Scoop e bellezza tossica: il caso America’s Next Top Model

Febbraio 20, 2026 - 20:30
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Scoop e bellezza tossica: il caso America’s Next Top Model

È arrivato il momento della resa dei conti. È da poco disponibile su Netflix Reality Check: Inside America’s Next Top Model (già in vetta alle classifiche), il documentario in tre episodi che racconta la nascita, gli esordi e lo sviluppo di uno dei programmi televisivi più famosi d’America. Non si tratta di un reboot, ma di un progetto che analizza il fenomeno a distanza di oltre vent’anni dal suo debutto. Alcune tra le ex concorrenti hanno ora la possibilità di raccontare la loro versione (e tutte le pressioni subite).

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Ovviamente, pane per i denti del web. Online si è immediatamente acceso il dibattito: in primis sull’idea di bellezza tossica che il programma ha praticamente contribuito a normalizzare – tra ideali rigidi, trasformazioni estetiche forzate e cultura della dieta discutibile… – ma soprattutto sul fatto che, ancora oggi, nessuno sembra intenzionato a prendersi le responsabilità di ciò che è successo davanti alle telecamere e sul set.

Capiamo meglio cos’è successo.

America’s Next Top Model: il debutto negli anni Duemila

Era il 2003 quando America’s Next Top Model debuttò per la prima volta in televisione. Il programma coinvolgeva giovani aspiranti modelle che si sfidavano in prove settimanali, servizi fotografici a tema, giudizi pubblici per ottenere un contratto con una delle agenzie di moda e bellezza più famose. Ogni settimana, le concorrenti venivano osservate, misurate, corrette. Il loro peso era un argomento di discussione pubblica, e termini come plus size venivano usati a sproposito, per parlare di taglie che oggi definiremmo nella norma.

Mercedes Scelba-Shorte e Yoanna House, due partecipanti della prima stagione di America’s Next Top Model. Foto Getty Images

Oggi, quelle giovani aspiranti modelle hanno il potere di controbattere e raccontare la loro versione dei fatti. Il documentario riflette proprio su questo: è una rilettura critica di quelle dinamiche tossiche che molte di noi hanno visto in tv. «Lo scopo era quello di distruggerci», hanno dichiarato alcune di loro.

Il vero problema? Negli anni Duemila, questo format funzionava. Molto. Basta guardare i programmi che passavano le stesse televisioni italiane, con un pubblico molto più vasto e generalista e di ogni età anagrafica. Erano gli anni delle letterine di Passaparola… del resto. Delle veline di Striscia la Notizia e dei canali (soprattutto del gruppo Fininvest) che proponevano un modello di bellezza femminile stereotipato e sessualizzato.

Gli episodi (assurdi) successi sul set di America’s Next Top Model

Nei tre episodi disponibili su Netflix vengono citati casi estremi e decisamente discutibili, che al tempo furono praticamente normalizzati. In Reality Check, Whitney Thompson (vincitrice del cycle 10) e Bre Scullark (che partecipò al cycle 5) raccontano la diffusione dei disturbi alimentari sul set, con alcune concorrenti che saltavano i pasti prima di servizi e prove.

La docuserie mostra anche un breve filmato d’archivio in cui Tyra Banks e il giudice Jay Manuel parlano di una concorrente che «non è né plus size né model size», dicendo che a questo punto dovrebbe ingrassare per “diventare plus size”.

America's Next Top Model

Eva Pigford, vincitrice del cycle 3 di America’s Next Top Model. Foto Getty Images

Giselle Samson, modella aspirante nella prima stagione, fu criticata apertamente da Tyra Banks per avere un “sedere largo”. Joanie Dodds e Danielle Evans, due partecipanti del cycle 6, nel documentario raccontano degli interventi dentali dolorosi e permanenti richiesti solo per rimanere in gara: «con lo spazio che hai tra i denti non ci sono possibilità che tu possa finire su una copertina». Tempi in cui la diastemia dentale non veniva considerata sexy.

Molte concorrenti, poi, furono sottoposte a tagli drastici di capelli e cambi di colore aggressivi senza possibilità di opposizione. La cosa spaventosa? Le trasformazioni, chiamati makeover, erano il momento clou dello show.

@thefashionbombdaily

How far will reality TV go for entertainment? Reality Check: Inside America’s Next Top Model unpacks the raw reality behind the competition that changed television — streaming Feb. 16 on Netflix. 🌟📺 #ANTM #RealityCheck ♬ original sound - Fashion Bomb Daily

Come se non bastasse, il peso corporeo era sempre l’argomento principale. Le modelle definite plus size (taglia 42…) venivano criticate perché a loro detta troppo grasse, le model size (taglia 40) perché dovevano prendere peso. Un ciclo infinito.

Chi si prende la responsabilità per tutto ciò che è successo? (Spoiler: nessuno)

Come abbiamo detto, questo linguaggio funzionava eccome. I reality – a detta di Tyra Banks e dei produttori di ANTM – venivano costruiti su giudizi, reazioni show e scrutinio ossessivo del corpo femminile. Ma comprenderlo non significa assolutamente giustificarlo. Nel documentario, Tyra Banks riconosce che alcune scelte «non sono invecchiate bene», ma che comunque era la richiesta del pubblico. «Sapevo di aver esagerato. Il programma era molto, molto intenso, ma voi lo volevate. E quindi abbiamo continuato a spingere… sempre di più», ha dichiarato.

Tyra Banks e Yoanna House. Foto Getty Images

Qui nasce il dibattito: Tyra Banks sta forse suggerendo che la richiesta degli spettatori abbia alimentato quelle dinamiche tossiche e spinte, senza prendersene realmente la responsabilità?

Trattandosi di corpi, ideali e più ampiamente di bellezza, la questione è ancora più delicata. Perché il programma ha contribuito a modellare l’immaginario collettivo su ciò che era la bellezza del tempo, e su tutti i canoni che le ragazze avrebbero dovuto raggiungere se volevano sentirsi belle.

Come ANTM ha contribuito alla diffusione di ideali di bellezza tossici

Il messaggio implicito dello show era chiaro: il corpo, così come l’immagine estetica, sono progetti da aggiustare. La bellezza è una conformità da raggiungere. E così il programma si è presto trasformato in un manuale su cosa significasse essere belle: taglie considerate “eccessive” venivano criticate, il dimagrimento era suggerito come percorso naturale.

America's Next Top Model

America’s Next Top Model finale party, 2004. Foto Getty Images

Il makeover insegnava che cambiare – drasticamente e anche contro ogni volontà – fosse sempre necessario per essere accettate. La cultura della dieta non era esplicita, ma permeava ogni commento, ogni giudizio non richiesto. Il programma ha fatto più danni di quelli che pensiamo, perché ha rafforzato l’idea che la bellezza fosse oggettiva e attribuita a canoni ben precisi.

Nel finale del documentario, Tyra Banks si è pronunciata sul possibile arrivo di un cycle 25 (un’altra stagione). Si può davvero riportare al giorno d’oggi in vita un format così senza una revisione radicale?

 

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Redazione Redazione Eventi e News