Il Venezuela ha rilasciato altri prigionieri politici, ma non c’è Alberto Trentini

Gen 2, 2026 - 09:37
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Il Venezuela ha rilasciato altri prigionieri politici, ma non c’è Alberto Trentini

Il governo del Venezuela ha rilasciato diversi di prigionieri politici per la seconda volta nel giro di pochi giorni. Ma tra le decine di detenuti che stanno lasciando il carcere non c’è Alberto Trentini, il cooperante italiano arrestato da oltre un anno e detenuto nel penitenziario di El Rodeo, nei pressi di Caracas. Una circostanza che continua a tenere alta l’attenzione diplomatica dell’Italia, mentre il quadro generale resta segnato da ambiguità, ritardi e repressione.

Secondo le autorità venezuelane, sarebbero ottantasette i prigionieri politici coinvolti nell’ultima operazione, in gran parte rinchiusi nelle carceri di El Tocorón, nello stato di Aragua, ed El Rodeo. Tuttavia, come già avvenuto in occasione del rilascio annunciato a Natale – quando dei novantanove detenuti promessi ne erano usciti poco più di sessanta – anche questa volta i numeri reali sembrano inferiori. Le ong locali parlano di poco più di trenta scarcerazioni effettive, con procedure lente e spesso opache, che alimentano incertezza e angoscia tra le famiglie.

Il ministero degli Esteri italiano segue da vicino l’evolversi della situazione. Un segnale, seppur prudente, è arrivato dal vicepremier Antonio Tajani, che in un messaggio pubblicato in italiano e spagnolo ha ribadito «il primato del diritto internazionale e la preminenza della diplomazia nella risoluzione delle controversie». Parole lette come parte di un dialogo in corso sulla sorte di Trentini, in un momento di forte tensione tra Caracas e Washington, dopo l’ultima escalation sul fronte del narcotraffico.

Sul piano interno, il rilascio dei detenuti non cambia il quadro generale. Secondo le organizzazioni per i diritti umani, in Venezuela restano in carcere tra le ottocento e le novecento persone per motivi politici, secondo il New York Times. Molte di queste sono state arrestate dopo le proteste seguite alle contestate elezioni presidenziali del 2024, vinte formalmente da Nicolás Maduro ma considerate irregolari dalla comunità internazionale. Le accuse più frequenti restano terrorismo, incitamento all’odio e complotto contro lo Stato, spesso senza processi conclusi.

Anche l’opposizione venezuelana guarda con scetticismo alle scarcerazioni, definite una «porta girevole» utile più a ottenere ossigeno politico e diplomatico che a smantellare davvero l’apparato repressivo. In questo contesto, il caso di Alberto Trentini resta aperto e simbolico: un nodo irrisolto che continua a mettere alla prova la diplomazia italiana e la credibilità del regime di Caracas.

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Redazione Redazione Eventi e News