Attraversare le tenebre restando pellegrini di speranza

Gen 7, 2026 - 05:30
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Attraversare le tenebre restando pellegrini di speranza
Agenzia Fotogramma

«Irrompe nei giorni sereni, nelle notti di festa, la tragedia che rovina la vita e ferisce famiglie intere. Oggi in particolare ci sentiamo coinvolti nella tragedia di Crans Montana e partecipiamo al loro strazio. Una tragedia incomprensibile, ingiustificabile e irrimediabile. Sì, bisogna attraversare le tenebre, attraversare l’enigma sconcertante».

Non manca un pensiero carico di dolore nell’omelia che l’Arcivescovo rivolge ai tanti fedeli riuniti in Duomo per il Pontificale dell’Epifania. A concelebrare il rito i Canonici del Capitolo metropolitano della Cattedrale, in un pontificale la cui solennità viene sottolineata dai canti eseguiti dalla Cappella musicale del Duomo, tra cui gli iniziali 12 Kyrie ambrosiani.   

Dopo la proclamazione delle Letture – a conclusione del Vangelo viene resa nota, come tradizione,  la data della Pasqua 2026 che sarà il 5 aprile prossimo -, il vescovo Mario parla delle tenebre e di coloro che, invece, come i magi hanno visto la stella e camminano nella luce.  

Le tenebre che sono dentro di noi

«Bisogna entrare nella casa del tiranno. Non si può immaginare di percorrere la terra senza essere costretti ad attraversare la casa del malvagio, del potere pervertito in oppressione, della forza strumentalizzata per diventare ingiusta e scandalosa violenza. Non si possono trascorrere i giorni sulla terra senza incontrare il tenebroso, quell’uomo, quella donna, che compiono le opere delle tenebre. Il tenebroso, quello che compie il male e sfugge alla giustizia, quello che opprime il debole e se ne vanta, quello che tradisce l’amico, quello che si approfitta dell’ingenuo».

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Una tenebra che è anche dentro di noi: «Quella zona d’ombra, quel lato oscuro dove abitano i pensieri cattivi, le passioni inconfessabili, le cattiverie che sembrano desiderabili per sfogare risentimento, desiderio di vendetta, insensata ostilità. Riconosciamo che persino dentro di noi ha messo radici un seme di malvagità», prosegue monsignor Delpini.

Eppure, anche se «chi attraversa le tenebre può cedere alla tentazione di disperare, di pensare che la stella sia smarrita per sempre, che non ci sia luce amica per dare risposta alle domande decisive dell’animo umano», occorre rimanere pellegrini di speranza. Il riferimento è, ovviamente, all’anno santo che si chiude con la chiusura dell’ultima Porta santa in San Pietro. 

«Papa Leone conclude oggi il Giubileo intitolato alla speranza che non delude. Abbiamo vissuto un anno come pellegrini di speranza, gente in cammino verso la promessa. Molti, forse troppi, non se ne sono accorti e continuano a credere che siamo definitivamente condannati alle tenebre. I discepoli di Gesù hanno riascoltato la promessa e hanno raccolto indizi, forse una parola, forse un’emozione, forse un’esperienza di pellegrinaggio, forse una incomprensibile gioia. Hanno raccolto indizi e si rimettono in cammino come pellegrini di speranza».

Camminare nella luce

Così camminano quelli che hanno visto la stella, duemila anni fa come oggi. «Camminano come uomini e donne abitati dalla invincibile speranza: tutte le obiezioni della sapienza e della stupidità umana non bastano a convincerli a fermarsi, a ritornare nella disperazione. Hanno visto la stella, hanno ascoltato la voce. Camminano come uomini e donne che hanno fiducia in se stessi perché hanno sperimentato la meraviglia di essere chiamati: tutti gli errori e tutte le loro miserie non bastano a scoraggiarli. Sono stati chiamati, hanno qualche cosa da offrire. Camminano come uomini e donne che sperimentano la grandissima gioia dell’incontro con il Bambino adorabile.  Camminano come uomini e donne che hanno la responsabilità di essere un segno di speranza anche per gli altri: l’asprezza delle contrapposizioni tra i popoli, la ottusità dei pregiudizi, la complessità delle differenze non bastano a convincere a costruire muri e a difendere confini».

Al termine dell’omelia, l’Arcivescovo ne offre una breve sintesi in spagnolo e in inglese per i molti turisti presenti in Cattedrale, così come all’inizio della Messa, sempre in italiano e nelle altre due lingue, aveva dato il suo benvenuto: «Qui nessuno è straniero, siamo tutti chiamati a essere figli di Dio: benvenuti in questa sua casa». 

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Redazione Eventi e News Redazione Eventi e News in Italia