Il Madagascar colpito da due cicloni devastanti in 10 giorni

Il 14 febbraio il governo del Madagascar ha dichiarato lo stato di calamità nazionale dopo il passaggio del ciclone Gezani che il 10 febbraio ha colpito la costa nord-orientale, vicino a Toamasina, la seconda città più grande del Paese. Secondo un bilancio provvisorio fatto il 16 febbraio dal Bureau National de Gestion des Risques et des Catastrophes (BNGRC), Gezani ha fatto almeno 59 vittime e costretto oltre 16.000 persine ad abbandonare le loro case. 15 persone risultano ancora disperse e 804 ferite, e che circa 424.000 malgasci sono state colpiti dai danni causati dalla tempesta.
Una valutazione provvisoria dei danni del BNGRC mostra che sono stati colpiti dal ciclone Gezani 25 distretti in 5 regioni – Atsinanana, Analamanga, Analanjirofo, Itasy e Alaotra Mangoro – e che migliaia di case sono state danneggiate o distrutte, con alcune aree che hanno riportato gravi danni alle infrastrutture, compresi ospedali e scuole.
Il ciclone Gezani ha colpito il Madagascar con venti a circa 185 km/h e raffiche fino a circa 270 km/h, con forti piogge che hanno causato inondazioni in diversi distretti, rendendo alcune strade completamente impraticabili.
Il 13 febbraio l'Office for the Coordination of Humanitarian Affairs dell’Onu (OCHA) ha avvertito che il ciclone si era spostato nel Canale del Mozambico e potrebbe colpire il Mozambico centrale e meridionale, «con la possibilità che possa tornare a curvare verso la costa sud-occidentale del Madagascar». Il 31 gennaio sulla grande isola dell’oceano indiano si era abbattuto il ciclone tropicale Fytia, causando diffuse inondazioni nel Madagascar nord-occidentale con 12 morti, più di 31.000 sfollati e oltre 200.000 danneggiati in 35 distretti in 9 regioni, con la regione di Boeny che è stata la più colpita", ha dichiarato l'agenzia delle Nazioni Unite.
A gennaio, dopo settimane di forti piogge, gravi inondazioni hanno colpito alcune zone dell'Africa meridionale. E tra i Paesi più colpiti c’è nuovamente il Mozambico. Le inondazioni hanno causato lo straripamento dei fiumi, spingendo il governo di Maputo a dichiarare l'allerta rossa il 16 gennaio e a chiedere assistenza umanitaria. In Sudafrica, le inondazioni hanno colpito le province di Limpopo e Mpumalanga, facendo almeno 30 vittime, danneggiando migliaia di case e costringendo a evacuazioni, anche dal Kruger National Park.
il World Food Programme dell’Onu (WFP) ha appena pubblicato un rapporto nel quale lancia un accorato allarme rispetto alla sua capacità di risposta che è «Gravemente limitata a causa della diminuzione dei finanziamenti e della mancanza di scorte alimentari al di là di una risposta di emergenza iniziale. Oltre alle misure preventive e agli interventi rapidi già pianificati, non sono disponibili finanziamenti per affrontare il ciclone». Per ricostituire le sue riserve, il WFP ha urgente bisogno di 50.000 dollari per pre-posizionare circa 20 tonnellate di cibo prima di un possibile nuovo ciclone.
Dopo 17 giorni dal passaggio del ciclone Fytia e una settimana da quello di Gezani, circa 80.000 persone si trovano ancora in 75 centri di accoglienza, mentre altri sfollati sono ospitati da parenti o sistemati in insediamenti informali. La mobilitazione e la solidarietà nazionale per le persone colpite in Madagascar sono enormi e il governo di transizione militare-civile sta cercando di dare un'immagine di efficienza ed equità nella distribuzione degli aiuti, ma questi nuovi disastri climatici che si verificano in un contesto di sicurezza alimentare già compromessa. Secondo il WFP, «1,57 milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare in Madagascar, di cui 84.000 in situazioni di emergenza. Questa cifra potrebbe raggiungere 1,8 milioni nei prossimi mesi».
Per mitigare l'impatto delle tempeste, l'agenzia ha distribuito in anticipo denaro contante a 50.000 persone a Toamasina, consentendo alle famiglie più vulnerabili di prepararsi alla tempesta. Prevede inoltre di distribuire biscotti fortificati e riso a 11.000 persone a Toamasina e a 7.000 residenti della capitale, Antananarivo, colpiti indirettamente dai cicloni. Nelle regioni nord-occidentali colpite da Fytia, il WFP sta inoltre preparando un rapido intervento di recupero di tre mesi per circa 18.000 persone, continuando nel contempo a fornire supporto logistico alla risposta umanitaria complessiva.
Ma lo stesso WFP ha evidenziato che «A seguito della dichiarazione di calamità nazionale da parte del governo e del suo appello all'assistenza internazionale, sono necessarie risorse urgenti per rafforzare il sostegno alle famiglie sfollate e in situazione di insicurezza alimentare che stanno affrontando molteplici shock». Invece, nei prossimi sei mesi l’agenzia Onu si troverà ad affrontare un deficit di 18,3 milioni di dollari per le sue operazioni di emergenza in Madagascar. Privo di risorse sufficienti, il WFP ha già ridotto gli aiuti pianificati durante la stagione magra ad appena il 10% dei beneficiari inizialmente previsti, lasciando oltre mezzo milione di persone senza assistenza in un momento critico.
Tania Goossens, direttrice del WFP in Madagascar, era sull’Isola fino al 13 febbraio per una missione nella città di Tamatave con altre agenzie Onu e partner umanitari e dice che «La portata della distruzione è sconvolgente. Durante la mia visita, ho visto famiglie che cercavano di recuperare quel poco che restava delle loro case; molte passavano la notte in abitazioni con i tetti scoperchiati, in un periodo in cui le piogge sono frequenti. Alberi sradicati e detriti in tutta la città bloccano le strade. Il carburante è difficile da reperire».
La Goossens ha aggiunto che «Oltre all'urgente necessità di cibo, siamo preoccupati per le condizioni idriche, igienico-sanitarie e igieniche, poiché la mancanza di acqua pulita e le infrastrutture danneggiate aumentano il rischio di epidemie. Crescono anche le preoccupazioni relative alla protezione dei gruppi vulnerabili, in particolare donne, bambini, anziani e persone con disabilità».
La direttrice del WFP in Madagascar ha confermato che «Le esigenze che ho riscontrato sul campo superano di gran lunga la nostra attuale capacità. Oltre alle azioni preventive e alle risposte rapide pianificate, non sono disponibili finanziamenti per la risposta ai cicloni, ed è essenziale il sostegno urgente dei donatori per garantire una rapida consegna e colmare i gap nelle pipeline per fornire a sostegno delle popolazioni colpite dai cicloni. Una risposta basata sul denaro è fondamentale per fornire rapidamente assistenza su larga scala, ripristinare il potere d'acquisto delle famiglie colpite e stimolare i mercati locali. Le famiglie ci raccontano di aver perso tutto. Molte si rifugiano in case danneggiate o in luoghi temporanei, incerte su come reperire il prossimo pasto».
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