Intervista con Giorgia Trasselli, che porta a teatro Alda Merini e Margherita Hack: “Entrambe hanno affrontato le cose importanti della vita con quella leggerezza che le rende uniche”

Gen 16, 2026 - 07:30
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Intervista con Giorgia Trasselli, che porta a teatro Alda Merini e Margherita Hack: “Entrambe hanno affrontato le cose importanti della vita con quella leggerezza che le rende uniche”

“Sono grata alla vita per questi incontri, per il mio lavoro, per avere la possibilità, da interprete, di dare voce a queste donne meravigliose”. Una strepitosa Giorgia Trasselli porta sul palco due grandi protagoniste della storia italiana: Alda Merini e Margherita Hack.

L’attrice è in scena con “Margherita Hack – Una donna piena di cielo”, con la regia di Antonio Nobili, il 15 gennaio al Teatro Dehon di Bologna e il 16 gennaio al Teatro degli Atti di Rimini, che racconta non solo l’astrofisica che ha incarnato il coraggio della libertà di pensiero, difendendo con fermezza i valori della laicità, dei diritti civili, dell’uguaglianza, diventando un punto di riferimento per intere generazioni che hanno visto nella Signora delle stelle l’immagine di una scienza accessibile, capace di dialogare con tutti, ma anche la donna, i suoi entusiasmi, le battaglie civili, l’ironia pungente che l’ha resa popolare al di fuori degli ambienti accademici. 

In “Alda Merini – Una donna sospesa tra il dolore e la gioia”, sempre con la regia di Antonio Nobili, in scena il 30 gennaio al Teatro Michelangelo di Modena, vengono raccontati quattro giorni immaginari nel caotico appartamento della poetessa dei Navigli, tra poesia, vita quotidiana e momenti di grande intensità emotiva. Si affrontano inoltre tematiche attuali come l’integrazione sociale, la solidarietà, la questione femminile e lo stigma nei confronti dei disturbi psichiatrici. Una telefonata tra Alda Merini e un professore universitario dà inizio all’incontro con un giovane studente. I loro quattro giorni insieme porteranno entrambi ad un profondo cambiamento, rivelando il confine tra il dolore e la bellezza che solo i poeti riescono a raccontare.

credit foto Luca Brunetti

Giorgia, porta in scena due grandi donne quali Alda Merini e Margherita Hack, come è stata coinvolta in questi spettacoli con la regia di Antonio Nobili?

“La nascita dello spettacolo su Alda Merini è abbastanza singolare. Alcuni anni fa ero dalla parrucchiera e a un certo punto ho sentito squillare il telefono e una voce molto bella, profonda, di un giovane uomo mi ha detto: «Giorgia, ti ricordi di me? Ho bisogno di te!». Era il regista Antonio Nobili, che è stato un mio allievo da ragazzo quando veniva a casa mia per migliorare la sua pronuncia. In questa telefonata mi ha chiesto se fossi disponibile per una lettura su Alda Merini in quanto doveva sostituire un’attrice che si era ammalata. Doveva essere solo una replica invece ormai sono cinque anni che lavoriamo insieme (sorride). All’inizio il titolo era “Indagine su Alda Merini: non fu mai una donna addomesticabile”, adattamento dell’omonimo libro scritto da Margherita Caravello, poi l’anno scorso Antonio ha scritto un altro testo, «Una donna sospesa tra il dolore e la gioia», e in questo spettacolo,  immodestamente e in punta di piedi di fronte a un personaggio simile, interpreto Alda Merini, raccontando le quattro giornate che lei trascorre con un giovane studente di letteratura che va a casa sua per conto di un professore, amico della poetessa, per ottenere un’intervista. Antonio ama molto scrivere testi su donne importanti, tra loro c’è Margherita Hack, e dallo scorso anno infatti porto in scena anche questa grande scienziata. Sono grata alla vita per questi incontri, per il mio lavoro, per avere la possibilità, da interprete, di dare voce a queste donne meravigliose”.

Questi quattro giorni insieme porteranno ad un profondo cambiamento sia di Alda Merini sia dello studente …

“Tra loro nasce anche una storia d’amore. Qualcuno potrebbe sgranare gli occhi perchè lei è una donna adulta e lui uno studente, in realtà Antonio Nobili ha voluto mettere in risalto questo rapporto meraviglioso tra loro scatenato dalla poesia e da una personalità così poliedrica, forte, bella, tenera e allo stesso tempo così umana, che incanta i sensi anche di chi è molto più giovane. Ci sono momenti di lieve tensione erotica nello spettacolo, ma sempre molto elegante e pensata”.

Qual è la caratteristica di queste due grandissime donne che più l’ha affascinata?

“Alda Merini incarna sicuramente la passione, il sangue che circola, il dolore, la sofferenza atroce per essere stata mandata in manicomio, ma la cosa bella attraverso questo testo è pensare che è anche una donna straordinaria, che ha reagito al dolore e ha trasformato la sofferenza in vita. Questo mi ha aiutato ad avvicinarmi ancora di più a lei.

