Giorgia Meloni domina la scena politica senza dire dove vuole portare il Paese

Gen 11, 2026 - 06:00
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Giorgia Meloni domina la scena politica senza dire dove vuole portare il Paese

Una vera notizia non c’è. C’è il consueto innervosimento, le solite vaghe promesse, la sperimentata abilità dialettica. Insomma, quella di ieri è stata la classica conferenza stampa di Giorgia Meloni: alla fine non resta niente di concreto. Però va detto: non è solo colpa sua. Diciamo che le due ore di melonismo che una volta l’anno vengono sciorinate nell’Auletta dei Gruppi parlamentari sono un po’ lo specchio della politica italiana.

Zero idee sul futuro, galleggiamento sull’economia, supercazzole sulla politica estera, nessuna indicazione politica sulle riforme. Sforzandosi di tenere un tono basso, la presidente del Consiglio ha sbroccato un paio di volte, guarda caso, con Fanpage e Domani, due testate non amiche. Il resto dei giornalisti, con pochissime eccezioni, ha dato l’idea – diciamo così – di non voler stuzzicare la presidente del Consiglio. Niente graffi, qualche inchino.

Forse va proprio ripensato il format di questa conferenza stampa di inizio anno. Meno giornalisti, magari con qualche direttore, possibilità di replica, meno salamelecchi e più grinta. Naturalmente Giorgia ha sguazzato nel lago delle chiacchiere come lei sa fare. Una politica di professione, ma lo si sa da anni.

Però il rendiconto dell’anno passato è stato molto scarno e le idee in cantiere pure. Il tutto condito da tanti «faremo», «ci stiamo lavorando», «lo abbiamo ben presente». Si è capito che lei si sente politicamente molto forte e ne ha ben donde, non essendoci nella maggioranza turbolenze che non possano essere governate, dalle punture di Salvini alle ansie della famiglia Berlusconi.

Le opposizioni evidentemente per lei non esistono e, guardandole, non è che abbia tutti i torti. Tanto che è pronta a varare la legge elettorale con i soliti voti della maggioranza. Sergio Mattarella? Non è certo amore, ma tutto sommato il rapporto funziona.

Le parti sociali non sono un problema, infatti alcune, tipo la Cisl, stanno con lei. Ha fatto surf sulle onde della politica internazionale, anche perché nessuno le ha rappresentato Donald Trump come un pericolo per l’equilibrio mondiale: «Quando non sono d’accordo con lui glielo dico». Come se fosse un problema personale e non invece «la» questione che sta mettendo il pianeta in una condizione inedita. Poi s’inventa un estemporaneo «Bisogna parlare con la Russia».

Certo, un po’ è la parte che deve recitare. Sente di avere un grande futuro davanti a sé, ovviamente non dice che pensa al Colle rifugiandosi dietro una battuta sciocchina («Vorrei essere pagata per lavorare con Fiorello») né ad elezioni anticipate, ma sembra non avere paura di nulla. Un po’, forse, è anche il leggero delirio di onnipotenza di una donna che, a sorpresa, si trova con il Paese in mano, anche se non sa bene cosa farne.

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