Venezuela, l’UE chiede il rispetto del diritto internazionale ma non condanna l’operazione USA
Bruxelles – L’UE alla finestra sulla crisi in Venezuela innescata dall’operazione militare con cui gli Stati Uniti hanno catturato il presidente, autoproclamato e non riconosciuto da gran parte dei governi mondiali, Nicolas Maduro, e sua moglie, Cilia Flores. Un blitz che avrebbe fatto almeno 80 vittime a Caracas, tra civili e militari. L’Alta rappresentante UE per gli Affari Esteri, Kaja Kallas, ha invitato “tutti gli attori alla calma e alla moderazione”, e ricordato a Washington che, in qualità di membro del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, “ha una responsabilità particolare” di difendere i principi del diritto internazionale.
La dichiarazione diffusa da Kallas è stata sostenuta da 26 Paesi membri – si è sfilata l’Ungheria – ed è la prima reazione coordinata del blocco UE, a quasi 48 ore dall’attacco senza precedenti ordinato da Donald Trump contro la leadership venezuelana. Bruxelles ha evitato un’esplicita condanna all’incursione militare USA – solo il premier spagnolo Pedro Sanchez ha accusato apertamente Washington di violazione del diritto internazionale – e ha preferito sottolineare l’illegittimità di Maduro, al potere a Caracas da oltre un decennio e responsabile di una feroce repressione contro l’opposizione democratica nel Paese. Un equilibrismo rischioso, che espone un’altra volta l’UE alle accuse di doppi standard. E all’estrema imprevedibilità (e aggressività) dell’amministrazione USA.

In linea con quanto affermato dalla premier italiana Giorgia Meloni, la nota di Bruxelles offre una sponda all’alleato atlantico e alle sue presunte motivazioni: “L’UE condivide la priorità di combattere la criminalità organizzata transnazionale e il traffico di droga, che rappresentano una grave minaccia alla sicurezza a livello mondiale”, sostengono i 26 Paesi membri. Maduro è accusato infatti di narcoterrorismo e cospirazione per l’importazione di cocaina: già incriminato nel 2020 da una commissione dell’ONU, che ne chiese un processo alla Corte penale internazionale, il leader chavista è stato indicato dai pubblici ministeri come il vertice di una rete di traffico di cocaina sponsorizzata dallo Stato, che collaborava con alcuni dei gruppi di narcotrafficanti più violenti e prolifici dell’America Latina.
Ma l’amministrazione Trump, che da mesi porta avanti una campagna di delegittimazione degli organismi multilaterali, non ha alcuna intenzione di portare Maduro all’Aia: il presidente del Venezuela è attualmente in carcere a New York e comparirà già oggi davanti alla corte federale di Manhattan. Di fronte alla scarsa considerazione che Trump ha della leader dell’opposizione venezuelana, Maria Corina Machado, l’UE prova a puntare i piedi: “Il rispetto della volontà del popolo venezuelano rimane l’unico modo per il Venezuela di ripristinare la democrazia e risolvere l’attuale crisi”, sottolinea la nota di Bruxelles. Secondo Trump, la vincitrice del premio Nobel per la Pace non gode di sostegno né di rispetto in Venezuela, mentre l’UE l’ha indicata già da tempo come legittima vincitrice delle elezioni del luglio 2024, e il Parlamento europeo ha conferito a lei e al candidato del suo partito, Edmundo Gonzalez Urrutia, il premio Sacharov per la libertà di pensiero.
Coerentemente con la nuova ‘dottrina Donroe‘ (dalla politica di influenza in centro e sud America, il “cortile di casa” degli Stati Uniti, teorizzata dal presidente James Monroe a inizio ‘800), Trump ha affermato dopo l’operazione militare che Washington avrebbe guidato il Venezuela e avvertito Caracas della possibilità di un secondo attacco in caso di mancata collaborazione. Ieri, in un’intervista a The Atlantic, si è rivolto direttamente alla presidente ad interim, Delcy Rodríguez, ex numero due di Maduro: “Se non fa quello che è giusto, pagherà un prezzo molto alto, probabilmente più alto di quello di Maduro”, ha minacciato Trump.
Resta da capire quali siano le cose giuste da fare secondo la Casa Bianca. Di mezzo non c’è solo la rottura dei legami con il narcotraffico, ma anche le mire americane sugli immensi giacimenti petroliferi del Venezuela. Il presidente americano ha affermato esplicitamente che “gli Stati Uniti hanno bisogno di accesso totale al petrolio e ad altre risorse in Venezuela”. Per poi rilanciare, ai cronisti a bordo dell’Air Force One, la minaccia alla Groenlandia: “Ne abbiamo bisogno dal punto di vista della sicurezza nazionale, è così strategica. In questo momento è piena di navi russe e cinesi ovunque e la Danimarca non sarà in grado di occuparsene”, ha affermato Trump.
Intanto, in una lettera, sottoscritta da 37 europarlamentari e inviata alla Presidente della Commissione europea Ursula Von der Leyen e all’Alto rappresentante Kaja Kallas, “chiediamo di condannare l’aggressione al Venezuela e il rapimento del suo Presidente, azioni che sono incompatibili con ogni principio di legalità”, annuncia Danilo Della Valle, europarlamentare del Movimento 5 Stelle. “Anziché avallare tale disegno autoritario, le Istituzioni europee dovrebbero coordinare gli Stati membri per chiedere la convocazione di una riunione straordinaria del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sul caso Venezuela – spiega il deputato -, così da proseguire gli sforzi diplomatici volti a ridurre l’escalation e a prevenire ulteriori azioni militari”.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




