Tra arte, scienza e formazione, il Planet Art Camp ha fatto tappa a Como
L’ultimo appuntamento della IV edizione di Planet Art Camp ha fatto incontrare gli studenti del Liceo Classico e Scientifico Alessandro Volta di Como con esperti dell’Università Bicocca e dell’Università di Brescia. Si è parlato di come ognuno, anche nella scelta del percorso professionale, possa dare il proprio contributo alla tutela dell’ambiente
Mentre si avvicina la scadenza del 27 febbraio per candidare la propria opera al Planet Art Camp, la redazione di GreenPlanner è andata a trovare nuovi studenti. Questa volta, l’incontro tra giovanissimi e ricercatori è avvenuto al Liceo Classico e Scientifico Alessandro Volta di Como, una scuola ricca di storia, fondata nel 1773.
Sono stati protagonisti della lezione – rivolta a classi del terzo e del quinto anno – Giovanni Vezzoli e Chiara Ferré del Disat, Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra dell’Università degli Studi Milano Bicocca, e Roberta Pedrazzani, docente di chimica ambientale ed ecologia applicata dell’Università di Brescia.
Lavorare pensando all’ambiente
“Ci troviamo nel tempo della sesta estinzione di massa – ha ricordato in apertura M.Cristina Ceresa, direttore responsabile di GreenPlanner e moderatrice dell’evento – ed è quindi giusto che tutte le professioni, dallo scienziato al giornalista, prestino attenzione alla natura e alle sue esigenze. Un tempo si pensava che dovessero essere gli ambientalisti a preoccuparsi della salute degli ecosistemi: oggi non è più così. Tutti noi dovremmo farlo“.
Ceresa ha quindi invitato gli studenti a partecipare al contest di Planet Art Camp proponendo un progetto di land art, lasciando poi che gli ospiti presentassero le loro aree di azione e di ricerca.
Vezzoli ha parlato soprattutto del progetto di rinaturazione del Po, finanziato grazie ai fondi del Pnrr, a cui sta prendendo parte: “l’idea è quella di ridare spazio al bacino del fiume – ha spiegato – e riportare naturalezza lungo tutto il corso del Po. Ormai infatti abbiamo capito che l’intensa urbanizzazione dei corsi d’acqua porta inevitabilmente a dei problemi sul medio-lungo periodo. Non possiamo più pensare al fiume come a un canale compreso tra due argini: si tratta di un ecosistema vivo e in movimento“.
La parola è poi passata a Roberta Pedrazzani, che porta avanti ricerche sugli inquinanti emergenti, ossia tutte quelle sostanze che, anche a bassissime concentrazioni, a causa dell’accumulo nel cibo e nel corpo umano o della continua esposizione possono indurre effetti tossici.
Negli ultimi tempi, si sta concentrando sul ruolo degli ormoni estrogeni, che non sono mai stati monitorati in maniera estesa. Chiara Ferrè ha spiegato invece l’importanza degli studi sul suolo, che oggi riguardano anche gli spazi verdi urbani e la loro capacità di assorbimento delle acque.
Ferrè ha trasmesso agli studenti del Liceo Volta il concetto di desealing, una pratica di rigenerazione urbana che consiste nel rimuovere asfalto e cemento per restituire al terreno la sua permeabilità. In questo modo, si riduce il rischio di allagamenti all’interno delle città.
Passione e multidisciplinarietà creano i lavori del futuro
A partire da questi spunti, i ricercatori hanno iniziato a riflettere, insieme agli studenti, sul tema centrale di Planet Art Camp: la formazione, nell’ambito delle discipline Stem, ma non solo.
Partendo dalle esperienze personali dei tre scienziati, si è ragionato, tra le altre cose, di come un percorso professionale possa nascere da una passione o da un’esperienza vissuta: “da piccola amavo nuotare nel lago – ha detto Pedrazzani, che ha vissuto a Como e ha frequentato proprio il Liceo Volta – ma mi ricordo che alcuni fiumi, come il Cosia, si riempivano spesso schiume e coloranti. Queste cose mi hanno fatto male, mi hanno segnata. Oggi studio proprio le sostanze inquinanti con cui l’uomo avvelena gli ecosistemi“.
Pedrazzani ha anche spiegato in cosa consiste il lavoro dell’ingegnere ambientale. Questa figura – che Pedrazzani si occupa di formare all’Università di Brescia – coordina gruppi di ricerca che comprendono per esempio geologi e biologi, usando sempre un approccio multidisciplinare.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Ferrè. La ricercatrice ha infatti ha fatto notare come nel suo lavoro sia necessario confrontarsi di continuo con altre professionalità, che inevitabilmente avranno uno sguardo differente sull’ambiente naturale: “Come Disat, collaboriamo con i paesaggisti, con gli agronomi e con agricoltori – ha raccontato agli studenti – visto che, se parliamo di suolo, parliamo di cibo. Interagiamo in particolare con chi è esperto in agricoltura di precisione e prova quindi ad agire sui propri terreni in maniera sito-specifica“.
Secondo Vezzoli, “in Italia, per chi si occupa di suolo e acqua, purtroppo non manca veramente niente, visto che nel nostro territorio si registrano frequentemente fenomeni naturali importanti, che possono impattare sulla vita delle persone in maniera diretta.
Chi esce dai corsi del Disat può quindi trovare spazio in molti ambiti differenti: si può lavorare negli enti di ricerca, nelle pubbliche amministrazioni o per aziende private, per esempio per creare delle carte del rischio idrogeologico“.
In chiusura, gli esperti hanno risposto alle domande degli studenti. I ragazzi hanno sottolineato quanto scambi di questo tipo siano importanti e orientativi e hanno chiesto agli scienziati e alla redazione di GreenPlanner consigli pratici per iniziare a fare fin da subito la differenza.
L'articolo Tra arte, scienza e formazione, il Planet Art Camp ha fatto tappa a Como è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.
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