L’incanto, nella Bella addormentata di Nureyev
L’incanto è il presupposto per lasciarsi infatuare dal racconto fiabesco e narrativo della favola, nel convincente trasporto emotivo che la finzione si trasformi in realtà. La Bella addormentata nel Bosco di Petipa, fondendo la tradizione russa con quelle occidentali, pur basandosi sul repertorio del balletto classico, infonde drammaticità e tagli psicologici nella versione nuova di Rudolf Nureyev per la sua scrittura datata 1966, creata appositamente per il Teatro alla Scala, con se stesso nel ruolo del Principe Désiré e Carla Fracci, nella parte di Aurora.
Iconico e momento storico per il balletto, che ha donato spazio alla figura maschile in scena, solitamente relegata al compito di partner, accende i riflettori sulle difficoltà, i virtuosismi, dettagli nei port de bras e nelle batterie maschili, mettendo a dura prova le étoiles internazionali che si sono cimentate in questi ruoli. Nureyev “il tartaro volante”, esigente con se stesso allo sfinimento, pretendeva anche dagli altri eguale intensità e fatica, e si percepisce, nella sequenza di pirouettes, dei vorticosi chainés, giri bloccati e chiusi in quinta posizione senza uno spostamento di un batter ciglio, così come i tour en l’air, e le arabesque e attitude in perfetto equilibrio a chiosa di una serie di passi eseguiti in velocità simbiotica con la meravigliosa partitura di Cajikowskij.
credit foto Brescia e Amisano – Teatro alla Scala
In questo vortice inebriante che la musica respira e si fonde con il corpo, Nureyev compie la magia di fare parlare le note, oltre il vocabolario della comunicazione non verbale corporea e il linguaggio della pantomimica codificata presente nella tradizione del balletto classico di repertorio. Non da’ tregua e lascia spazio e pause, se non quelle necessarie introspettive del carattere di ogni personaggio in scena, per dare modo di respirare e recuperare agli interpreti. E la fiaba diventa reale, perché in quel modo diventa ed incarna il personaggio, non si recita, ma sei quel principe, quel gatto, quella dormiente che cavalca nel sonno la sua età evolutiva, e per farlo, tutto deve essere impreziosito, ricco di particolari, importante, come i costumi e le scene sontuose create fin dagli esordi della Prima rappresentazione assoluta, ideati da Franca Squarciapino ed Ezio Frigerio, e ripresi ancor oggi. L’allestimento del 1993 viene ripreso frequentemente e nel 1989, Rudolf rivisitò, per la Compagnia di balletto dell’Opera Garnier di Parigi, la sua versione, rendendola ancora più sontuosa, quasi ad evocare i lustri della corte della reggia di Versailles. Era nell’aria, e l’occasione non si è fatta attendere al Teatro alla Scala.
Il Principe Désiré, interpretato dal ballerino Navrin Turnbull, è stato nominato Primo ballerino davanti ad un pubblico generoso di applausi, che gli ha perdonato qualche flebile tentennìo nella rappresentazione pomeridiana domenicale, accanto a Camilla Cerulli, una deliziosa ballerina da carillon, per la sua minuta figura. Incastonati nella sontuosità dell’apparato scenico e punti luce, ove, solisti e Corpo di Ballo sincronico, guidati da Frédéric Olivieri, hanno formato un tutt’uno con la brillante orchestra diretta da Kevin Rhodes, gli interpreti messi a dura prova dalla complessità dell’esecuzione coreografica, hanno dovuto credere di esser-ci per cavalcare l’incanto della fiaba, una magia non sempre a fuoco, ma che ha acceso comunque la breccia nel cuore degli spettatori convenuti.
credit foto Brescia e Amisano – Teatro alla Scala
Curiosità. La sinossi del balletto scritto da Petipa narra e segue la fiaba di Perrault, raccontando il battesimo della principessa Aurora, la maledizione della fata Carabosse (morte a sedici anni, modificata in sonno profondo risvegliato da un bacio), la sua punizione, al sedicesimo compleanno con una puntura di fuso e il sonno che avvolge il castello per cento anni, fino al risveglio del bacio del Principe Désiré e le fastose nozze. Non tutti sanno che, nella tradizione popolare, il 7 gennaio, (epifanìa, festa religiosa, e Befana, pittoresca figura), è noto come il Giorno della Conocchia o rocca, strumento usato in coppia con il fuso per filare. In Europa fin dal medio Evo le donne filavano, ma che nel periodo delle dodici notti tra le festività natalizie fino al 6 gennaio, il lavoro si doveva interrompere, per una credenza legata alla magìa, pensando che potevano evocare le streghe. La conocchia, inoltre ricorda la forma di una bacchetta magica o lo stang, il bastone biforcuto rituale. Nel mito, la rocca suggerisce l’Albero del Mondo nel regno vegetale, considerato nelle culture pagane, l’incarnazione del potere creativo.
Teatro alla Scala
Coreografia e regia Rudolf Nureyev, supervisione Laurent Novis, musica Petr Il’ic Cajikowskij
la principessa Aurora/Camilla Cerulli, il principe Désiré/Navrin Turnbull
Re Forestano XXIV/Daniele Lucchetti, la regina Francesca Podini Catalabutte
maestro di cerimonie/Federico Fresi
la Fata dei Lillà/Chiara Fiandra, Carabosse la fata cattiva/Antonella Albano
sette Fate/Vittoria Valerio, Marta Gerani, Linda Giubelli, Gaia Andreanò, Giordana Granata, Martina Valentini, Maria Celeste Losa
i loro Cavalieri/Domenico di Cristo, Christian Fagetti, Frank Aduca, Alessandro Francesconi, Edoardo Caporaletti, Andrea Crescenzi, Darius Gramada
quattro Principi/Gabriele Corrado, Massimo Garon, Gioacchino Starace, Emanuele Cazzato amiche della Principessa/Gaia Andreanò, Caterina Bianchi, Benedetta Montefiore, Agnese di Clemente, Linda Giubelli, Chiara Ferrara, Asia Matteazzi, Martina Valentini
la Contessa/Chiara Borgia, il Duca/Massimo Garon
Passo a cinque/Maria Celeste Losa, Marco Agostino, Asia Matteazzi, Martina Valentini, Chiara Ferrara
il Gatto con gli Stivali/Andrea Crescenzi, la Gatta Bianca/Giordana Granata
l’Uccello Blu/Said Ramos Ponce, la Principessa Fiorina/Gaia Andreanò
Corpo di Ballo del Teatro alla Scala diretto da Frèdèric Olivieri
Orchestra del Teatro alla Scala, direttore Kevin Rhodes
Scene e costumi Franca Squarciapino, luci Andrea Giretti
di Emanuela Cassola Soldati
credit foto Brescia e Amisano – Teatro alla Scala
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