Cercasi disperatamente Elly Schlein

Febbraio 14, 2026 - 21:30
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Cercasi disperatamente Elly Schlein

Mi domando che cosa faccia nella vita Elly Schlein, della quale so che qualche anno fa ha occupato il Pd, il principale e più radicato partito italiano, fino a diventarne la segretaria contro la volontà degli iscritti e a rivoltarlo coerentemente come un calzino.

Non mi pare che la vedremo alla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, dove pure ci saranno esponenti del suo partito (ma non della sua parte) come Lia Quartapelle tra i tanti ad ascoltare e interloquire con i leader politici di mezzo mondo sulla questione più importante del nostro tempo.

Non mi pare che il 24 febbraio Schlein abbia in programma di andare in Ucraina, sia pure in ritardo di quattro anni, in occasione del quarto anniversario dell’invasione russa, come le chiede da un anno Carlo Calenda e le imporrebbe una dose minima di decoro politico, per esprimere solidarietà fisica ai partigiani del XXI secolo che resistono al nuovo fascismo e al solito imperialismo di Mosca.

Non mi pare sia andata a Milano all’inaugurazione delle Olimpiadi, assieme al Capo dello Stato, alla Presidente del Consiglio e al Sindaco del suo partito, a celebrare il successo organizzativo, economico e di immagine dell’unica città che il Pd può vantare di aver contribuito a far diventare un modello internazionale dove tutti – giovani in cerca di speranze e milionari affermati, artisti, startupper e designer – vogliono andare a vivere perché, piaccia o no, Milano è la nostra land of opportunity, l’unico posto dove poter realizzare il sogno italiano.

Schlein avrà certamente avuto altro da fare, anche se non mi pare di averla vista né davanti le fabbriche Stellantis né davanti ai forni spenti dell’Ilva né in altri posti rilevanti per l’economia e la società del nostro paese.

Mi risulta che Schlein stia girando l’Italia per fare campagna contro il referendum sulla giustizia, per dire No a una riforma che fino a qualche anno fa era nel programma di governo del partito che ha occupato e rivoltato eccetera.

Schlein continua a gestire il partito di governo per antonomasia del nostro paese come un’assemblea studentesca che ultimamente si fa notare, oltre che per ripudiare quasi tutte le riforme Pd degli anni precedenti, per la produzione di post social imbarazzanti e sconvenienti, come l’arruolamento coatto degli olimpionici per il No al referendum, il colpo di genio di dare di fascista a chiunque voterà Sì al referendum, e lo slogan «meglio maiali che sionisti».

Schlein e i suoi passano il tempo a produrre post incredibili e poi a cancellarli, mentre l’Europa è sotto attacco, l’America ci ha abbandonato, il mondo è in involuzione, e i predatori digitali tramano per incenerirci il cervello.

Schlein fa anche dei buoni discorsi autoreferenziali, come quello dell’11 febbraio a un’iniziativa di Nicola Zingaretti, dove sembrava avere chiaro il quadro del disordine mondiale e le esigenze di un’Europa forte, ma poi le azioni politiche non seguono le parole dette ai compagni di partito, anzi se ne distanziano.

Schlein non va a Monaco perché al dunque non giudica l’attacco all’Europa una questione identitaria e, per questo, è contraria ai tentativi di organizzare una difesa dell’Unione, come ormai dicono apertamente alcuni esponenti del Pd stanchi di difendere la linea ipocrita del sì alla difesa comune e no alla difesa dei paesi europei, ma anche quella del sì alla difesa dell’Ucraina ma no all’invio delle armi che servono all’Ucraina per difendersi davvero. Una parlamentare europea, Elisabetta Gualmini, se ne è già andata, e potrebbe non essere l’unica.

Schlein non va in Ucraina, al contrario dei leader socialisti di tutta Europa, per lo stesso motivo: il problema non merita più di un discorso ogni tanto. E non va a celebrare la Milano olimpica, la roccaforte del suo partito, anzi prova a smontare in tutti i modi quel modello, proprio perché non ci crede, non lo sente suo, e così in città dà spazio a dei ragazzini radical chic che giocano a fare la rivoluzione e che in mancanza di aiuti esterni finiranno per consegnare alla destra la città al centro dell’attenzione internazionale grazie alle politiche del Pd prima dell’occupazione Schlein.

Anziché affrontare i temi più rilevanti del nostro tempo con campagne di sensibilizzazione e di mobilitazione intorno a proposte politiche coerenti, Schlein organizza “campagne di ascolto”, come se il partito fosse una radio privata, e rinuncia a fare politica.

Schlein preferisce restare nella sua comfort zone: va ai Pride, si entusiasma per le manifestazioni ProPal e sorvola su tutte le questioni spinose, sorvolandole o delegando alla Cgil il lavoro, a Magistratura democratica la giustizia, ai movimenti la politica estera, col risultato che il leader della sua coalizione testardamente unitaria non è lei ma Giuseppe Conte, l’ex alleato di Matteo Salvini, l’amico di Donald Trump e l’ammiratore di Vladimir Putin che poi coerentemente in Parlamento vota come il generale Vannacci, e poi dietro la collina non c’è più nessuno.

E tutto questo mentre le idee di Mario Draghi, l’ultimo presidente del consiglio sostenuto dal Pd, e di Enrico Letta, il predecessore della Schlein alla guida del partito, sono al centro del dibattito europeo con una possibile agenda di governo credibile e autorevole ma nel totale disinteresse dell’assemblea studentesca guidata da Elly Schlein.

Schlein non fa politica, non è presente, è inadeguata, come dimostrano i chiacchiericci insistenti e le manovre disperate e spesso pasticciate per trovare una soluzione che non sia quella di schierarla contro Meloni alle elezioni politiche del 2027. 

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