La Cina intensifica le esercitazioni militari attorno a Taiwan

La Cina ha avviato nuove esercitazioni militari attorno a Taiwan, coinvolgendo navi da guerra, aerei e forze missilistiche e utilizzando munizioni reali. Pechino ha presentato le manovre come un avvertimento diretto contro le «forze separatiste» sull’isola e contro le «interferenze esterne». Le esercitazioni, chiamate Justice Mission 2025, proseguiranno anche domani. Secondo il comando militare cinese, le attività simulano il controllo e il blocco di zone considerate strategiche, compresi i principali porti taiwanesi. L’operazione coinvolge esercito, marina, aviazione e forze missilistiche, con manovre coordinate in mare e nello spazio aereo intorno all’isola.
Il ministero della Difesa di Taiwan ha comunicato di aver rilevato fin dal mattino la presenza di aerei e navi militari cinesi nei dintorni dell’isola. In risposta, Taipei ha schierato proprie unità e sistemi missilistici per monitorare la situazione e ha avviato esercitazioni di risposta rapida, pensate per reagire se una manovra cinese dovesse trasformarsi improvvisamente in un attacco. Anche la guardia costiera taiwanese ha inviato navi di grandi dimensioni per gestire l’attività cinese e limitare l’impatto sulla navigazione commerciale e sulla pesca.
Pechino ha difeso le esercitazioni con toni duri. In un messaggio diffuso sui social, il comando militare ha parlato di uno «scudo di giustizia» e ha avvertito che chi spinge per l’indipendenza di Taiwan verrà fermato. La Cina ribadisce di puntare alla riunificazione pacifica, ma ricorda anche di avere una legge che prevede l’uso della forza se Taiwan dovesse opporre resistenza.
Le manovre arrivano poche settimane dopo l’annuncio degli Stati Uniti di una vendita di armi a Taiwan per oltre 11 miliardi di dollari, la più grande mai approvata. L’accordo comprende sistemi missilistici e artiglieria di produzione statunitense. Pechino ha protestato ufficialmente e ha imposto sanzioni a diverse aziende e dirigenti del settore della difesa americano, accusando Washington di minare la stabilità dello stretto. Per Taipei, invece, queste forniture sono decisive per il rafforzamento delle proprie capacità difensive.
Secondo le autorità cinesi, le esercitazioni di questi giorni servono anche a scoraggiare un coinvolgimento militare di paesi esterni. Nelle scorse settimane, la premier giapponese Sanae Takaichi aveva ipotizzato un possibile intervento militare in caso di attacco cinese a Taiwan. Dal 2022 la Cina ha aumentato in modo significativo la frequenza e l’intensità delle esercitazioni attorno a Taiwan, spesso in risposta a eventi politici considerati ostili, come visite di esponenti statunitensi o prese di posizione del governo taiwanese. Justice Mission 2025 è la sesta grande operazione di questo tipo negli ultimi tre anni ed è la prima sotto la guida del nuovo comandante del Teatro Orientale, entrato in carica in autunno.
Il presidente di Taiwan, Lai Ching ha detto in un’intervista recente che il suo governo intende mantenere lo status quo senza provocazioni, ma anche rendere sempre più difficile qualsiasi ipotesi di attacco. I sondaggi indicano che la maggioranza dei taiwanesi preferisce questa linea, senza unificazione con la Cina né una dichiarazione formale di indipendenza.
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