Perché Xi Jinping ha rimosso il generale più potente dell’esercito cinese

Gen 26, 2026 - 14:30
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Perché Xi Jinping ha rimosso il generale più potente dell’esercito cinese

Il ministero della Difesa cinese ha annunciato l’apertura di un’indagine contro Zhang Youxia, il generale più potente delle forze armate, e contro Liu Zhenli, capo di stato maggiore. È il passaggio più drastico finora nella campagna con cui il presidente Xi Jinping sta rimuovendo l’intera leadership militare. Zhang, 75 anni, era il vicepresidente più anziano della Commissione militare centrale, l’organo che controlla l’esercito e che Xi presiede personalmente. Per anni era stato considerato il suo alleato più stretto nell’esericto. Aveva un peso politico superiore a quello di qualunque altro generale, grazie all’anzianità, all’esperienza di combattimento e a una rete di relazioni costruita in decenni di carriera.

Il comunicato ufficiale parla di «gravi violazioni della disciplina e della legge», una formula ricorrente nel linguaggio del Partito comunista cinese. Non sono stati forniti dettagli e non è stato chiarito se le accuse riguardino corruzione, violazioni politiche o altro. In casi simili, però, l’apertura di un’indagine è quasi sempre seguita dalla rimozione dagli incarichi e dall’espulsione dal Partito.

Secondo indiscrezioni riportate dal Washington Post, Zhang sarebbe sospettato anche di aver gestito una propria rete di influenza all’interno delle forze armate e di aver commesso gravi violazioni legate alla sicurezza. La stampa militare ufficiale cinese insiste invece sul fatto che Zhang e Liu avrebbero messo in discussione il principio secondo cui il presidente del Partito esercita il controllo assoluto sull’esercito.

Liu Zhenli, 61 anni, guidava il Dipartimento di stato maggiore congiunto, che sovrintende alle operazioni militari, all’intelligence e all’addestramento. Era uno dei pochi ufficiali rimasti con esperienza diretta di combattimento ed era considerato vicino a Zhang anche sul piano personale. Con la sua uscita di scena, la catena di comando perde un’altra figura chiave.

Dopo queste indagini, la Commissione militare centrale risulta di fatto paralizzata. Dei suoi membri in uniforme, resta attivo solo Zhang Shengmin, responsabile della disciplina interna. È una situazione senza precedenti da decenni e mostra quanto sia profonda la crisi ai vertici dell’esercito.

Dal 2012 Xi Jinping ha fatto della riforma delle forze armate una delle sue priorità politiche. Ha avviato una lunga campagna contro la corruzione e ha imposto una riorganizzazione radicale dell’apparato militare, con l’obiettivo di renderlo più moderno e più pronto a operazioni complesse. A partire dal 2023 le indagini si sono concentrate sulla Forza missilistica, che gestisce l’arsenale nucleare, e poi su altri settori sensibili come lo sviluppo degli armamenti. Nonostante anni di purghe, le inchieste non si sono fermate. Anzi, hanno continuato a risalire la gerarchia, colpendo anche ufficiali nominati direttamente da Xi. Questo ha rafforzato l’idea che il problema non sia limitato a singoli casi, ma riguardi il funzionamento stesso dell’apparato militare.

La rimozione di Zhang ha anche un forte significato politico. Era uno dei cosiddetti “figli dei rivoluzionari”, appartenente a una generazione considerata tradizionalmente protetta. Aveva mantenuto il suo incarico oltre i limiti di età in vigore in passato ed era entrato nel Politburo, il massimo organo decisionale del Partito. Il suo allontanamento segnala che nessuna posizione è al sicuro e che Xi non intende tollerare centri di potere autonomi, nemmeno tra figure ritenute fedelissime.

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