Nota semiseria di un allibito juventino sulla comunicazione Maga del calcio italiano

Quanto fatto da Barella e Bastoni in campo e da Chivu nel post partita di Inter-Juve lo hanno visto tutti in mondovisione ed è inutile spenderci altre parole. Le immagini hanno fatto il giro del mondo sui media sportivi, diventando immediatamente simbolo globale di comportamento antisportivo: un bello spot, insomma, per il calcio italiano. Si è tornati quindi a parlare di Inter a livello globale, a distanza dalla mitologica débâcle sportiva di pochi mesi fa: la prima squadra a perdere una finale di Champions League con cinque gol di scarto. Allora era stato un brusco risveglio per la tifoseria interista, che passava il tempo a cantare in trance collettiva il celebre coro «co-come mai la Champions tu non la vinci mai» durante le partite con la Juventus.
Qui però ci interessa piuttosto capire se il tifo e la militanza interista possano essere assimilati al pensiero bipopulista corrente. Sentendo Chivu, ad esempio, uno non può che pensare all’era della post-verità, non solo per il contenuto delle sue parole ma anche per come tale contenuto, grottesco e irreale, abbia rapidamente trovato consenso tra i supporter interisti. Non importa che non ci fosse traccia di verità in quelle parole: i tifosi infatti aspettavano qualcosa, qualsiasi cosa, per giustificare Bastoni e autoassolvere quindi loro stessi, e a quel qualcosa ci ha pensato Chivu. C’è il tocco di Kalulu e lui era già ammonito: è sostanzialmente colpa sua, perché se sei ammonito le mani le tieni a posto. Tutto quello che si è visto in mondovisione non esiste, ecco la soluzione! La colpa è di Kalulu che non tiene le mani a posto!
A me tutto questo ha ricordato il meccanismo comunicativo (solo comunicativo, eh) della Casa Bianca nel giustificare l’omicidio per mano degli squadristi Ice di una mamma americana per le strade di Minneapolis. Anche allora c’era un video disponibile a tutti che faceva vedere una cosa chiara e incontrovertibile, seguito da una spiegazione slegata dalla realtà che provava a giustificare quell’accadimento. La spiegazione trumpiana ha funzionato sulla base del movimento Maga molto più della realtà a disposizione di tutti. Allo stesso modo, le parole di Chivu sono state un balsamo per gli interisti rispetto alla verità oggettiva dei fatti visti in mondovisione. Ripeto: ovviamente non sto mettendo sullo stesso piano una partita di calcio e i fatti gravissimi di cui sopra, ma noto la relazione tra fatti oggettivi e la loro spiegazione nell’epoca della post-verità.
Gli interisti tengono più di tutto a una sorta di “superiorità morale” che si sono intestati loro stessi da tempo e che va costantemente alimentata, proprio come i populisti grillini, per far valere orgogliosamente la loro diversità. Loro, cioè, non sbagliano mai e non fanno mai qualcosa di male: sono sempre gli altri il problema. Il problema è il Nemico. Loro non perdono quasi mai perché gli avversari sono più forti o giocano meglio; loro perdono per colpa dell’arbitro che sbaglia solo e sempre a favore del Nemico, e cioè la Juventus (si può sostituire a piacere con Soros, i banchieri, le élite, l’Europa, la Bce…). La Juventus è il Nemico ed è il male del mondo che il tifoso interista usa per definire se stesso. E la Juventus ruba sempre le partite, non le vince mai perché gioca bene come l’Inter.
Il tifo interista è una specie di delirio collettivo che si esprime al meglio dal vivo a San Siro, un po’ come succede ai raduni populisti di Pontida o del vaffaday. Un rito che serve a rafforzare il proprio credo e a confermare i propri miti.
Il pubblico interista è sempre sull’orlo di una crisi di nervi già dai primi minuti di ogni partita a San Siro, ma se giocano Inter-Juve anche da prima. Sin dai primi minuti ci sono boati pazzeschi per un fallo non fischiato a centrocampo o una rimessa laterale invertita, e i giocatori dell’Inter agiscono di conseguenza, allargando platealmente le braccia, accerchiando l’arbitro a ogni decisione complessa, chiedendo (irregolarmente) le ammonizioni per gli avversari a ogni occasione. Una partita dell’Inter a San Siro è una specie di realtà aumentata dove i gesti e le reazioni sono sempre amplificati e teatrali. I giocatori sanno che i tifosi sono lì ad aspettare l’errore arbitrale per poter gridare al mondo che c’è il Nemico, il loro Nemico!
