Intelligenza artificiale nella PA: amministrazioni pronte a governare il cambiamento?
lentepubblica.it
L’intelligenza artificiale sta entrando sempre più spesso nel dibattito pubblico italiano, ma una domanda resta aperta: le amministrazioni sono davvero pronte a governarne l’impatto o rischiano di subirlo?
Non si tratta più di un’ipotesi futura, ma di una trasformazione già in corso che coinvolge processi decisionali, organizzativi e comunicativi degli enti pubblici.
In una fase storica segnata dalla spinta alla digitalizzazione e dagli investimenti legati al PNRR, l’AI rappresenta una delle leve più potenti – e al tempo stesso più complesse – per l’innovazione della PA. La questione centrale non è più se adottarla, ma come farlo in modo consapevole, strategico e sostenibile.
L’adozione dell’AI nella PA: tra sperimentazioni e ritardi strutturali
Il quadro che emerge dalle esperienze sul campo è fortemente disomogeneo. Alcune amministrazioni hanno avviato sperimentazioni sull’uso dell’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati, la comunicazione istituzionale o l’automazione dei flussi di lavoro. Molte altre, soprattutto a livello locale, faticano invece a orientarsi in un ambito percepito come tecnico, opaco e distante dalle competenze interne.
Uno degli equivoci più diffusi è quello di associare l’innovazione alla semplice adozione di strumenti digitali. Integrare l’AI nella Pubblica Amministrazione non significa “installare un software”, ma ripensare processi, ruoli, linguaggi e responsabilità. Senza questo passaggio, il rischio è quello di interventi frammentati e poco efficaci.
Se correttamente governata, l’intelligenza artificiale può diventare un supporto alla decisione pubblica, alla pianificazione e al miglioramento dei servizi. In assenza di una visione chiara, però, può trasformarsi in un fattore di disorientamento organizzativo.
In questo contesto, il ruolo di uno sportello dedicato diventa essenziale per trasformare la complessità in un percorso guidato e accessibile.
Competenze e formazione: il capitale umano come fattore critico
Il tema delle competenze resta centrale. A partire dal 2025, la Direttiva sulla formazione del Ministro per la Pubblica Amministrazione ha introdotto l’obbligo di 40 ore annue di aggiornamento per i dipendenti pubblici, con particolare attenzione a soft skills, leadership e transizione digitale.
Si tratta di un segnale importante, ma non sufficiente se non accompagnato da un cambiamento culturale più profondo. La formazione sull’intelligenza artificiale non può essere solo tecnica: deve includere capacità critiche, comprensione dei limiti degli algoritmi e consapevolezza degli impatti organizzativi e sociali.
In questo senso, l’AI diventa un vero banco di prova per la maturità digitale della Pubblica Amministrazione, chiamata a rafforzare il proprio capitale umano prima ancora di investire in nuove tecnologie.
Etica, regolazione e governance: dalla norma alle pratiche locali
L’entrata in vigore dell’AI Act europeo ha aumentato l’attenzione sull’uso responsabile dell’intelligenza artificiale, soprattutto nei contesti pubblici. Le amministrazioni sono chiamate a garantire che i sistemi adottati siano trasparenti, non discriminatori e rispettosi dei diritti fondamentali.
La sfida non è solo normativa, ma organizzativa. Serve una governance capace di definire ruoli, responsabilità e criteri di valutazione dell’impatto delle tecnologie. In quest’ottica, l’AI non va intesa come strumento di automazione cieca, ma come supporto cognitivo alle decisioni pubbliche.
L’attenzione si sposta così dal “cosa usare” al “come e perché usarlo”, con un coinvolgimento diretto dei territori e delle comunità.
Dati, decisioni e visione anticipatoria
Secondo molti esperti di innovazione nella PA, tra cui Gianni Dominici di Forum PA, la trasformazione digitale non può limitarsi alla gestione dei dati. È necessario sviluppare una governance anticipatoria, capace di leggere i cambiamenti in atto e orientare le politiche pubbliche in modo proattivo.
L’intelligenza artificiale può contribuire a individuare trend, migliorare l’analisi dei bisogni e supportare la programmazione. Ma il valore non risiede nella tecnologia in sé, bensì nella capacità delle amministrazioni di interpretare le informazioni e tradurle in scelte coerenti.
Comunicazione istituzionale e AI: opportunità e responsabilità
Un ambito particolarmente delicato è quello della comunicazione pubblica. L’AI generativa può facilitare la produzione di contenuti, migliorare l’accessibilità delle informazioni e supportare i servizi di relazione con i cittadini.
Anche in questo caso, però, è fondamentale mantenere il controllo umano sui messaggi, preservando chiarezza, correttezza e coerenza con il linguaggio istituzionale. L’innovazione efficace è quella che rafforza la fiducia, non quella che la mette a rischio.
Accompagnare il cambiamento: competenze, supporto e modelli emergenti
Negli ultimi anni stanno emergendo modelli di supporto pensati per aiutare le amministrazioni pubbliche ad affrontare la complessità dell’intelligenza artificiale. Si tratta di iniziative che puntano meno sulla tecnologia in sé e più sull’accompagnamento organizzativo, formativo e culturale degli enti.
In questo panorama rientrano anche esperienze come Sportello AI, un servizio sviluppato dall’agenzia di comunicazione pugliese Vyon Solutions e rivolto a Comuni, scuole, enti culturali e professionisti che operano a contatto con la PA.
L’impostazione è orientata a facilitare la comprensione delle potenzialità e dei limiti dell’AI nei contesti pubblici, piuttosto che a promuovere soluzioni standardizzate.
L’attenzione è rivolta a temi come governance, etica, sperimentazione controllata e comunicazione istituzionale, con un approccio pensato anche per enti di piccole e medie dimensioni, spesso meno attrezzati ad affrontare autonomamente i processi di innovazione.
Dall’emergenza tecnologica a una strategia di lungo periodo
L’intelligenza artificiale rappresenta una delle sfide più rilevanti per la Pubblica Amministrazione contemporanea. Non è una moda passeggera, ma un cambiamento strutturale che richiede visione, competenze e capacità di governo.
Passare da una logica reattiva a una strategia proattiva significa dotarsi di modelli, servizi e strumenti in grado di valorizzare l’AI come leva per migliorare l’azione pubblica, senza perdere di vista persone, territori e valori istituzionali.
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