Il nodo dei progetti del PNRR incompiuti e dei "cantieri fantasma"

Febbraio 12, 2026 - 16:00
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Il nodo dei progetti del PNRR incompiuti e dei "cantieri fantasma"

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L’Italia si appresta ad affrontare una fase decisiva per la chiusura del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).


Secondo quanto emerso dalla settima relazione governativa trasmessa al Parlamento a fine 2025, il quadro è piuttosto contraddittorio: se da un lato il cronoprogramma formale delle scadenze è stato rispettato, consentendo l’incasso del 79% delle risorse totali (circa 153 miliardi di euro), dall’altro la spesa effettiva sul campo fatica a decollare. Alla data del 30 novembre 2025, infatti, risultava speso solo il 52% dei fondi, un dato che evidenzia come la realizzazione delle opere più complesse sia ancora molto lontana dal traguardo finale.

Tra progetti attivi e opere incompiute

Nonostante i numeri ufficiali parlino di oltre 550.000 progetti attivi e di un tasso di avvio che sfiora il 97%, la qualità e la velocità dell’esecuzione restano i veri punti critici. Tendenzialmente, le opere che mobilitano più risorse e presentano una maggiore complessità tecnica accumulano i ritardi più significativi. È in questo contesto che si inseriscono le vicende di Comuni come San Polo d’Enza e Città di Castello.

A San Polo d’Enza, la demolizione della scuola primaria “Renzo Pezzani”, avvenuta a settembre 2024, ha lasciato spazio a un cantiere che oggi appare come un semplice scheletro. I 250 bambini delle 11 classi coinvolte sono attualmente sistemati in via provvisoria tra i locali di una mensa appena ristrutturata e le aule di una frazione vicina. L’appalto, gestito tramite Invitalia, è stato aggiudicato con un ribasso del 32,58%, una soglia che ha reso l’intervento insostenibile per l’impresa aggiudicataria.

A pesare in modo determinante sono i ritardi del cantiere, imputabili a un’impresa che si è vista assegnare ben 22 appalti PNRR contemporaneamente, dislocati dalla Sicilia al Friuli. Questo eccesso di commesse affidate agli stessi soggetti genera un rischio concreto di opere incompiute, con la consegna prevista per fine giugno che appare sempre più incerta.

Macerie e paradossi burocratici: Città di Castello e Roseto degli Abruzzi

Similmente, a Città di Castello, la scuola media “Dante Alighieri” è oggi ridotta a un cumulo di sassi e mattoni dopo la rescissione del contratto con la ditta appaltatrice. L’ultima lezione nell’edificio risale all’8 marzo 2024. Da allora, il cantiere è rimasto bloccato per oltre un anno. Nonostante l’assenza fisica della sede, l’Ufficio Scolastico Regionale ha proceduto con il piano di dimensionamento, prevedendo l’accorpamento all’istituto Pascoli di una scuola che, al momento, consiste solo in macerie.

Situazione analoga si registra a Roseto degli Abruzzi, dove il Comune ha dovuto risolvere il contratto a causa di lavori fermi da mesi, trovandosi ora nell’urgente necessità di reperire fondi alternativi per far ripartire l’opera. Questi casi dimostrano come le inefficienze accumulate nella fase di progettazione e gestione centralizzata – spesso affidata a Invitalia – si siano riversate sulla fase esecutiva.

La sesta revisione del Piano e la flessibilità degli strumenti finanziari

Per far fronte a queste difficoltà strutturali, accentuate dall’inflazione e dai ritardi amministrativi, il Governo ha varato una profonda revisione del PNRR, approvata dalle istituzioni europee il 25 novembre. Questo aggiornamento ha interessato ben 173 misure, semplificando le procedure e rimodulando oltre 13,4 miliardi di euro. Una delle soluzioni strategiche adottate per non perdere i finanziamenti è stata il dirottamento di circa 23,5 miliardi di euro verso le cd. facility finanziarie.

Attraverso questi strumenti, lo Stato può considerare l’obiettivo raggiunto assumendo impegni giuridicamente vincolanti entro il 2026, pur permettendo che la realizzazione fisica delle opere prosegua anche negli anni successivi. Tuttavia, questa flessibilità non risolve il problema immediato dei Comuni che hanno già abbattuto le proprie strutture scolastiche e che ora si trovano senza un operatore economico o senza fondi sufficienti per completare le ricostruzioni a causa della scadenza degli accordi quadro ministeriali.

Il rischio di “reversal” e la sostenibilità del sistema produttivo

L’ultima fase del Piano non è priva di incognite legali e finanziarie. L’esecutivo ha richiamato l’attenzione sul rischio di “reversal”, ossia la possibilità che riforme o investimenti già valutati positivamente possano essere riesaminati e bocciati se dovessero sopravvenire cambiamenti che ne inficiano la tenuta. In tale scenario, l’Italia potrebbe essere chiamata a restituire risorse già erogate. Come sottolineato dall’Unione dei Consorzi Stabili Italiani (UCSI), le imprese si ritrovano spesso a finanziare indirettamente le opere pubbliche, anticipando capitali ingenti a causa di ritardi cronici nei pagamenti degli stati di avanzamento lavori.

La sfida dei prossimi mesi

Mentre il numero totale delle scadenze è stato ridotto da 614 a 575 tramite accorpamenti e semplificazioni, la pressione sui territori non accenna a diminuire. Il nuovo Decreto PNRR di gennaio 2026 punta proprio ad agevolare il completamento dei target finali, ma resta l’incertezza per quegli interventi tagliati o ridimensionati durante le varie revisioni.

La riuscita complessiva della “Missione Italia” sarà determinata dalla capacità di trasformare i fondi incassati in infrastrutture reali e funzionali entro l’estate, evitando che la fase di valutazione finale si trasformi in un contenzioso sui mancati adempimenti. Per i sindaci e le comunità locali, la è anche – e soprattutto – quella di non lasciare i territori privi di servizi essenziali come le scuole, trasformate dalla fretta del PNRR in cantieri fantasma.

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