Trump sta incrinando l’alleanza con la Colombia senza un interesse strategico reale

«Plata o plomo». Così Elon Musk ha deciso di rispondere al lungo tweet di accusa contro l’operazione degli Stati Uniti in Venezuela del presidente colombiano Gustavo Petro. Lo scontro tra il proprietario di X e il capo di Stato latinoamericano è solo l’ultimo esempio di una battaglia mediatica che riflette il complicato rapporto diplomatico tra Stati Uniti e Colombia dell’ultimo anno. Nonostante la Colombia sia sempre stata considerata un alleato storico degli americani, da quando alla Casa Bianca è tornato Donald Trump, il legame con il Paese andino è andato deteriorandosi.
Proprio ora che gli Stati Uniti stanno giustificando la cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro con l’accusa di traffico di droga e di armi, la citazione di Musk spaventa Bogotà. Nelle ore successive all’operazione militare in Venezuela, alla domanda dei giornalisti sull’intenzione di voler replicare un simile intervento in Colombia, Trump ha risposto: «Mi sembra una buona idea».
Il timore che Trump compia con quello che dice si è fatto più tangibile dopo l’attacco del 3 gennaio. Ma la situazione sul territorio colombiano è profondamente diversa da quella del Venezuela. Alla guida dello Stato sudamericano c’è un presidente democraticamente eletto e le cui denunce di concorso al narcotraffico sono infondate. Trump ha spesso insistito nelle accuse contro Petro di essere un «drug dealer». Ha dichiarato che la Colombia è guidata da «un uomo malato che ama produrre cocaina e venderla agli Stati Uniti». A fine ottobre, il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti aveva inserito il nome di Gustavo Petro nella cosiddetta “lista Clinton”, un registro che raccoglie persone e organizzazioni legate narcotraffico, al crimine organizzato e ai gruppi terroristici. A chi rientra nella lista Clinton è vietata qualsiasi attività commerciale o finanziaria con soggetti o imprese statunitensi.
L’annuncio era arrivato dopo che già a settembre il segretario di Stato americano Marco Rubio aveva ordinato la revoca del visto a Petro, espellendolo di fatto dal Paese. Petro aveva partecipato a una manifestazione pro-Palestina a New York, organizzata dopo l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, durante la quale aveva incitato i soldati americani a disobbedire agli ordini di Trump.
È dall’ultima inaugurazione del presidente Trump alla Casa Bianca che i rapporti diplomatici fra Stati Uniti e Colombia hanno iniziato a logorarsi. Il 2025 è stato l’anno in cui l’America ha difatti perso quella che l’ex presidente Joe Biden definiva la “pietra angolare” della politica estera statunitense in America Latina. A compromettere la storica alleanza è sicuramente stata la distanza ideologica che c’è tra Petro e Trump, due figure agli antipodi dello spettro politico. Petro è infatti un ex guerrigliero e il primo presidente di sinistra nella storia della politica colombiana.
Lo scorso gennaio i leader dei due Paesi si sono scontrati a colpi di tweet e comunicazioni social, in seguito al trattamento che gli Stati Uniti avevano riservato ad alcuni migranti colombiani, espulsi dal Paese e costretti a rimpatriare su due aerei militari, ammanettati. L’indignazione di Petro si è tradotta nel rifiuto di far atterrare gli aerei. Il presidente colombiano chiedeva che fossero usati aerei civili, ma Trump ha risposto con la minaccia di dazi al cinquanta per cento. Nonostante la crisi si sia risolta in poche ore, l’episodio preannunciava la traiettoria che il rapporto tra i due capi di Stato avrebbe preso.
La situazione è peggiorata a settembre, quando il presidente Trump ha schierato più del dieci per cento della forza militare navale a largo delle coste venezuelane e nelle acque del Pacifico, vicino alla Colombia. Negli attacchi lanciati dalla marina americana – giustificati sempre dalla lotta al narcotraffico – sono morte almeno centodieci persone, tra cui anche un marinaio colombiano. Non è chiaro se la vittima fosse davvero un trafficante di droga, ma le accuse di Petro all’amministrazione Trump sono comunque state nette. Per Petro, il presidente americano doveva essere processato per crimini di guerra. Trump ha risposto togliendo la certificazione alla Colombia di partner nella lotta al narcotraffico e annunciando la sospensione di tutti gli aiuti economici.
Sul suo profilo X, il presidente Petro continua a rigettare le accuse di collaborazione con i narcotrafficanti, con concitate comunicazioni a sostegno del suo programma politico “Paz Total”. I tentativi di Petro di farsi sentire a Washington non rispondono solo alle minacce del presidente americano, ma si inseriscono anche nella campagna elettorale del Paese che voterà tra maggio e giugno di questo anno. L’opposizione all’operazione militare in Venezuela può essere utile al governo di minoranza di Petro per recuperare sostegno interno, in un contesto di forte polarizzazione politica e in un Paese in cui il centro difficilmente riesce a emergere.
L’ostilità americana degli ultimi mesi nei confronti della Colombia si scontra con il tradizionale rapporto di cooperazione che i due Paesi hanno costruito nei decenni passati: il sostegno alla lotta al narcotraffico negli anni Novanta, il cosiddetto “Plan Colombia” di Bill Clinton del 2000, fino ad arrivare alla partecipazione diretta degli Usa nei negoziati di pace tra Farc (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) e governo colombiano, durante l’amministrazione di Barack Obama. Il coinvolgimento americano sul territorio colombiano è tuttora massiccio. Si tratta del Paese con la più grande presenza militare statunitense in America Latina, impegnata a contrastare i gruppi guerriglieri che ormai controllano vaste aree del Paese. Pensare di attaccare la Colombia replicando il bombardamento in Venezuela, significherebbe aprire uno scenario di forte instabilità politica e sociale, vista la frammentazione interna del Paese.
Il logoramento dei rapporti tra Stati Uniti e Colombia è anche dettato da una evidente ostilità personale e in quest’ultimo anno di politiche trumpiane è diventato evidente come la strategia statunitense segua sempre più gli umori del presidente americano. Tuttavia, il 7 gennaio, il presidente Trump ha annunciato sui social che la Casa Bianca sta organizzando un incontro tra i due leader, in data ancora da definirsi, dopo una telefonata con il suo omologo colombiano. Fonti di Reuters hanno detto che il dialogo è stato «cordiale» e «rispettoso».
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