L’attacco informatico che ha spianato la strada alla Delta Force nell’operazione contro Maduro

Gen 7, 2026 - 08:30
 0
L’attacco informatico che ha spianato la strada alla Delta Force nell’operazione contro Maduro

«Era buio, le luci di Caracas erano in gran parte spente a causa di una certa competenza che abbiamo, era buio, ed era letale». Con queste parole, il presidente Donald Trump ha lasciato intendere che gli Stati Uniti potrebbero aver utilizzato attacchi informatici per togliere l’energia elettrica nella capitale venezuelana nel corso dell’operazione che ha portato alla cattura del presidente Nicolás Maduro da parte della Delta Force. Se fosse vero, rappresenterebbe uno degli usi più pubblici della potenza cyber statunitense contro un altro Paese negli ultimi tempi, ha evidenziato il giornale americano Politico.

Il generale Dan Caine, capo dello stato maggiore congiunto degli Stati Uniti, ha dichiarato nella stessa conferenza stampa in cui il presidente ha lasciato intendere un intervento cyber che U.S. Cyber Command,  U.S. Space Command e i comandi operativi «hanno iniziato a stratificare diversi effetti» per «creare un percorso» per le forze statunitensi che sono entrate nel Paese all’inizio di sabato. Caine non ha fornito dettagli su cosa consistessero esattamente questi «effetti». NetBlocks , gruppo di monitoraggio Internet, ha segnalato una perdita di connettività a Caracas durante i blackout elettrici di sabato mattina. Alp Toker, fondatore di NetBlocks, ha comunicato che, se gli attacchi informatici hanno avuto un ruolo in queste interruzioni, «sono stati mirati e non hanno interessato l’intera rete».

L’uso del cyber non è l’unica spiegazione possibile per il blackout di Caracas. Gli Stati Uniti avrebbero potuto ricorrere ad altri due strumenti, oltre agli attacchi informatici mirati alla rete elettrica: la cosiddetta blackout bomb a grafite, sviluppata negli anni Ottanta e già impiegata a Baghdad nel 1991 per interrompere temporaneamente l’elettricità; o operazioni di guerra elettronica per sovraccaricare e neutralizzare le difese aeree venezuelane, rendendo più sicuro l’ingresso delle forze convenzionali.

Da parte dell’amministrazione Trump, però, il cosiddetto quinto dominio, quello cyber, oggi «viene presentato apertamente come parte integrante di un’operazione militare», nota l’avvocato Stefano Mele, partner dello studio Gianni & Origoni. «Ormai è considerato uno strumento ordinario di preparazione e accompagnamento della forza, pienamente integrato con spazio, intelligence e componente cinetica. In questo senso, infatti, sempre di più agisce come agevolatore degli attacchi cinetici e amplificatore dei loro effetti, contribuendo a creare le condizioni operative favorevoli sul terreno, a ridurre la capacità di reazione dell’avversario e a moltiplicare l’impatto dell’azione militare convenzionale».

Non si tratta di qualcosa di nuovo, però. «Dinamiche simili le abbiamo già osservate, per esempio, nelle fasi iniziali della guerra in Ucraina, dove operazioni cyber e spaziali hanno accompagnato e facilitato le offensive militari», ricorda Mele. Prima di un bombardamento a tappeto, cioè di un attacco convenzionale, le forze russe interrompevano i sistemi informatici che gestiscono le chiamate di emergenza sul territorio con un attacco cyber per amplificare gli effetti di quello, successivo, cinetico. Un approccio, va detto, che tende a perdere centralità o impatto strategico man mano che si consolida una guerra convenzionale, anche a causa di deterrenti internazionali e del fatto che gli effetti tattici del cyber non sostituiscono quelli delle operazioni fisiche in conflitti prolungati.

«Quello che emerge oggi, quindi, è un modello di operazioni multi-dominio sempre più maturo, in cui diversi livelli tecnologici lavorano insieme per creare vantaggi operativi», spiega l’avvocato.

Nel caso del raid su Caracas, è la comunicazione pubblica dell’operazione ad avere un nuovo «valore strategico», commenta lo stesso Mele. «Infatti, rendere visibile il ruolo del cyber significa trasmettere capacità, deterrenza e integrazione tecnologica, inviando un messaggio che va ben oltre il singolo teatro operativo e parla a tutti gli attori coinvolti nella competizione geopolitica globale», conclude.

L'articolo L’attacco informatico che ha spianato la strada alla Delta Force nell’operazione contro Maduro proviene da Linkiesta.it.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Furioso Furioso 0
Triste Triste 0
Wow Wow 0
Redazione Redazione Eventi e News