o a pesca. Circa un terzo della popolazione vive a Nuuk; la maggior parte abita invece in piccoli insediamenti di massimo cinquemila persone, soprattutto sulla costa occidentale che guarda verso il Canada. Il tasso di natalità è del 2% circa, insufficiente nel lungo termine a sostituire la popolazione attuale.

Ma le statistiche descrivono solo quel che è facile misurare. Non ci raccontano una cultura vibrante che si sta riappropriando della sua lingua, o un popolo che ha un grandissimo rispetto per la democrazia rappresentativa, le piattaforme politiche e le elezioni. I danesi, mantenendo storicamente chiusa la società dell’isola, hanno rimandato l’incontro dei groenlandesi col mondo esterno, ma il mondo sta bussando alla porta. Il sussidio annuale danese di 500 milioni di dollari costituisce metà delle entrate dell’isola, ma l’interazione con gli stranieri sta portando nuove idee per il suo sviluppo economico. La maggior parte delle esportazioni riguardano la pesca, ma alcuni groenlandesi vorrebbero dar vita a un’industria del turismo simile a quella islandese: negli ultimi anni, la Groenlandia è stata visitata da un numero di persone pari a due volte quello dei suoi abitanti. A Nuuk e Ilulissat stanno costruendo nuovi aeroporti in grado di accogliere jet più grandi.

La Groenlandia ha molto da offrire a chi cerca la bellezza della natura. A Ilulissat e Nuuk è possibile trovare bed and breakfast ed eleganti hotel a quattro stelle. I ristoranti di lusso propongono piatti preparati con ingredienti locali. Le piccole fattorie producono ortaggi e altre verdure da serra. Molti visitatori arrivano in cerca di luoghi mai visti, op pure sono “turisti dell’ultima spiaggia”, che vogliono vedere l’Artico prima che si sciolga. Col cambiamento climatico, il paesaggio diventa ancora più ricco: la Groenlandia meridionale offre ormai scenari alpini, tra fiori di campo, pascoli per le pecore e catene montuose.

Per il turismo è però un problema la mancanza di voli diretti dal Nord America. La maggior parte dei turisti arriva con le navi da crociera e pertanto resta ben poco, non spendendo poi molto nell’isola. C’è anche il problema della carenza di personale. Perfino per l’ecoturismo sono necessarie le infrastrutture e la Groenlandia avrebbe bisogno di un po’ più di tutto. Un limite insormontabile è che per quanto la Groenlandia possa diventare meno fredda, niente eliminerà la quasi totale oscurità dei mesi da novembre a febbraio.

Tratto da “La legge del Nord. La conquista dell’Artico e il nuovo ordine mondiale” di Mary Thompson-Jones, Luiss University Press, pp. 304, 22 euro

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