Nel 2026 Schlein e il Pd si giocano tutto (e Meloni festeggia)

Gen 1, 2026 - 06:30
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Nel 2026 Schlein e il Pd si giocano tutto (e Meloni festeggia)

A spasso con Elly Schlein, tre anni dopo. Già, sembra ieri quel «non ci hanno visto arrivare», era il 26 febbraio 2023: tre anni, per quel partito abbastanza isterico, è quasi un record, più di Enrico Letta, di Nicola Zingaretti (vabbè, qui si vince facile) ma anche di Walter Veltroni, di Dario Franceschini, a poca distanza da Pier Luigi Bersani e non lontano da Matteo Renzi. Elly Schlein batterà tutti, per durata, perché nessuno ha in mente di sostituirla, una condizione che i suoi predecessori non hanno avuto.

Il 2026 per lei sarà l’anno in cui incarnare, anche fisicamente, l’alternativa a Giorgia Meloni. Donna contro donna. Uno come Franceschini, di professione kingmaker, è fissato con questo schema. “Queenmaker”, dunque, il vecchio Dario. Il quale, se Elly perderà le elezioni, sarà il primo a mollarla. Come del resto gli altri politici di professione, gli uomini di Montepulciano, gli Andrea Orlando, i Roberto Speranza, i Peppe Provenzano, i Nicola Zingaretti. Che la sostengono lealmente, ma senza un afflato particolare. È un appoggio vero ma tiepido, se non freddo, espresso allargando le braccia, questo è quello che passa il convento e che Dio ce la mandi buona. Se va male, ci s’inventerà qualcos’altro. La Schlein-machine verrà rottamata senza sconti, questo gruppo dirigente chiuso nelle torri di guardia – “All Along the Watchtower”, Bob Dylan – appollaiato nelle istituzioni, sconosciuto al popolo.

Verranno sul proscenio, a quel punto, gli amministratori: attenzione al presidente dell’Emilia-Romagna Michele de Pascale, nonché ovviamente a Roberto Gualtieri che per competenza se li magna tutti. I professionisti puntarono tre anni fa sull’effetto novità contro i cascami veri o presunti del renzismo all’ombra del riformismo terragno di Stefano Bonaccini, cui gli iscritti consegnarono lo scettro strappatogli poi ai gazebo, ove si preferì il nuovo che avanza. Oggi non capiscono ancora che strano oggetto sia, Elly, un po’ la solita Alice nel paese delle meraviglie un po’ una politicista dal lento incedere doroteo. Non lo dicono ma sentono che quella freschezza va appassendo. Che la spinta propulsiva di Schlein si va esaurendo.

Ci sono questi maledetti sondaggi che segnalano sempre che nel serbatoio non c’è tanta benzina. Si disegna l’incubo della seconda sconfitta contro la leader post-missina sbucata all’improvviso dalle macerie berlusconiane. Tre anni non sono pochi, oggi. Il nuovo è spietato: quando cessa di essere tale si tramuta presto in noia. E senza colpi d’ala ci si addormenta senza accorgersene. Così che la segretaria del Partito democratico appare come l’ennesimo tentativo, un amore che poteva essere e non è stato. L’investimento non si tramuta in passione.

Il 2026 sarà lungo. Schlein ha un carattere forte, non è una che si deprime. Però ha da temere se stessa, la paura di osare, la pigrizia burocratica, l’impaccio creativo e persino comunicativo (queste interviste sempre uguali…), la miopia di confondere la popolarità con il consenso. Eppure, per come stanno le cose, è sulle spalle di Elly Schlein che cade tutta intera la responsabilità di sostituire la destra al governo del Paese, ridimensionando al contempo il populismo trasformistico che alligna nel campo largo. Nell’anno che arriva si gioca tutto. Sì, a spasso con Elly è l’incerto destino che tocca alla sinistra italiana.

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Redazione Redazione Eventi e News