L’Italia sul podio dei brevetti green in Ue, la competitività delle imprese passa dalla sostenibilità

Febbraio 18, 2026 - 05:30
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L’Italia sul podio dei brevetti green in Ue, la competitività delle imprese passa dalla sostenibilità

L’economia verde non è un freno per la competitività economica per le imprese, semmai al contrario rappresenta la leva tecnologica più potente a loro disposizione per innovare. Ridurre sprechi e scarti lungo la filiera, aumentare l’efficienza energetica e l’approvvigionamento da fonti rinnovabili, investire in ricerca e sviluppo per coniugare le esigenze aziendali con quelle della società in cui l’impresa è inserita: sono tutti strumenti che insieme portano a più fatturato, più export, capitale umano più qualificato. È questa la realtà che emerge dal nuovo rapporto Competitivi perché sostenibili, presentato oggi al ministero delle Imprese e realizzato congiuntamente da Fondazione Symbola e Unioncamere, in collaborazione con Dintec e il Centro Studi Guglielmo Tagliacarne.

L’analisi parte dalla classificazione tecnologica fornita dall’Ocse per indagare la diffusione dei brevetti definiti green: in questa categoria, nel 2022 nell’Unione europea sono stati concessi 3.990 brevetti relativi all’ambiente.

L’Italia si colloca tra i primi tre Paesi europei per numero di brevetti green ed è terza anche per quota di imprese con brevetti sul totale delle imprese (16,5 ogni 1.000 imprese), dopo Germania (21,6) e Austria (18,9). Un dato importante che sottostima la dinamicità del sistema produttivo in cui sono in crescita costante gli investimenti in sostenibilità, con 578.450 imprese che tra il 2019 e il 2024 hanno realizzato eco-investimenti (38,7% del totale). Un’innovazione diffusa non sempre tradotta in titoli di proprietà intellettuale, anche per una cultura industriale ancora poco orientata alla valorizzazione sistematica dei risultati di ricerca e sviluppo.

Il quadro peggiora decisamente se rapportiamo il numero di brevetti alla popolazione (brevetti green per 1 milione di abitanti), emerge una particolare densità brevettuale nei Paesi del Nord Europa: nelle prime cinque posizioni, infatti, troviamo la Danimarca (36,8 per milione di abitanti), la Svezia (24,4), la Finlandia (19,8), la Germania (19,6) e l’Austria (15,9). L’Italia, così come per la propensione ad innovare sul totale dei brevetti, si posiziona in decima posizione con un valore pari a 5,0 brevetti green per milione di abitanti.

Ma i dati assoluti sono da podio. La Germania è il Paese con più brevetti green, pari a 1.632, seguita da Francia e Italia, rispettivamente pari a 729 e 295. In particolare, il nostro Paese detiene brevetti importanti in comparti chiave: la mobilità sostenibile, dove i brevetti italiani pesano per il 31% sul totale dei brevetti che riguardano la mitigazione dei cambiamenti climatici; l’efficienza energetica nell’edilizia, in cui superiamo la media Ue; la gestione dei rifiuti e delle acque reflue, settore in cui siamo per tradizione tra i Paesi più dinamici; e le tecnologie Ict per la mitigazione climatica, con un incremento record del +270% negli ultimi dieci anni.

brevetti verdi symbola 2026

Le regioni del Nord – Lombardia, Emilia-Romagna, Veneto e Piemonte – trainano questa dinamica, forti della loro tradizione manifatturiera e della capacità di trasformare ricerca e know-how industriale in soluzioni concrete. Le imprese risultano essere le principali protagoniste, titolari dell’81,9% delle domande pubblicate, seguono le persone fisiche (12,9%), mentre gli enti si attestano al 5,2%.

