Una battaglia nazionale per salvare il genovese: nasce il Coordinamento delle lingue regionali

Febbraio 21, 2026 - 23:30
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Una battaglia nazionale per salvare il genovese: nasce il Coordinamento delle lingue regionali
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Genova. Una battaglia a livello nazionale per tutelare il genovese e tutte le parlate liguri. In occasione del 21 febbraio, Giornata internazionale della lingua madre proclamata dall’Unesco, prende vita il Coordinamento Lingue Regionali e Diritti Linguistici (Clird). Si tratta di una nuova realtà nazionale che riunisce per la prima volta, avvalendosi di associazioni rappresentative, le otto lingue regionali italiane non incluse nella legge 482/1999, l’unica legge statale di tutela delle minoranze linguistiche: emiliano, ligure, lombardo, napoletano, piemontese, romagnolo, siciliano, veneto.

A farne parte è anche il Conseggio pe-o patrimònio linguistico ligure (Consiglio per il patrimonio linguistico ligure), associazione nata nel 2023 e impegnata nello studio, promozione e valorizzazione delle varietà linguistiche proprie della Liguria. Il Conseggio riunisce autori, scrittori, poeti, artisti, giornalisti, docenti, ricercatori, scienziati e cultori della lingua a tutti i livelli. La sua attività è orientata alla valorizzazione e alla trasmissione del patrimonio linguistico regionale, sia nell’ambito della ricerca scientifica sia in quello della divulgazione.

La crisi del “dialetto” negli ultimi dati Istat

La crisi dei cosiddetti dialetti (termine improprio che ha preso piede in Italia) coinvolge anche il genovese e le altre parlate liguri, sempre meno utilizzate come risulta dagli ultimi dati diffusi dall’Istat. Nella nostra regione, infatti, il 75,5% dei residenti usa solo o prevalentemente l’italiano quando parla in famiglia, la percentuale più alta del Paese se si fa eccezione della Toscana (75,6%) dove la lingua nazionale è nata ed è sottilissima la distinzione tra variante vernacolare e lingua standard. La lingua regionale è parlata in via prevalente dal 2,8% nei contesti familiari, mentre il 13,1% li adopera entrambi e il 7,5% dichiara di parlare “un’altra lingua”.

Gli obiettivi del Clird

Il Coordinamento nasce con l’obiettivo di promuovere, tutelare e far riconoscere il patrimonio linguistico d’Italia nella sua interezza, in linea con quanto affermato nel Manifesto fondativo: “L’Italia possiede un patrimonio linguistico di primo piano in Europa” e la sua salvaguardia è ormai “improcrastinabile”.

“Queste lingue vantano oltre mille anni di storia linguistica; non sono dialetti dell’italiano, perché non derivano dall’italiano, bensì direttamente dal latino. Infatti, emiliano, ligure, lombardo, napoletano, piemontese, romagnolo, siciliano e veneto sono lingue sorelle dell’italiano, non certo figlie: tutti i linguisti concordano su questo – conferma il presidente del Clird Alessandro Mocellin, di professione docente, formatore e ricercatore -. Nella pratica, queste lingue non solo hanno diritto di essere parlate, ma sono un’opportunità imperdibile per educare (anche a scuola) le generazioni presenti e future al plurilinguismo come valore culturale, palestra di apprendimento e patrimonio civile. Chi parla fin da piccolo una lingua ufficiale e una lingua minoritaria (anche non ancora riconosciuta) avrà un cervello bilingue, con tutti gli enormi benefici sulla memoria, il problem solving e l’intelligenza in generale. Non dimentichiamo che la maggior parte dei grandi letterati della lingua italiana (si pensi ad esempio a Manzoni, Goldoni, Pascoli, Marino, etc.) parlava perfettamente la lingua storica del proprio territorio (lombardo, veneto, romagnolo, napoletano, etc.) come lingua madre, anche se al tempo la chiamavano magari “dialetto”. Questo dimostra che le nostre lingue d’Italia non sono un ostacolo, ma una risorsa preziosa se la sappiamo valorizzare con intelligenza. In passato il monolinguismo italiano (cioè che tutti sapessero solo l’italiano) poteva essere un’opzione: oggi il multilinguismo è una realtà e anzi una necessità prioritaria”.

