L’Iran in rivolta, Trump in azione, e una sinistra parecchio silenziosa

Come fosse un Lev Trotsky redivivo, Donald Trump fa appello al popolo a prendere il potere, a incitare alla rivolta – «Make Iran Great Again» – e a fare la parte che sa recitare meglio: il barricadero con i miliardi e i missili. Non è la prima volta che un reazionario a quarantotto carati prende a guidare il popolo, ma certo il boss di Washington sembra avere Dio dalla sua parte, cioè la Storia come forza. Si muove per il suo tornaconto personale, è ovvio, il petrolio e quant’altro si situi nella linea potere-soldi. Ma non si scappa: il crollo della teocrazia può avvenire se Trump deciderà di fare qualcosa di grosso, come ha preannunciato.
Nella Teheran che esplode di rabbia, di spari, di corpi dilaniati pare un compito improbo per il popolo fare da solo. La realtà è questa. Tutto il resto, il multilateralismo eccetera, è storia di ieri.
Bisogna dunque tifare Trump? Se non ci sono altre strade, meglio un ulteriore strappo al fantasma del multilateralismo che attendere che i morti di Teheran diventino un numero gigantesco, già si parla di oltre diecimila vittime del regime di Khamenei.
La sinistra questo non lo dice, non può e non vuole dirlo, auspicando che il problema lo risolvano gli iraniani. In teoria è corretto. Sarebbe giusto così. Come sarebbe opportuno che qualcuno facesse qualcosa a livello europeo per non lasciare tutto lo spazio alla Casa Bianca e al figuro che temporaneamente la occupa. Ma è chiaro che nel grande vuoto politico mondiale, il boss si muove alla grande: è un circolo vizioso che stritola la politica democratica.
Chissà che sta facendo il mitico Pse, o le famose Cancellerie. Le piazze stentano a riempirsi. Da noi dai e dai il Partito democratico si è svegliato. Anche grazie alla pressione di un pezzo di opinione pubblica, di alcuni giornali, di specifici settori politici – riformisti dem, Italia Viva, Azione, Liberaldemocratici, + Europa, Radicali (sabato mattina la loro Marcia), ieri il Partito democratico si è mosso annunciando la propria presenza alla manifestazione organizzata da Donna, vita, libertà che si terrà venerdì pomeriggio a Roma.
Probabilmente ci saranno anche gli altri del campo largo, anche se Giuseppe Conte non appare esattamente in prima fila in questa battaglia di libertà.
L’altra cosa importante è la risoluzione bipartisan a sostegno della mobilitazione popolare in Iran a cui hanno lavorato il dem Alessandro Alfieri e la forzista Stefania Craxi. Una volta tanto, una convergenza parlamentare su una cosa seria. Gocce nel mare. Tutto è in mano alla battaglia degli iraniani. E all’uomo di Washington.
L'articolo L’Iran in rivolta, Trump in azione, e una sinistra parecchio silenziosa proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




