Giustizia climatica: la grande e potente America di Trump ha paura della piccola e povera Vanuatu

Il governo delle piccole e poverissima Vanuatu ha presentato una bozza preliminare di risoluzione per l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che punta ad approvare il parere consultivo del 23 luglio 2025 della Corte Internazionale di Giustizia (ICJ) sugli obblighi degli Stati in materia di cambiamenti climatici. La bozza di risoluzione, che ha già ricevuto integrazioni da un gruppo di Stati di diversi continenti, è stata condivisa con tutti gli Stati membri dell’Onu ed è in discussione alle consultazioni informali che terminano oggi a New York. Una nuova bozza rivista è prevista per l'inizio di marzo, seguita da un periodo di tempo in cui gli Stati potranno aggiungere il loro patrocinio e procedere all'adozione nel corso del mese.
L'amministrazione Trump sta esortando le altre nazioni a fare pressione sul piccolo Paese insulare del Pacifico affinché ritiri la bozza di risoluzione. L’Associated Press ha confermato che nelle linee guida inviate con un cablogramma la scorsa settimana a tutte le ambasciate e i consolati statunitensi all'estero, il Dipartimento di Stato Usa chiede di «Opporsi fermamente» alla discussione della proposta da parte dell'Assemblea generale dell’Onu» perché la sua adozione «Potrebbe rappresentare una grave minaccia per l'industria statunitense. Il presidente Trump ha trasmesso un messaggio molto chiaro: l'Onu e molte nazioni del mondo hanno completamente deviato dalla rotta, esagerando il cambiamento climatico e trasformandolo nella più grande minaccia per il mondo».
Secondo Al Jazeera, nel cablogramma il Dipartimento di Stato Usa si legge che «Stiamo esortando con forza Vanuatu a ritirare immediatamente la sua bozza di risoluzione e a cessare di tentare di usare il parere consultivo della Corte come base per creare una via per perseguire eventuali rivendicazioni fuorvianti di obblighi giuridici internazionali»
Ma cosa è che spaventa tanto Trump e la sua potentissima cricca di negazionisti climatici?
Vanuatu ha evidenziato tre obiettivi generali che si prefigge con questa bozza preliminare: accogliere pienamente e senza riserve il parere consultivo della ICJ; rafforzare l'azione per il clima in linea con gli obblighi giuridici chiariti; promuovere la giustizia climatica attraverso meccanismi che guidino l'operatività del parere consultivo.
Il ministro per i Cambiamenti Climatici di Vanuatu, Ralph Regenvanu, ha confermato che «Vanuatu ha presentato la bozza preliminare di una risoluzione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA) che approva il parere consultivo (AO) della Corte internazionale di giustizia (ICJ) sugli obblighi degli Stati in materia di cambiamenti climatici, emesso il 23 luglio 2025» e ha.spiegato che «Nell'attuale contesto geopolitico, un impegno costante per lo stato di diritto è più importante che mai. Il cambiamento climatico non fa eccezione. Sostenere la chiarificazione della Corte sugli obblighi esistenti è essenziale per la credibilità del sistema internazionale e per un'azione collettiva efficace.
World's Youth for Climate Justice (WYCJ) sostiene l’iniziativa di Vanuatu perché «Può davvero far progredire il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia nel monitoraggio dell'attuazione della responsabilità degli Stati. Invitiamo tutti gli Stati che hanno partecipato ai procedimenti consultivi della Corte Internazionale di Giustizia a sostenere lo stato di diritto internazionale votando per l'adozione della risoluzione all'Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Il 29 marzo 2023, si è scritto un capitolo storico quando oltre 130 di loro hanno votato a favore della risoluzione che ha consentito l'approvazione dell'AO della Corte Internazionale di Giustizia – la prima volta che una risoluzione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per un parere consultivo è stata adottata all'unanimità. Tre anni dopo, ci auguriamo di vedere livelli di sostegno simili nell'approvare l'innovativo parere consultivo sulla giustizia climatica. Noi e i nostri partner stiamo attualmente elaborando strategie e preparando una bozza di testo e materiali da condividere con gli alleati per raggiungere gli Stati e ottenere il supporto per questa risoluzione. A breve, aspettatevi quindi molto di più da parte nostra sulla risoluzione!».
Per Candy Ofime, ricercatrice sulla giustizia climatica e consulente legale di Amnesty International, «La risoluzione tenta di trasformare l'interpretazione degli standard giuridici fondamentali da parte della Corte internazionale di giustizia in una roadmap pratica per la responsabilità degli Stati, il che probabilmente innescherà una reazione politica da parte dei Paesi con redditi più elevati e alte emissioni, diffidenti nei confronti della loro responsabilità storica e finanziaria».
Amnesty International chiede ai governi di sostenere la risoluzione e di garantirne l'adozione nella sua forma attuale. La bozza di risoluzione sostiene incondizionatamente il parere consultivo e sollecita gli Stati a rispettare gli obblighi giuridici evidenziati, tra i quali rientrano: adottare piani nazionali di azione climatica (Nationally determined contributions) per limitare l'aumento della temperatura globale al di sotto di 1,5° C rispetto ai livelli preindustriali; adottare misure efficaci per ridurre le emissioni, come ad esempio porre fine ai sussidi per l'esplorazione, la produzione e lo sfruttamento dei combustibili fossili; rispettare pienamente gli obblighi di astenersi dal rimpatriare gli sfollati in un Paese in cui gli impatti dei cambiamenti climatici rappresentano un rischio per la vita e prendere in considerazione la creazione di percorsi sicuri, regolari e non discriminatori e di quadri di protezione per le persone sfollate oltre confine a causa di fattori legati al clima; gli Stati che violano i loro obblighi devono risarcire completamente e tempestivamente i danni.
La Ofime ha ricordato che «Nel suo storico parere consultivo, la Corte Internazionale di Giustizia ha chiarito che il pieno godimento dei diritti umani non può essere garantito senza la protezione del nostro sistema climatico e di altre parti dell'ambiente dai danni del cambiamento climatico indotto dall'uomo. Sappiamo che l'estrazione e la combustione di combustibili fossili ne sono la causa principale, eppure le recenti azioni dei principali leader mondiali, tra cui l'ultima revoca da parte del presidente degli Stati Uniti Trump della "constatazione di pericolo" sui gas serra, hanno indebolito l'azione globale per il clima. Questo ha incluso il taglio dei finanziamenti ai principali organismi internazionali per il clima e il ridimensionamento della cooperazione multilaterale sul clima. La cooperazione globale, con i maggiori responsabili del cambiamento climatico in prima linea, è essenziale per eliminare gradualmente i combustibili fossili in modo equo, sostenere una transizione giusta per i lavoratori e le altre persone colpite dall'eliminazione graduale, proteggere i gruppi e le comunità in prima linea nella crisi climatica e finanziare la ripresa dalle perdite e dai danni legati al cambiamento climatico. Senza di essa, gli impatti climatici come l'innalzamento del livello del mare, la salinizzazione e l'erosione costiera, il caldo estremo, l'insicurezza alimentare, gli incendi boschivi, le tempeste violente, le inondazioni e la carenza di acqua potabile si intensificheranno. Questo è un momento cruciale per gli Stati, affinché dimostrino di stare dalla parte della giustizia climatica, senza rimandare, indebolire o sottrarsi ai loro obblighi legali e al proprio dovere morale. Il mondo non può permettersi di meno. L'umanità deve vincere».
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