Il sito internet ufficiale del Clird è consultabile all’indirizzo www.clird.it.

Cos’è la lingua ligure

Per “ligure” s’intende l’insieme delle parlate della Liguria, comprese le forme locali del Principato di Monaco e delle comunità tabarchine nelle isole della Sardegna. Nonostante la denominazione storica per le varietà linguistiche della Liguria sia “genovese (zeneise), oggigiorno la forma “ligure” sta guadagnando una certa preferenza, soprattutto nel mondo scientifico.

Il ligure – con il genovese come varietà di maggiore diffusione e riferimento – vanta una tradizione scritta notevole sia per durata, sia per qualità contenutistica: la sua letteratura rimonta infatti agli ultimi anni del XIII secolo e si protrae senza soluzione di continuità fino ai giorni nostri; a livello scritto, insieme al latino e più tardi all’italiano, il ligure fu utilizzato come lingua dell’amministrazione e della cancelleria della Repubblica di Genova fra il XIV e il XV secolo.

Anche per questi motivi il ligure costituisce da sempre un elemento caratterizzante della cultura regionale, e gode ancor oggi di una considerazione particolarmente positiva. Grazie alla potenza commerciale ed economica della Repubblica di Genova, il ligure fu inoltre lingua conosciuta e usata in buona parte del Mediterraneo. Ancora oggi, per diverse vicende legate alla proiezione “internazionale” della regione, il ligure è parlato a Carloforte e Calasetta in Sardegna, a Bonifacio in Corsica e nel Principato di Monaco, dove è considerato lingua nazionale e dotato di un’apposita normazione.

Sul sito del Conseggio – disponibile in italiano, inglese e genovese – si possono trovare un dizionario italiano-genovese, risorse didattiche per imparare la lingua, una ricca antologia della letteratura ligure, pubblicazioni, risposte alle domande più frequenti, informazioni sull’associazione e sui suoi membri.

Le proposte di legge in Regione

A livello regionale la Lega ha ripresentato di recente una proposta di legge per la “promozione, tutela e conservazione della lingua ligure e delle sue varianti”, menzionando proprio l’atlante Unesco e la classificazione Iso. Proposte analoghe erano state varate nel 2018 e 2019 da Forza Italia e dalla Lega, ma pure dall’associazione Che l’inse! (il testo oggi al vaglio la riprende in diversi punti) che aveva ottenuto la sottoscrizione di venti Comuni. Del resto già nel 2011 l’assessore Berlangieri della giunta Burlando parlava di tutela giuridica per i dialetti della nostra regione, testimoniando un interesse bipartisan per la questione.

Molte delle precedenti proposte si sono arenate per il rischio di incostituzionalità paventato dagli esperti sentiti in commissione: è successo ad esempio nel 2010, quando la Consulta bocciò una legge analoga della Regione Piemonte. Lo Stato italiano, infatti, concede il riconoscimento ufficiale di lingua solo ad alcune parlate, individuate dalla legge 482 del 1999. Ed è proprio questo meccanismo che il neonato Coordinamento vuole cambiare.

Un fronte comune di otto lingue riconosciute internazionalmente

Il Clird riunisce le principali realtà associative impegnate da anni nella ricerca, nella promozione culturale e nella difesa dei diritti linguistici delle rispettive comunità. Ne fanno parte: per la lingua emiliana (cod. ISO: egl): Léngua Mêdra; per la lingua ligure (lij): Conseggio pe-o patrimònio linguistico ligure; per la lingua lombarda (lmo): Far Lombard; per la lingua napoletana (nap): Accademia Napoletana; per la lingua piemontese (pms): Arcancel; per la lingua romagnola (rgn): Istituto Friedrich Schürr; per la lingua siciliana (scn): Accademia della Lingua Siciliana; per la lingua veneta (vec): Academia de ła Bona Creansa – Academia de ła Łengua Veneta.

