Oltre duemila persone sono state uccise nella repressione delle proteste in Iran

Gen 15, 2026 - 02:00
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Oltre duemila persone sono state uccise nella repressione delle proteste in Iran

Secondo un funzionario iraniano citato da Reuters, dall’inizio delle proteste sarebbero state uccise circa duemila persone in Iran. La stessa cifra è stata indicata dall’organizzazione statunitense Human Rights Activists News Agency, che attribuisce oltre il novanta per cento delle vittime ai manifestanti e riferisce di più di 16.000 arresti. Teheran sostiene invece che una parte significativa dei morti appartenga alle forze di sicurezza e accusa «gruppi armati e terroristi», sostenuti dall’estero, di aver alimentato la violenza.

In diversi interventi pubblici e post sui social media, Donald Trump ha invitato i manifestanti a non fermarsi, a conservare i nomi dei responsabili delle violenze e ha avvertito che i leader iraniani «pagheranno un prezzo molto alto». Il presidente degli Stati Uniti ha promesso che un aiuto arriverà presto, senza rivelare però cosa farà. Washington ha inoltre annunciato nuovi dazi del 25 per cento contro qualsiasi paese che continui a commerciare con l’Iran e ha invitato i cittadini statunitensi a lasciare il paese.

Le proteste sono iniziate alla fine di dicembre in seguito al crollo del rial e al rapido aumento del costo della vita, ma si sono trasformate in breve tempo in una mobilitazione nazionale contro l’establishment clericale. Le manifestazioni si sono estese a centinaia di città in tutte le province del paese e rappresentano una delle sfide più serie al potere della Repubblica islamica negli ultimi anni. Le autorità hanno risposto con una repressione violenta, accompagnata da un blackout quasi totale di internet che rende difficile verificare in modo indipendente quanto sta accadendo sul terreno.

Le autorità iraniane stanno preparando funerali di Stato per i membri delle forze di sicurezza uccisi durante gli scontri e ribadiscono di essere disposte ad ascoltare le rivendicazioni economiche, ma non le richieste di rovesciamento del sistema. Non sono emersi segnali pubblici di fratture tra l’élite militare e di sicurezza, un elemento che in passato è stato decisivo nei cambi di regime. 

Il regime iraniano ha accusato ufficial­mente il presidente degli Stati Uniti Donald Trump di incoraggiare la destabilizzazione con una lettera inviata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dall’ambasciatore iraniano all’Onu Amir Saeid Iravani.

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Redazione Redazione Eventi e News