Greison: non bisogna capire in fretta, ma capire davvero
Studiare per contrastare la facile comunicazione è l’incipit di questa nostra chiacchierata con Gabriella Greison, che spiega il suo punto di vista a studenti e docenti sull’importanza e il perché studiare oggi. Con una sua personale lista dei corsi più interessanti
Da qualche mese in libreria con La lunghezza d’onda della felicità (Mondadori, 353 pagine, 18€), Gabriela Greison è la donna che ha fatto della fisica, quantistica compresa, un racconto comprensibile e pure affascinante.
Spesso in teatro – sono 14 gli spettacoli teatrali in carnet con “libro e scena che viaggiano insieme” – Greison non si sottrae a talk, letture magistrali, incontri anche con tanti studenti.
È con questo bagaglio che qui su Greenplanner.it scende in campo per ragionare sulla comunicazione scientifica in epoca di reel e influencer. Così, lo dice chiaramente: “studiate per contrastare la facile comunicazione“.
Il suo appello “nasce da una ferita e da una gratitudine“. Ecco cosa intende dire: “La ferita è aver visto, negli ultimi anni, lo studio diventare qualcosa di opzionale, o peggio una formalità da aggirare.
La gratitudine è verso lo studio vero, quello che ho incontrato arrivando da Fisica: uno studio che non ti chiede di essere brillante, ma rigorosa, capace di stare dentro una domanda senza cercare subito un’uscita“.
Il suo “studiate perché…” nasce da qui, “dall’idea che lo studio non sia un accessorio del talento, ma la sua struttura“. L’ossatura di una carriera.
“Si studia per imparare a pensare quando nessuno ti suggerisce cosa dire – afferma Greison, togliendo subito dall’intralcio l’intelligenza artificiale. Poi continua -: si studia per costruire un linguaggio proprio, non per ripetere frasi che funzionano. Si studia perché la realtà è complessa e ridurla troppo è una forma di impoverimento“.
Raccontare la scienza al di là degli influencer
“Oggi una delle semplificazioni più diffuse – continua questa science writer, che si definisce anche disruptive speaker – è pensare che l’obiettivo possa essere diventare influencer sui social, anche quando si parla di scienza. Ma non può essere quello l’obiettivo. Il problema non sono gli influencer.
È l’idea che la conoscenza debba chiedere scusa per esistere. Quando il linguaggio si accorcia per piacere all’algoritmo, non stai rendendo accessibile la scienza: stai togliendo al pubblico gli strumenti per abitare la complessità. E senza complessità restano solo parole leggere, buone per scorrere, incapaci di reggere una scelta difficile, un dubbio vero, una responsabilità.
La scienza non è un contenuto: è un’etica. È il coraggio di dire non lo so con precisione. È stare dentro le sfumature senza trasformarle in frase da facile veloce per ottenere like. Mi arrabbio quando vedo una generazione educata a capire in fretta, e disabituata a capire davvero. L’influenza non si decide a tavolino, creando un buon reel. Se arriva, arriva dopo. Come conseguenza, non come progetto“.
Senza giri di parole Greison va al sodo: “non si studia per essere visibili, si studia per essere solidi. Perché senza studio puoi anche avere seguito, ma non hai profondità. E la profondità, prima o poi, è l’unica cosa che resta“.
Ecco, l’ha detto: studiare non serve a diventare qualcuno, “ma a non diventare qualunque cosa” e, quasi fosse una legge della fisica, fa notare che “l’energia investita nello studio non si perde. Cambia forma, magari lontano dai riflettori, ma continua a lavorare anche quando la visibilità passa”.
Solidità diventa così la parola d’ordine. Come i corsi di studio che Greison consiglia per capire il mondo e contribuire con pensiero proprio (perdonate la lista che sa di ChatGpt, ma è pura farina del sacco di Greison):
- Scienze Naturali e Fisica, studiare fisica, chimica, biologia significa imparare a ragionare con le leggi della natura, non con opinioni. Non solo numeri: è un allenamento del pensiero critico
- Ingegneria, è il laboratorio del pensiero razionale applicato: costruisci soluzioni, analizzi problemi, istematizzi conoscenza. Che sia biomedica, ambientale, informatica o energetica, l’ingegneria ti fa allenare con problemi veri
- Medicina, per chi ama l’umano e il vivente, questi percorsi possono unire cuore e rigore metodologico: dalla biotecnologia alla medicina clinica
- Matematica e Informatica, sono corsi che affinano l’abitudine ad addomesticare l’astrazione. Viviamo in un’epoca dove algoritmi e modelli influenzano ogni cosa: capire come funzionano è potere reale
- Scienze Ambientali e Sostenibilità, (felici si sentire questa disciplina nella sua lista – ndr). Se la bussola è il Pianeta e la sua salute, questi percorsi ti danno strumenti per affrontare la crisi climatica e la gestione delle risorse
- Economia e Data Science, un mix tra modelli quantitativi e dinamiche sociali. Utile per interpretare dati, trend, mercati e processi decisionali
Cambiamo lato della cattedra: gli insegnanti
Vediamo qui cosa suggerisce Greison ai docenti per risvegliare il fuoco dell’insegnamento che c’è in loro: “Direi una cosa semplice e scomoda: tornare a ricordarsi perché hanno iniziato. Non il programma, non il registro elettronico, non la burocrazia. L’istante iniziale. Quello in cui una disciplina li ha presi per il colletto e non li ha più lasciati andare.
Il fuoco dell’insegnamento non si riaccende aggiungendo metodi, ma togliendo strati di difesa. La stanchezza di chi insegna oggi è spesso una stanchezza da protezione: proteggersi dal disincanto degli studenti, dal cinismo del sistema, dall’idea che tanto non serve.
E invece serve eccome. Suggerirei ai docenti di rimettere una domanda vera in aula. Una sola, ma che li riguarda personalmente. Non cosa dice il programma, ma perché questa cosa mi ha cambiato la testa. Gli studenti riconoscono subito quando una spiegazione è viva e quando è solo corretta.
Poi direi: rischiate l’incompletezza. Non abbiate paura di dire questa cosa non è semplice, qui non c’è una risposta unica, anch’io ci ho messo anni a capirla. La passione nasce lì, non nella perfezione, ma nel pensiero che si muove“.
“Smettete di pensare che dobbiate competere con i social o con l’intrattenimento – consiglia la nostra intervistata -. La scuola non deve essere veloce, deve essere profonda. Un docente che pensa davvero, davanti agli studenti, è ancora l’oggetto più rivoluzionario che esista“.
Greison si è già incamminata in questo 2026 conscia che sarà “un anno di attraversamenti: libri che diventano scena, spettacoli che resistono nel tempo e la convinzione che la scienza, quando è raccontata dal vivo, non smette mai di produrre domande nuove“.
Chi la vuole conoscere di persona, la può trovare in scena l’11 maggio al Teatro Carcano di Milano e ancora prima il 14 aprile al Teatro di Fiesole. Per il calendario completo, sempre aggiornato, c’è un solo posto scientificamente affidabile, il suo sito web personale.
L'articolo Greison: non bisogna capire in fretta, ma capire davvero è stato pubblicato su GreenPlanner Magazine.
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