Con Ferreira la sanità in scena come diritto per tutti

Febbraio 22, 2026 - 10:30
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Con Ferreira la sanità in scena come diritto per tutti
Manuel Ferreira, attore e autore teatrale, ha fondato la compagnia teatrale Alma Rosé. In foto un’immagine dello spettacolo (foto Federico Whillem)Un’immagine dello spettacolo (foto Federico Whillem)

Da Il Segno di febbraio

Manuel Ferreira, attore argentino, classe 1964, accoglie con disarmante naturalezza chi lo intervista e racconta una verità che suona come una rinascita: «Ognuno dei giorni che sto vivendo l’ho rubato alla vita. Il mio destino biologico era di morire sei anni fa».

Dopo la laurea in Economia e il diploma all’Accademia teatrale Alejandra Boero di Buenos Aires, nei primi anni Novanta si trasferisce in Italia, dove diventa volto e autore della compagnia Alma Rosé. Oggi porta in scena la sua esperienza di malattia con Il vero uomo di sinistra, spettacolo che intreccia autobiografia e riflessione civile.

La malattia e l’impegno

Il suo “viaggio” nella sanità italiana inizia all’alba del 2020, poco prima del Covid. Dopo mesi di dolori e un estenuante pellegrinaggio tra i pronto soccorso, all’ospedale Niguarda gli viene diagnosticato un tumore. In quasi cinque anni affronta due interventi e perde prima un rene e poi il polmone destro. Da qui nasce il titolo dello spettacolo: con ironia, Ferreira gioca sul fatto che gli resti solo la parte sinistra del corpo. In scena, i suoi “organi di sinistra”, interpretati da attori non professionisti, lo proclamano “l’unico vero uomo di sinistra”, richiamando però una responsabilità concreta: difendere il diritto a una sanità pubblica efficiente per tutti.

Accanto al dolore, emerge il volto umano delle cure. Ferreira ricorda la notte in cui, febbricitante dopo l’operazione, chiede a un’infermiera stremata di non lasciarlo solo: lei non può fermarsi, ma resta. Un gesto semplice che diventa simbolo del bisogno universale di avere “una mano da stringere”. Determinanti sono anche altri incontri: la radiologa che gli comunica la diagnosi e che aveva conosciuto per caso poco prima; il primario che lo indirizza verso un’oncologa più empatica; la giovane dottoressa che si oppone all’équipe e ottiene per lui un secondo intervento, salvandogli la vita.

Più fortunato di altri

Ferreira si considera fortunato: più che a un sistema impeccabile, deve la salvezza a una catena di coincidenze e alla dedizione di singoli professionisti. Ma cosa accade a chi non incontra il medico giusto, a chi non sa orientarsi nella burocrazia o non riesce a farsi ascoltare? Lo spettacolo allarga così lo sguardo a una sanità pubblica che si regge sempre più sull’abnegazione di medici e infermieri, mentre il privato cresce privilegiando le prestazioni più redditizie. Il teatro diventa allora spazio di memoria e denuncia, un invito a non rassegnarsi e a tornare cittadini attivi nella difesa di un diritto fondamentale.

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