Il tribunale di Roma ordina l'ingresso in Italia di una famiglia palestinese
AGI - Il Tribunale di Roma ha disposto con un provvedimento d'urgenza che il Ministero degli Esteri e il consolato italiano di Tel Aviv debbano rilasciare cinque visti d'ingresso in Italia a una famiglia palestinese, genitori e tre figli, che vuole lasciare la Striscia di Gaza.
La giudice Silvia Albano ha accolto il 5 febbraio il ricorso dei cittadini gazawi contro il Ministero degli Esteri, al quale viene addebitato un ritardo nell'eseguire il decreto del 25 novembre 2025 con cui si "ordinava di emanare tutti gli atti necessari a consentire l'immediato ingresso in Italia dei ricorrenti" e, in particolare, nel Comasco, dove un'associazione che si occupa di disabili si è resa disponibile ad assumere la madre in qualità di fisioterapista e ad accogliere anche il marito e i figli in un alloggio gratuito.
La posizione del Ministero e il diritto al visto
Il Ministero, si legge nel provvedimento visionato dall'AGI, aveva sostenuto in udienza che non "esiste un diritto soggettivo al rilascio del visto, ma solo la possibilità dell'attivazione totalmente discrezionale dell'autorità amministrativa, come nel caso dei corridoi umanitari o simili" e si era opposto alla concessione del via libera all'ingresso. Questa posizione mirava a sottolineare la natura eccezionale e non dovuta dell'autorizzazione all'ingresso per motivi umanitari.
Pericolo di vita e trattamenti inumani a Gaza
Per la giudice, invece, la situazione è chiara: "non vi è dubbio che i ricorrenti permanendo nella Striscia di Gaza siano esposti a pericolo di vita o a trattamenti inumani e degradanti". Viene evidenziato come, per sottrarsi a tale situazione, la famiglia non possa nemmeno rifugiarsi nei paesi vicini, essendo impedita da Israele l'evacuazione dei civili. La decisione del Tribunale si basa quindi sulla necessità di tutelare i diritti fondamentali della famiglia.
Impossibilità di lavorare e obbligo scolastico negato
Inoltre, viene sottolineato che la madre non può più svolgere il suo lavoro in Medici senza Frontiere per via della situazione a Gaza, caratterizzata da una pesante "carestia", e che i bambini non riescono ad adempiere all'obbligo scolastico. Questi elementi rafforzano la motivazione del provvedimento d'urgenza, evidenziando il grave deterioramento delle condizioni di vita e il mancato accesso ai servizi essenziali.
L'azione legale contro il ritardo amministrativo
"Abbiamo notificato da giorni l'ordinanza del 5 febbraio a Ministero e consolato senza ricevere risposta. Valutiamo anche la denuncia per omissioni in atti d'ufficio perché la pubblica amministrazione non può rifiutarsi di ottemperare a un ordine del giudice" commenta l'avvocata Nazzarena Zorzella che assiste la famiglia palestinese assieme ai legali Dario Belluccio e Mariacesarea Angiuli. L'obiettivo è garantire l'immediata esecuzione del provvedimento che autorizza i visti umanitari.
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