Margherita Hack è una scienziata che ha fatto tanto per il nostro Paese, è stata la prima direttrice in Italia di un osservatorio astronomico a Trieste. Apro una parentesi: mi piacerebbe molto portare questo spettacolo proprio a Trieste, una città meravigliosa che amo per tanti motivi. In Margherita Hack convivono l’impeto, la passione, la sensualità. Ha avuto una vita diversa rispetto alla Merini, è stata amata e ha amato per circa settanta anni suo marito Aldo, quest’uomo che ha conosciuto da piccola ai giardinetti, giocando a palla. E’ una donna che si è rivolta alla scienza senza la prosopopea o il distacco snobistico di alcuni, ma in maniera molto sana, vera, passionale”.

Attraverso le storie di Alda Merini e Margherita Hack in questi due spettacoli vengono affrontati dei temi attuali, dall’integrazione sociale alla solidarietà e al pregiudizio, dalla libertà di pensiero ai diritti civili …

“Sono due personalità importantissime. Alda Merini ha lottato contro tutti i pregiudizi, contro una morale becera, stantia, volgare, ha incarnato una libertà di pensiero, di azione, molto più pura rispetto a tanti altri. Ovviamente se una persona era brillante, aveva degli atteggiamenti non incasellati, non incanalati, veniva considerata pazza e fuori di sé. Gli stereotipi del resto nascono da una chiusura mentale, dall’oscurantismo in generale, dalla cecità di coloro che non riescono ad aprire il cuore, l’anima al cosiddetto diverso, a ciò che non è esattamente come vogliamo, come pensiamo, come siamo noi. Alda Merini ha lottato, è riuscita a trasformare la sofferenza nella vita, nel sorriso, questo secondo me è un gesto rivoluzionario. Grazie a Maurizio Costanzo e alla televisione, poi, è stata osannata giustamente come poeta, come letterata.

Per quanto riguarda Margherita Hack nello spettacolo c’è una battuta in cui pronuncio queste sue parole: “per una come me che è nata pochi mesi prima della marcia su Roma, la libertà era un concetto un po’ particolare, strano. Uno che nasce sotto una dittatura che ne sa che cos’è la libertà?”. Invece poi se ne rende conto vivendo la vita, aprendosi veramente al mondo, allargando gli orizzonti, la mente grazie alla sua famiglia e ai suoi genitori. Evidentemente aveva una luce dentro che le consentiva di guardare la società e le persone accanto a lei con un occhio diverso e quindi ribellarsi ai cliché, agli stereotipi, alle dittature, alle imposizioni”.

credit foto Luca Brunetti

Qual è l’eredità che secondo lei Alda Merini e Margherita Hack hanno lasciato alle nuove generazioni?

“Per quanto riguarda Alda Merini ha trasmesso l’importanza di non avere paura di dire quello che si pensa, con coraggio, audacia, passione, attraverso la poesia, la scrittura, il romanzo,

Margherita Hack ha insegnato ad avvicinarsi alla fisica, alla scienza, alla matematica, all’astrofisica, con mente libera e con passione, con allegria, con gioia, e che bisogna credere in se stessi e ragionare con la propria testa, senza lasciarsi trasportare dalle mode. Entrambe hanno affrontato le cose importanti della vita con quella leggerezza che le rende uniche e vicine all’altro”.

Oggi in effetti con questa tendenza all’omologazione dilagante è ancora più importante essere se stessi…

“Non è semplice, però sarebbe importante secondo me far passare questo messaggio ai giovani, cioè non omologarsi, non seguire la massa, le mode, i social, per sentirsi qualcuno o per essere al centro del mondo. Bisogna invece imparare a raccogliere le informazioni, gli insegnamenti più validi per ciascuno e metterli al vaglio delle proprie possibilità, delle scelte, e quindi ragionare sempre con il proprio cervello, che, come dice la Montalcini, è l’organo più meraviglioso e sorprendente che abbiamo”.

C’è una poesia in particolare di Alda Merini a cui è più legata?

“Ce ne sono tante, per esempio mi piacciono molto i versi “non darmi canti d’amore, non dirmi che io sono fredda, nè che porto ceste di oscuro silenzio sulle mie fragili spalle”, tratti dalla poesia “Dì, ti ricordi dei Sogni?””.

credit foto Luca Brunetti

In quali progetti sarà prossimamente impegnata?

“Innanzitutto devo portare avanti la scuola di teatro dove insegno. Inoltre ho girato a Trento il film Tanto tornano tutti, con la regia di Nicola Conversa. E’ stata un’esperienza molto bella, con un regista bravissimo sul set, che ho conosciuto in occasione di questo progetto e mi ha veramente conquistata. Infine sono nel cast di The Four Seasons, un prodotto americano che andrà in onda prossimamente su Netflix, diretto da Lang Fisher, una regista molto simpatica e preparata. Il mio personaggio è la mamma di Claude, interpretato da Marco Calvani, che è stato un figlio adorabile. Il caso ha voluto che anche questa serie venisse girata a Trento”.

Cosa si augura per il 2026?

“Innanzitutto mi auguro un po’ di pace, sia all’esterno che interiore. Mi piacerebbe poi interpretare un’investigatrice privata stile Miss Murple, ma il mio sogno è poter stringere la mano a Judi Dench e guardarla nei suoi occhi meravigliosi. Lei e Maggie Smith sono le mie attrici preferite”.

di Francesca Monti

credit foto Luca Brunetti

Si ringrazia Federica Guidozzi

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia