Ultimatum Usa all’Agenzia internazionale per l’energia: «La smetta di parlare di clima o noi ci tiriamo fuori»

Dopo aver eliminato in casa propria la normativa cardine sul controllo delle emissioni di gas serra e aver così innescato quella che si annuncia come una battaglia legale epocale, la Casa Bianca a trazione trumpiana lavora per esportare la crociata contro la transizione energetica e le politiche ambientali anche fuori dagli Stati Uniti. Intervenendo al meeting ministeriale di Parigi dell’Agenzia internazionale per l’energia (International energy agency, Iea), il segretario all’Energia Usa Chris Wright ha chiesto all’organizzazione intergovernativa di cestinare gli scenari «zero emissioni» e di concentrarsi invece esclusivamente sulla missione per cui è nata: la sicurezza energetica globale. Anzi, più che una richiesta, la sua è stata un’intimidazione, per non dire un vero e proprio ricatto: se non lascia stare questa «climate advocacy», questa promozione di politiche verdi, ha detto il segretario all’Energia americano, gli Stati Uniti se ne tireranno fuori.
Non sono mancate critiche alle «fantasie di sinistra» sulla necessità di fare a meno di petrolio e gas accolte come realtà fattuali dalla Iea, al profilo dell’organizzazione giudicato più «politico» che tecnico e all’ipotesi, definita inverosimile, di un drastico taglio delle emissioni da qui al 2050. Né sono mancate bordate all’Europa, che ha fatto la «scelta politica di rendere l’energia più costosa», provocando con questo una «drammatica divergenza» tra l’America e il Vecchio continente. La Iea è nata all’indomani della guerra dello Yom Kippur del 1973 e della conseguente crisi petrolifera, ha sottolineato, e deve continuare oggi come allora a occuparsi di garantire la sicurezza energetica globale. La quale, come da dettato trumpiano basato sul motto pro trivelle «drill, baby, drill», può essere garantita solo dal petrolio. Le rinnovabili? «Abbiamo perso la strada nel settore energetico, la situazione è diventata talmente assurda da portare alla deindustrializzazione e a indebolire geopoliticamente i nostri paesi», ha affermato Wright puntando il dito contro investimenti miliardari in energia eolica, solare e batterie che, ha detto, hanno prodotto solo il 2,6% dell’energia globale. Oggi come negli anni 70, è la teoria, al centro di ogni politica energetica non può che esserci il petrolio. Se la Iea non cambia rotta entro i prossimi dodici mesi, è la conclusione dell’inviato di Trump, gli Stati Uniti le diranno addio.
Un abbandono da parte dell’America comporterebbe, oltre a un fattore di indebolimento per l’Agenzia internazionale, anche un drastico ridimensionamento del budget a disposizione dell’organizzazione. Rispetto all'addio all'Accordo di Parigi deciso da Trump un anno fa, infatti, in questo caso ci sono in ballo ingenti risorse finanziarie che finirebbero per venir meno. Wright non ha tirato fuori in pubblico questo argomento, però a nessuno dei presenti al meeting che si è svolto nella capitale francese sarà sfuggito che gli Stati Uniti hanno versato finora circa 6,5 milioni di dollari all’anno. Il che equivale a circa il 25% delle quote incassate annualmente dalla Iea, che ha un bilancio (stando ai soli contributi obbligatori versati dai 32 paesi membri) pari a circa 28,2 milioni di dollari.
Le reazioni dei vertici della Iea e dei ministri europei riuniti a Parigi sono state un po’ nel segno dell’appeasement nei confronti di un membro che non si vuole definitivamente perdere e di un alleato con cui non si vuole definitivamente rompere, un po’ nel segno della rivendicazione di quanto fatto finora. Il direttore esecutivo dell’Agenzia, Fatih Birol, da un lato ha postato sulla piattaforma social X una foto in cui stringe la mano sorridente al segretario all’Energia Usa (ma nel testo si legge che è stata scattata «prima del ministeriale»), dall’altro (dopo il meeting dei ministri) ha commentato le parole di Wright a chi gliene chiedeva conto dicendo che la Iea è «guidata dai dati» e «non è un’organizzazione politica». Per quanto riguarda i vertici dell’Ue, poi, il commissario europeo per l’Energia Dan Jørgensen, che ha partecipato alla riunione di Parigi, ha elogiato la Iea definendola come un «pilastro affidabile della comunità energetica globale, che fornisce dati attendibili, analisi rigorose, orientamenti politici e una leadership costante». E poi, in riferimento alla minaccia Usa di uscire dall’Agenzia internazionale per l’energia, ha insistito sul fatto che «il multilateralismo funziona»: «In un momento di crescenti crisi energetiche e complesse sfide globali, abbiamo bisogno di più multilateralismo, non di meno. Sosteniamo con fermezza la missione della Iea e il suo ruolo fondamentale nel guidare il mondo verso un futuro energetico sicuro, sostenibile e prospero». I prossimi mesi diranno se e quali effetti concreti seguiranno all'ultimatum portato a Parigi dall'emissario di Trump.
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