I piedi dimenticati (e nascosti) sono gli eroi indiscussi del Cammino di Santiago

Gen 1, 2026 - 06:30
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I piedi dimenticati (e nascosti) sono gli eroi indiscussi del Cammino di Santiago

Ci sono i piedi da ballerino, che saltano e volteggiano sul palco come se sfidassero la gravità, e i piedi da sportivo, sempre pronti a scattare verso il prossimo record. E poi ci sono i piedi da camminatore, che magari non si vedono così tanto nei profili social perché, diciamocelo, non fanno sognare come un passo di tango o una corsa dei cento metri piani. È di loro, però, che dovremmo parlare, quei due umili servi che ci portano ogni giorno da un punto A a un punto B e sono i veri protagonisti, a volte maltrattati e dimenticati, quando ci imbarchiamo in un cammino. 

Partiamo dal principio: i piedi sono sottovalutati. Eppure la nostra lingua, e dunque il nostro immaginario interiore, ne è pieno, come ci sottolinea il vocabolario Treccani: gettarsi ai piedi; levarsi dai piedi; mettere un piede in fallo; mettere piede; tenere in piedi; rimettersi in piedi; pestare i piedi; pezza da piedi; piedi piatti; prendere piede; puntare i piedi; fatto coi piedi; con i piedi di piombo; da capo a piedi; fra i piedi; reggersi in piedi; su due piedi; sotto i piedi o ai piedi di. I piedi sono parte del nostro modo di esprimerci, ma nonostante questo non siamo ancora capaci di trattarli con l’attenzione che meriterebbero. Un grave errore, perché li usiamo per tutto: camminare, ballare o saltare. E anche così li diamo per scontati, chi mai si ferma a pensare alla loro importanza nella nostra vita? […]

C’è un aspetto del cammino che non possiamo ignorare: l’aiuto reciproco tra pellegrini. Non parlo solo di condividere una borraccia d’acqua o un panino, ma di quel mutuo soccorso che passa proprio dai piedi. Non c’è niente di più intimo, nel mezzo di un cammino, che aiutare un altro viandante a sistemarsi i piedi. La familiarità con le estremità inferiori del nostro corpo è stata persa come conseguenza dell’evoluzione della cultura occidentale, che ha determinato che la vita a cui aspirare sarebbe stata in piedi, seduti attorno a un tavolo o davanti alla scrivania. In più la divisa di riconoscimento delle persone di successo doveva coprire tutto il corpo, calzari compresi, da indossare all’interno di qualunque edificio: nei luoghi pubblici, ma ormai anche in casa, specialmente altrui. 

Qualcuno ha ceduto alle ondate di esotismo orientale, per cui chiede di togliersi le scarpe agli ospiti che sopraggiungono, ma possiamo convenire sul fatto che abbiamo perso la dimestichezza con l’esistenza stessa dei piedi, nelle relazioni sociali, e preferiamo tenerli nascosti. Devo riconoscere che qualcuno sta manifestando un certo risveglio da questo punto di vista. Quando ho affrontato uno dei cammini che portano a Santiago, mentre mi avvicinavo alla meta, credo si trattasse proprio della penultima tappa, ho potuto godere di una gioia inaspettata. 

Arrivati a destinazione abbastanza presto, nel primo pomeriggio, ci siamo ritagliati un po’ di tempo per ciondolare per le vie del villaggio, guardare le vetrine, curiosare nelle chiesette e berci una birra ghiacciata all’aperto, in una piazza assolata ma fornita di frondosi alberi che ci regalavano refrigerio dalla calura agostana. Per le viuzze, ho scovato l’insegna di un massoterapista che offriva un servizio di pilgrim massage: gambe, piedi e spalle a trenta euro per mezz’ora. Mi ci sono fiondato all’istante. Inutile dirvi che cosa le mani forti e spietate di quel professionista abbiano trovato sotto pelle, e di come abbiano scavato, premuto, stirato per decontratturare ogni parte di me. Ha finito con i piedi, che mi hanno fatto sentire dolori mai provati prima. 

Sono uscito dalla seduta svuotato, e quella notte ho dormito ininterrottamente fino all’ora della sveglia alle cinque e mi sono chiesto come mai nessuno si sia ancora organizzato con servizi di massaggi, riflessologia plantare e pedicure negli ostelli, o in banchetti sparsi per la strada. Invece di vendere bastoni di legno e orrende immaginette di santi, potrebbero garantirsi un introito molto più gradito.

 

Tratto da “Quel che resta di Santiago. Gioie e dubbi di un pellegrino poco ortodosso” di Diego Passoni, Sonzogno, pp. 224, 17 euro

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Redazione Redazione Eventi e News