In questo contesto, il popolo interista è pronto a giustificare ogni nefandezza dei propri beniamini quando giocano contro il Nemico, perché comunque c’è un male più grande da combattere. Da Peppino Prisco a Ignazio La Russa, senza soluzione di continuità. Se non è populismo questo…
Due giorni dopo la partita, ha parlato Giuseppe Marotta, il presidente dell’Inter. Il designatore arbitrale Gianluca Rocchi aveva già riconosciuto gli errori arbitrali e si era assunto le responsabilità della classe arbitrale per quanto accaduto, chiedendo sommessamente che anche altre parti in gioco facessero altrettanto, riconoscendo le proprie colpe.
D’altronde l’arbitro era stato portato all’errore da un comportamento antisportivo (l’ammonizione ingiusta sarebbe poi stata seguita da scene di esultanza degne di un gol in finale di Champions League). E quindi tutti i non interisti si aspettavano un Marotta che, con tono distensivo, riconoscesse il comportamento antisportivo dei propri tesserati e chiudesse con un po’ di buonsenso e bonarietà la vicenda.
Ma il buonsenso non si addice al tifoso populista, non si possono riconoscere semplicemente i propri errori prendendosi le proprie responsabilità. Bisogna usare il fantomatico «sì ma…» tanto caro per fare un altro esempio, solo di strategia comunicativa, ai militanti ProPal. Hamas ha trucidato dei bambini in Israele? «Sì, ma Israele…». Mai ammettere le proprie colpe senza ricordare al mondo che quelle dei Nemici sono sempre più grandi.
Attenzione anche qui: non sto mettendo sullo stesso piano i fatti serissimi e complicati del conflitto tra Israele e Palestina con una stupida partita di calcio, ma i soli meccanismi comunicativi entrati nel dibattito pubblico.
Per cui Marotta ha sì ammesso che Bastoni ha sbagliato, ma anche che Cuadrado aveva simulato su Perisic nel 2020-21 in un Inter-Juve e si era preso un rigore decisivo che avrebbe qualificato la Juventus alla Champions League, portando nelle casse del club di Torino 60-70 milioni grazie a una simulazione!
A parte che quella partita la Juventus la giocava in dieci dal 55esimo per una doppia ammonizione inesistente a Bentancur, è difficile trovare un nesso logico tra il rigore accordato a Cuadrado cinque anni fa e quanto fatto da Bastoni sabato sera. Ma anche pensare che nell’arco di 38 partite ci sia un solo episodio decisivo (un episodio arbitrale, naturalmente!) a determinare una qualificazione in Champions League pare davvero incredibile.
Ma Marotta è il presidente dell’Inter e parla al suo popolo, per cui deve aggiungere che Bastoni ha sbagliato e l’arbitro ha commesso un errore, «sì, ma» l’Inter l’anno scorso ha perso uno scudetto per un episodio arbitrale in Inter-Roma (presunto rigore su Bisseck nel finale, immaginiamo. Nella stessa partita mancherebbe anche un secondo cartellino a Lautaro Martinez nel primo tempo, ma pazienza). Quindi in 38 partite l’episodio per cui l’Inter ha perso lo scudetto della scorsa stagione è stato un singolo errore arbitrale in una singola partita. Incredibile ma vero. Non c’è nessun’altra spiegazione possibile per Marotta che sa come parlare al suo popolo.
A parere di chi scrive, nessuno sano di mente ha mai messo in dubbio il primato attuale dell’Inter e la forza complessiva della squadra. Nessuno ha mai detto o scritto che il campionato è stato falsato dall’episodio di Bastoni, come invece è stato purtroppo fatto in passato per le vittorie sacrosante di altre squadre (il Nemico). Si è semplicemente detto che un’evidente doppia frode sportiva (due simulazioni plateali) ha pesantemente influito sulla partita singola in questione e che l’esultanza smodata di Bastoni per aver ingannato l’arbitro è sembrata perlomeno discutibile e fuori luogo.
Riconoscere queste cose senza tirare in ballo il Nemico si è rivelato impossibile per i populisti di fede interista. Per cui, oltre a uno dei peggiori spettacoli antisportivi degli ultimi anni, ci siamo dovuti sorbire anche le parole illogiche e i pensieri in stile Maga e ProPal di Chivu e Marotta, volti a consolidare il fortino populista interista. Sono tempi difficili e lo sapevamo.
Il calcio non poteva rimanere un’eccezione. Purtroppo.
Però ci sono stati per fortuna anche momenti esilaranti con Marotta, quando ha parlato di «gogna mediatica» per Bastoni. Chi non ha pensato a Iuliano-Ronaldo? Anni e anni di ricorrenze, l’intervista di rito a Gigi Simoni a scadenza annuale, i casi simili cercati nei campionati stranieri, il replay di quell’azione prima di ogni Juventus-Inter sul sito del principale quotidiano sportivo italiano. Oppure pensiamo al destino di Orsato, per anni uno dei migliori arbitri al mondo, che non ha più potuto arbitrare l’Inter dopo una mancata ammonizione a Pjanic nel 2018, per motivi di sicurezza personale e a tutela della sua famiglia.
La gogna mediatica, pensa te.
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