Il digiuno terapeutico: una pausa che rigenera corpo e mente e aiuta a prevenire molte patologie
Il digiuno è praticato sin dall’antichità ed è poi diventato parte integrante di tante tradizioni religiose. Tra quelli più praticati il TRE e il digiuno intermittente. Tra i benefici, aiuta a ridurre la resistenza insulinica, a riequilibrare il metabolismo dei grassi e a migliorare la composizione corporea
di Elisa Leone, Dottoressa in Scienze della Nutrizione Umana
In un’epoca in cui il cibo è disponibile in ogni momento e la sedentarietà è diventata la norma, la medicina moderna si trova a fronteggiare le cosiddette “malattie del benessere”: obesità, diabete di tipo 2, sindrome metabolica, malattie cardiovascolari e tumori rappresentano oggi le grandi epidemie silenziose delle società industrializzate. Eppure, in questo contesto di sovrabbondanza, proprio nell’alternanza tra periodi di nutrizione e astensione alimentare — pratica che per millenni ha accompagnato l’evoluzione dell’essere umano — sembra celarsi una delle chiavi per prevenire e contrastare molte delle patologie legate allo stile di vita moderno.
Il digiuno, infatti, accompagna la storia dell’umanità fin dalle sue origini: dalle tribù primitive, che alternavano lunghi periodi di scarsità alimentare a brevi fasi di abbondanza, fino ai rituali religiosi e spirituali delle grandi civiltà. Nell’antica Grecia, filosofi e medici come Pitagora, Ippocrate e Galeno lo consideravano un rimedio naturale per ristabilire l’equilibrio del corpo e della mente. In seguito, è divenuto parte integrante di molte tradizioni religiose, da quelle orientali fino al cristianesimo, dove il “digiunare” significava purificare il corpo e lo spirito, rafforzando la disciplina interiore. Oggi, la ricerca scientifica conferma molte di quelle intuizioni, riscoprendo questo comportamento alimentare come un potente alleato della salute. Numerosi studi clinici e sperimentali dimostrano che periodi controllati di astensione dal cibo possono attivare meccanismi biologici, insiti nel nostro DNA, in grado di stimolare la riparazione cellulare, rallentare i processi di invecchiamento, favorire la longevità e offrire una protezione contro le malattie croniche.
Cosa accade quando digiuniamo
Durante il digiuno, l’organismo entra in una fase di vero e proprio “reset metabolico”. Esaurite le riserve di glucosio, il corpo inizia a utilizzare i grassi come principale fonte energetica, producendo corpi chetonici che nutrono i tessuti – incuso il cervello – e hanno effetti antinfiammatori e neuroprotettivi. Questo passaggio, noto come “switch metabolico”, innesca una cascata di processi positivi: migliora la sensibilità insulinica, l’equilibrio ormonale e l’efficienza metabolica, riduce colesterolo, trigliceridi e pressione arteriosa; diminuisce lo stress ossidativo e l’infiammazione sistemica; migliora la composizione e la biodiversità del microbiota intestinale; rafforza il sistema immunitario; promuove la chetogenesi e la neuroplasticità, con benefici per le funzioni cerebrali (come concentrazione e memoria) e per l’umore; promuove, inoltre, meccanismi cellulari come l’autofagia, stimolando l’attivazione di geni legati alla longevità e alla rigenerazione tissutale. Studi clinici hanno dimostrato che anche semplici protocolli di digiuno intermittente — come il 16:8 (con 16 ore di digiuno e 8 di alimentazione) possono avere effetti comparabili a una restrizione calorica cronica, ma con maggiore sostenibilità nel tempo.
In altre parole, il digiuno non indebolisce, come spesso si crede, ma rigenera. Temporaneamente liberato dall’attività digestiva, l’organismo può concentrare le sue energie nei processi di manutenzione e riparazione delle proprie strutture cellulari, garantendoci un migliore benessere fisico e mentale, sia nel breve che nel lungo periodo.
Le diverse forme di digiuno terapeutico
Non tutti i digiuni sono uguali. Tra le modalità più studiate e praticabili troviamo:
- digiuno intermittente (Intermittent Fasting: IF): alterna giorni di alimentazione a fasi di astensione dal cibo, ad esempio secondo il modello 5:2 o 4-3;
- Time Restricted Eating (TRE): in cui si mangia solo in una finestra temporale definita della giornata (6-8-10 ore), sincronizzando i pasti con i ritmi circadiani. È la forma più sostenibile e adatta alla vita quotidiana;
- digiuno prolungato: da svolgere sotto supervisione di un medico, che può durare da 2 a 7+ giorni, che induce una profonda chetosi e detossificazione;
- dieta mima-digiuno (Fasting Mimicking Diet: FMD): sviluppata dal professor Valter Longo, che riproduce molti degli effetti del digiuno totale pur garantendo un apporto minimo di nutrienti di origine vegetale.
Tutte queste strategie condividono un obiettivo comune: limitare l’eccesso calorico e permettere all’organismo di riattivare i propri meccanismi naturali di autoguarigione.
Digiuno alleato contro le malattie del benessere
Le evidenze scientifiche raccolte negli ultimi decenni mostrano che il digiuno terapeutico può contribuire non solo al controllo del peso, ma può avere anche un impatto significativo nella prevenzione e nel trattamento di molte patologie croniche.
Nel caso della sindrome metabolica e del diabete di tipo 2, aiuta a ridurre la resistenza insulinica, a riequilibrare il metabolismo dei grassi e a migliorare la composizione corporea, favorendo la perdita di massa grassa (in particolar modo del grasso viscerale, quello più pericoloso per il rischio cardiovascolare) senza compromettere quella muscolare.
In ambito oncologico, studi recenti suggeriscono che periodi controllati di restrizione calorica possono ridurre i livelli del fattore di crescita insulino-simile (IGF-1), che favoriscono la proliferazione cellulare, rendendo le cellule tumorali più vulnerabili ai trattamenti chemioterapici, proteggendo al contempo quelle sane.
Inoltre, diversi lavori scientifici indicano che il digiuno può avere effetti neuroprotettivi, migliorando le funzioni cognitive e riducendo il rischio di malattie neurodegenerative, come Alzheimer e Parkinson.
Sicurezza e personalizzazione: le parole chiave
Al pari di ogni intervento terapeutico, anche il digiuno va praticato con criterio: non è un rimedio universale né privo di rischi e non sostituisce le terapie mediche. È fondamentale che sia adattato e personalizzato alle esigenze individuali e monitorato da professionisti esperti, specialmente in presenza di patologie o terapie farmacologiche, gravidanza o disturbi alimentari.
Ma se correttamente applicato e integrato in uno stile di vita sano — basato su alimentazione funzionale equilibrata, attività fisica regolare e corretta gestione dello stress — il digiuno terapeutico può diventare uno strumento di prevenzione potente e accessibile a tutti.
Una pausa consapevole per vivere meglio
In sintesi, possiamo affermare che riscoprire il valore terapeutico delle pause alimentari non significa privarsi del cibo, ma ritrovare l’armonia con i ritmi biologici più profondi dell’essere umano, trasformando la nutrizione in una forma evoluta di prevenzione.
Il digiuno, se praticato correttamente, non è un sacrificio, ma un atto di cura. È un invito a rallentare, un ritorno all’essenziale, un modo per permetterci di ascoltare i segnali e a restituire all’organismo il tempo per svolgere il lavoro che meglio riesce a fare: rigenerarsi.
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