Tassa etica sulla pornografia: ecco perché ora colpisce anche influencer e creator
lentepubblica.it
Il mondo dei digital creator e delle piattaforme di contenuti per adulti è finito sotto la lente d’ingrandimento del Fisco italiano, rivelando una “trappola” fiscale che in molti avevano sottovalutato.
La questione nasce a Lodi, dove il 16 gennaio 2026 il Comando Provinciale della Guardia di Finanza ha concluso un’importante indagine su due note influencer, che ha portato alla luce un giro d’affari “in nero” per oltre 250.000 euro, ma la vera notizia risiede nella contestazione formale della cd. tassa etica, ossia un’addizionale che rischia di ridurre drasticamente i margini di guadagno di chiunque produca materiale esplicito senza una corretta pianificazione fiscale.
La tassa etica: le indagini di Lodi
La genesi della tassa etica risale alla Legge Finanziaria 2006, specificamente all’art. 1, comma 466 della legge n. 266/2005 ed è stata successivamente disciplinata dal D.P.C.M del 13 marzo 2009. Per anni essa è stata applicata soltanto ai grandi distributori di materiale pornografico cartaceo o televisivo, ma oggi, con la diffusione del web e soprattutto di piattaforme come Only Fans, la norma va a colpire direttamente i lavoratori autonomi e le ditte individuali operanti sul web.
Il chiarimento definitivo è giunto con la risposta n. 285 dell’Agenzia delle Entrate, pubblicata il 4 novembre 2025, la quale ha stabilito che il regime forfettario non protegge dalla tassa etica. Anche se l’imposta sostitutiva del forfettario assorbe l’Irpef e le addizionali regionali o comunali, essa non esclude i tributi addizionali specifici come quello previsto per le attività a contenuto sensibile.
Le attività colpite: pornografia, violenza e credulità popolare
L’ambito di applicazione di questa imposta è estremamente vasto e tocca settori che spaziano dall’erotismo digitale alla manipolazione psicologica.
La legge individua tre grandi categorie di operatori obbligati al versamento:
- i produttori e distributori di materiale pornografico;
- chi realizza contenuti che incitano alla violenza;
- coloro che sfruttano le trasmissioni volte a sollecitare la credulità popolare.
Sul fronte della pornografia, nel perimetro dell’imposta sono incluse tutte le opere multimediali, audiovisive o informatiche che contengano immagini o scene di atti sessuali espliciti e non simulati tra adulti consenzienti. Questo significa che ogni creator che pubblica contenuti “hot” a pagamento è tenuto all’apertura della Partita Iva e al rispetto integrale della disciplina etica.
Il sopracitato D.P.C.M. del 2009 chiarisce che la tassa colpisce anche il “business dell’occulto”. Rientrano nel prelievo tutte le trasmissioni telefoniche o televisive e i servizi a pagamento che suscitano la credulità popolare e siano resi da maghi, cartomanti, indovini, medium e taumaturghi. Il legislatore ha voluto colpire con un’aliquota maggiorata tutte quelle prestazioni che, facendo riferimento a credenze astrologiche, magiche o divinatorie, prevedono un trasferimento di denaro dal pubblico verso soggetti che promettono interventi sovrannaturali o previsioni sul futuro.
Calcolo e adempimenti: l’aliquota del 25% sul reddito imponibile
Guardando ai numeri, la tassa etica si configura come un’addizionale con un’aliquota pari al 25% che si applica sul reddito imponibile derivante dalle attività sopra citate. La modalità di versamento ricalca quella delle imposte sui redditi ordinari, seguendo la scansione dei saldi e degli acconti. I contribuenti devono dunque procedere al pagamento entro le scadenze del 30 giugno e del 30 novembre di ogni anno, utilizzando il modello F24.
Per identificare correttamente il tributo, l’Agenzia delle Entrate ha istituito codici specifici:
- il codice 4003 per l’acconto della prima rata;
- il codice 4004 per l’acconto della seconda rata o per il versamento in un’unica soluzione;
- il codice 4005 per il saldo finale.
Nel caso degli influencer e dei creator, l’omessa dichiarazione dei redditi non comporta solo il recupero delle imposte base, ma l’applicazione automatica di questa maggiorazione del 25%, rendendo il costo di un’eventuale regolarizzazione successiva estremamente oneroso.
Oltre il tributo: il paradosso etico dello Stato e il monito per le nuove generazioni
L’applicazione di questa norma solleva diversi interrogativi sulla natura del rapporto tra lo Stato e i suoi cittadini. Da un lato, emerge una sorta di “moralismo redditizio”, poiché lo Stato definisce questo prelievo fiscale come etico, esprimendo un giudizio di valore negativo su settori come la pornografia o l’astrologia. Tuttavia, anziché contrastarne la diffusione con divieti diretti, sceglie di diventarne il principale beneficiario economico. Con un’aliquota così elevata, l’erario si trasforma in un “socio occulto”, incassando una quota dei profitti mediante l’imposta.
Infine, è lecito pensare che operazioni come quella di Lodi non siano meri atti di controllo, ma abbiano un preciso valore strategico. Colpire i nomi più noti tra i digital creator manda un segnale importante a tutte le nuove generazioni e sta a significare che la stagione dei “guadagni facili” tramite le piattaforme digitali sta per concludersi.
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