È prevista dallo Statuto del Clird una Consulta, alla quale possono aderire altre associazioni che, condividendone gli obiettivi, desiderino supportare il Coordinamento offrendo consigli, suggerimenti, proposte e ogni forma di collaborazione.

Le basi giuridiche e culturali: un Manifesto che richiama Europa, ONU e Costituzione

“Il Manifesto fondativo è un documento di ampio respiro – afferma Aurelio La Torre, direttore del collegio scientifico del Clird – che richiama i nostri principi costituzionali e si ispira a diverse fonti internazionali che tutelano i diritti di individui e comunità e vietano discriminazioni basate sulla lingua. Tra queste fonti, la Carta europea delle lingue regionali o minoritarie del Consiglio d’Europa,  la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Ue (art. 21 e 22), la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia (art. 29). Il collegio scientifico del Clird – continua La Torre – elaborerà strategie e documenti per far crescere anche in Italia la cultura dei diritti linguistici e per ridare dignità giuridica e sociale alle nostre lingue storiche, lingue che oggi molti chiamano “dialetti” ma che prima dell’Unità costituivano la lingua madre del 95% degli italiani». Nel Manifesto si sottolinea, inoltre, che molte lingue regionali d’Italia sono riconosciute dall’Unesco come in pericolo e che l’ISO assegna loro codici linguistici specifici, confermandone lo status di lingue a pieno titolo. Tra le righe più significative del Manifesto si legge che «molte delle lingue regionali d’Italia […] rischiano sempre più di perdersi, in mancanza di iniziative nei prossimi decenni». I recenti dati diramati dall’ISTAT confermano questo rischio.

Obiettivi: scuola, istituzioni, Europa, media, comunità

Il CLIRD si propone di: favorire iniziative normative utili per la valorizzazione delle lingue regionali; valorizzare il ruolo della scuola, promuovendo l’insegnamento anche della letteratura in lingua locale; creare canali di collaborazione con gli organismi europei e internazionali; celebrare le principali giornate dedicate alle lingue: 21 febbraio, 26 settembre ed altre; favorire progetti con le comunità linguistiche di emigrati e discendenti di italiani nel mondo; stimolare l’accesso ai fondi europei per la cultura e il patrimonio immateriale; promuovere la presenza delle lingue regionali nei media come anche nel teatro, nel cinema e nella musica, con sostegni fattivi ai giornalisti e agli artisti; sostenere iniziative universitarie e comunali per il riconoscimento delle lingue nei rispettivi statuti.

Il Manifesto insiste anche sull’importanza della trasmissione linguistica tra le generazioni e il ruolo dei genitori e degli anziani come “depositari e continuatori della tradizione”, sottolineando la necessità di valorizzarne la memoria culturale.

Un passo storico per i diritti linguistici e il patrimonio linguistico e culturale italiano

La nascita del CLIRD rappresenta un momento di svolta e colma un vuoto nel panorama culturale italiano: per la prima volta, le lingue regionali, riconosciute internazionalmente ma escluse dalla legge 482/1999, si presentano unite, con un progetto condiviso e una voce comune. In un Paese che spesso ha relegato il proprio plurilinguismo a fenomeno folkloristico – se non a problema storico da silenziare – il Coordinamento propone una visione moderna, europea e inclusiva: riconoscere che la diversità linguistica non è un ostacolo, ma una risorsa culturale, educativa e sociale. E che occorrono azioni concrete per tutelare, anche a favore delle future generazioni, un patrimonio culturale immateriale unico in Europa.

 

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Redazione Redazione Eventi e News