«L’Italia sa innovare e competere nei settori ambientali – dichiara il presidente di Fondazione Symbola, Ermete Realacci – ma ha bisogno di un salto di scala: è necessario investire di più in ricerca, supportare la capacità di brevettare, rafforzare il trasferimento tecnologico e replicare il modello vincente dell’economia circolare nei comparti dell’efficienza, dell’elettrificazione e delle rinnovabili. Solo così il Paese potrà ambire ad essere leader dell’innovazione verde europea».

Non a caso, è quanto suggerito anche dalla Banca centrale europea (Bce) nel rapporto pubblicato ieri: «Un pacchetto completo di politiche che integri le tasse sul carbonio e i sussidi con politiche strutturali che affrontino gli ostacoli al passaggio a tecnologie alternative può realizzare con successo la transizione verde». L’alternativa non è lo status quo, ma il declino economico insieme a quello ambientale. Se l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) prevede che, in assenza di un cambio di rotta in materia di politiche di mitigazione e adattamento, nel 2050 gli impatti degli eventi climatici estremi raggiungeranno un valore annuo pari al 5% del Pil nazionale, superando quindi i 100 miliardi di euro all’anno, la transizione ecologica è una strategia per difendersi da quest’orizzonte e dare nuova propulsione allo sviluppo economico italiano.

Anche lo studio evidenzia anche il nesso innovazione verde e competitività: le imprese italiane che depositano brevetti in tecnologie verdi si distinguono per una competitività significativamente superiore rispetto a quelle che brevettano in altri ambiti (non green). Generano un fatturato per impresa molto più elevato (382 milioni di euro per impresa contro 41 milioni delle non green), e registrano una maggiore produttività (144.000 euro di valore aggiunto per addetto contro 92.000). Dal punto di vista dell’export, oltre la metà (57,8%) esporta, generando oltre 63 miliardi di euro, con una forte diversificazione dei mercati di riferimento. Inoltre, il capitale umano è più qualificato, con una quota più alta di laureati (29,7%, di cui il 16,7% in discipline STEMplus). Infine, queste imprese attraggono più capitale estero: il 41,9% ha partecipazioni straniere, contro il 31,7% delle non green.

«L’Italia ha compiuto grandi passi avanti nella brevettazione green (+44,4% tra 2012 e 2022) ma resta ancora una distanza significativa dalla Germania e dalla Francia – sottolinea il segretario generale di Unioncamere, Giuseppe Tripoli – Dietro ad ogni brevetto c’è un investimento in ricerca e innovazione di imprese, Università e Centri di ricerca, ma l’investimento non basta se non si tutela la proprietà intellettuale con i brevetti. E sempre di più anche il sistema del credito e della finanza ne valorizza il possesso come asset del capitale delle imprese per la concessione dei prestiti».

Analizzando la distribuzione settoriale delle domande italiane di brevetto europeo in ambito green, il manifatturiero si conferma il motore principale dell’innovazione (59,0%), seguono i settori legati alla ricerca scientifica (18,8%), Telecomunicazioni e informatica (6,6%), commercio all’ingrosso (3,5%) e costruzioni (3,5%).

A livello di ambiti tecnologici si rileva la forte presenza di soluzioni legate alla digitalizzazione dei processi produttivi e alla gestione efficiente delle risorse energetiche e ambientali (12,0%) si tratta di un insieme di innovazioni che contribuiscono alla sostenibilità migliorando l’efficienza dei processi interni e riducendo consumi, sprechi ed emissioni. A distanza seguono le tecnologie di misurazione e collaudo delle variabili elettriche e magnetiche (7,3%) si tratta di soluzioni cruciali per garantire prestazioni energetiche elevate e un controllo accurato delle infrastrutture elettriche. Il terzo ambito in ordine di rilevanza è rappresentato dalle tecnologie per il trattamento delle acque reflue, delle acque fognarie e dei fanghi (6,5%), questo settore conferma la centralità delle politiche di gestione sostenibile delle risorse idriche, sempre più strategiche in un contesto di crescente attenzione alla tutela ambientale.

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