Diventare cinesi sui social

Negli ultimi mesi, in coincidenza con il Capodanno lunare 2026, sui social occidentali ha preso forma un trend curioso, ribattezzato “becoming Chinese”. Non si tratta di conversioni culturali o identitarie, ma della messa in scena quotidiana di abitudini associate alla vita cinese, raccontate in prima persona da creator non cinesi, soprattutto su TikTok. A descriverlo è il South China Morning Post, che parla di utenti occidentali intenti a «diventare cinesi per un giorno» attraverso gesti minimi: bere acqua calda invece che fredda, praticare qigong al mattino, mangiare piatti semplici, indossare pantofole in casa. Piccoli rituali quotidiani che nei video vengono presentati come più salutari o equilibrati rispetto allo stile di vita occidentale.
Il fenomeno è stato analizzato anche da Fast Company, che lo inquadra come una tendenza di lifestyle più che di imitazione culturale. Secondo la testata americana, molti creator usano l’espressione “becoming Chinese” in modo ironico o provocatorio, per raccontare una ricerca di semplicità, disciplina e benessere, spesso in contrasto con l’iperproduttività occidentale.
Come si diventa cinesi secondo TikTok? Bevendo acqua calda, praticando ginnastica orientale, indossando buffe pantofole con animaletti e mangiando porridge. Almeno questo è quello che i creator occidentali hanno identificato come pratica cinese certificata.
Dal punto di vista cinese, il trend viene letto come un segnale di attrattività culturale diffusa. In un articolo dedicato al Capodanno lunare, People’s Daily Online osserva come video e contenuti legati allo stile di vita cinese circolino sempre più spesso fuori dai confini nazionali, contribuendo a una narrazione della Cina quotidiana, lontana dai grandi simboli politici o storici.
Anche Reuters, pur senza usare l’etichetta del trend, segnala come il Capodanno lunare 2026 sia diventato un moltiplicatore di contenuti culturali , grazie alla combinazione tra mobilità, social media e attenzione internazionale.
In sintesi, “diventare cinesi” non significa essere cinesi, ma guardare alla Cina come repertorio di pratiche quotidiane. Un fenomeno leggero, spesso ironico, che dice più sul bisogno globale di nuovi modelli di vita che su un reale cambiamento identitario, o forse è una ben riuscita attività social del governo cinese per crescere in popolarità in un momento di particolare visibilità dato dalle celebrazioni.
Noi ci accontentiamo di diventare cinesi per una sera, cogliendo l’occasione delle tante cene di festa organizzate a Milano.
Il 17 febbraio 2026 Bon Wei celebra l’ingresso nell’Anno del Cavallo di Fuoco con un menu di dieci portate firmato da Zhang Guoqing, pensato come percorso simbolico tra energia, forza e prosperità. Un banchetto rituale che intreccia memoria cinese e tocchi contemporanei, dall’agropiccante di cernia ai longevity lamian, fino alle spugnole ripiene e al dessert a forma di cavallo. Protagonista non è solo la cucina, ma il dialogo tra tavola e arte, dal 2023 continua infatti il sodalizio con Teo KayKay, autore di 10 champagne decorati a mano per l’occasione.
In abbinamento etichette come Champagne Bruno Paillard, Champagne Bollinger e Champagne Pol Roger. Ogni tavolo accoglie welcome card e cartolina d’artista dedicate al segno zodiacale. Quattro piatti – zuppa, branzino laccato, spugnole e dessert – resteranno in carta per 14 giorni, fino alla Festa delle Lanterne. Un modo per prolungare il rito oltre la data, tra cultura, famiglia e visione. A Milano, il Capodanno cinese diventa esperienza totale, dove identità e progetto si incontrano.
Da Dragon Kitchen si festeggia il Capodanno Cinese 2026 e l’inizio dell’anno del Cavallo di Fuoco con tre nuovi menu degustazione. Questo nuovo anno solare è dominato dal fuoco come simbolo di coraggio, rinnovamento e dinamismo. Il Cavallo è una figura che porta con sé un’energia impetuosa e travolgente, rappresenta la libertà, la velocità e la passione, ma anche l’equilibrio e la gestione delle proprie risorse fisiche e mentali. I menu a tema sono disponibili per il mese di febbraio e permettono di assaggiare più piatti con differenti combinazioni. Si parte dal menu Lanterna Rossa composto da bastoncini di pollo canju, riso kubak, chopsuey di gamberi; poi il menù Fiamma del cavallo propone jiaozi di anatra, golden Dragon rice e anatra laccata. Infine, La Nuvola Rossa è una variante veg con jiaozi spicy vegetariani e croccanti, gnocchi di riso cinesi saltati, melanzane kungpao e riso bianco per accompagnare. Il costo è di 29,90 euro per i primi due e 25,90 euro per il vegetariano, e rientra nella filosofia di Dragon Kitchen che vuole offrire piatti originali a un prezzo accessibile, pensati per la città e il quartiere, sia a pranzo che a cena.
Il Capodanno Cinese non è solo l’inizio di un nuovo anno lunare: è un momento di rinascita, di buon auspicio, di celebrazione della fortuna. È il tempo in cui si guarda avanti, ma anche dentro di sé. Ed è proprio da questo spirito che nasce il nuovo menu di TanStreet, ristorante di cucina orientale contemporanea nel cuore di Torino, dedicato ai Segni Zodiacali Cinesi. Un’idea originale: 12 dim sum, uno per ciascun segno dello zodiaco cinese – dal Cavallo al Serpente, dalla Capra al Topo – creati per raccontare, attraverso ingredienti, colori e consistenze, le caratteristiche di chi nasce sotto quel segno. Un gioco culturale e sensoriale, in cui la tradizione astrologica orientale diventa narrazione culinaria. Gli ingredienti dei tipici ravioli della Cina meridionale diventano simboli: ognuno pensato come un piccolo racconto. Le materie prime richiamano tratti caratteriali, le sfoglie colorate evocano elementi naturali, energia, calma, forza o introspezione. Un modo per celebrare il Capodanno Cinese mantenendo vivo il legame tra simbolismo, convivialità e piacere della tavola.
In occasione del Capodanno Cinese, Dao Restaurant di via Sardegna e Dao Bistrot Jonio, a Roma, festeggiano invece con due menu esclusivi pensati per essere condivisi e per accompagnare questo momento di rinnovamento e buon auspicio. Il menu speciale proposto da Dao Bistrot Jonio è pensato in chiave più informale ma altrettanto simbolica, con piatti ispirati alla cucina delle feste della Cina e delle zone costiere. L’esperienza inizia con una degustazione di quattro assaggi della tradizione chiamata “Pieno di felicità”, composta da involtini di salmone, involtini vegetariani, toast di gamberi e nuvolette di gamberi, per proseguire con ravioli misti e Nian Gao, gnocchi di riso saltati con maiale marinato alla soia e verdure croccanti. Non mancano gli spaghetti di Xiamen con funghi cinesi, carote, verza e piselli dolci, che portano a Roma i profumi della città di Xiamen, nella provincia del Fujian. A seguire, il branzino intero in agrodolce e il taro croccante con anatra arrosto, fino alla dolce conclusione rappresentata dai Tangyuan, palline di riso al vapore ripiene di crema di sesamo nero, simbolo di unione e armonia.
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