La disperazione russa, e l’operazione di cyber-intelligence ucraina con Starlink

Quando all’inizio di febbraio SpaceX ha attivato il blocco totale dei terminali Starlink non registrati in Ucraina, le forze russe si sono trovate improvvisamente cieche. I droni hanno smesso di volare, le comunicazioni sul campo di battaglia sono collassate, gli assalti sono stati sospesi. La tecnologia che aveva rivoluzionato la guerra moderna – connessione internet ad alta velocità senza bisogno di cavi o reti mobili – si è spenta in un istante per chi non aveva registrato i propri dispositivi con il governo ucraino. La risposta di Mosca è stata duplice: coercizione e improvvisazione. E Kyjiv ha saputo sfruttarle entrambe.
Secondo il Coordinamento ucraino per i prigionieri di guerra, la Russia ha iniziato a minacciare i familiari dei soldati ucraini catturati, costringendoli a registrare terminali Starlink con le proprie generalità. «Cercando una via d’uscita dalla difficile situazione in cui si sono trovati, gli occupanti hanno rivolto la loro attenzione alle famiglie dei prigionieri di guerra», ha dichiarato l’organismo governativo. I terminali registrati sotto costrizione sarebbero poi stati usati dalle truppe russe sul fronte. Kyjiv ha avvertito che chi collabora può essere ritenuto penalmente responsabile se un dispositivo registrato a suo nome viene impiegato in un attacco contro l’Ucraina.
Parallelamente, Mosca ha cercato volontari a pagamento. Secondo Serhii Beskrestnov,, esperto di comunicazioni e consigliere del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov, venivano offerti fino a 10.000 grivnie (circa 232 dollari) per registrare terminali a nome proprio.
Mentre i servizi russi cercavano scorciatoie tra intimidazioni e incentivi economici, la 256a divisione d’assalto cyber – gruppo hacktivista ucraino – preparava una trappola. In collaborazione con InformNapalm e Militant, sono stati creati canali Telegram e bot che simulavano un servizio clandestino per inserire terminali russi nella white-list ucraina. Per rafforzarne la credibilità, InformNapalm ha finto pubblicamente di denunciarli come canali che «aiutavano i russi». L’esca ha funzionato.
Nei bot gestiti dagli ucraini, i militari russi hanno inserito volontariamente ID dei terminali, codici account Starlink, numeri satellitari e soprattutto coordinate GPS precise delle loro posizioni. In una settimana, l’operazione – battezzata ironicamente Auto-liquidazione – il gruppo ha raccolto 2.420 pacchetti completi di dati e circa 6.000 dollari in pagamenti per il finto servizio, poi destinati alle forze armate ucraine. Sono stati inoltre identificati 31 cittadini ucraini che si erano offerti di collaborare con i russi, ora segnalati ai servizi di sicurezza.
Gli identificatori dei terminali sono stati trasmessi al ministero della Difesa per l’inserimento in una blacklist permanente. Quanto alle coordinate, Militant ha lasciato intendere l’esito: «Abbiamo rispedito dei pacchi. 155s» – riferimento ai proiettili d’artiglieria da 155 millimetri. I tentativi russi di ripristinare le comunicazioni si sono trasformati in opportunità di targeting.
L’operazione segna un’evoluzione nella guerra cibernetica: non solo negare l’accesso, ma convertire ogni tentativo di aggiramento in intelligence. Ogni workaround diventa una firma digitale, e ogni firma un potenziale bersaglio.
La vicenda conferma quanto Starlink sia ormai infrastruttura critica nel conflitto. I terminali consentono comunicazioni sicure in aree dove le reti tradizionali sono distrutte, coordinano unità e guidano droni a lungo raggio. Quando il ministro Fedorov ha concordato con Elon Musk l’introduzione della registrazione obbligatoria – con verifica centralizzata per i militari e procedura civile presso i centri amministrativi – migliaia di dispositivi usati illegalmente nei territori occupati si sono spenti.
Mosca ha definito l’impatto «gestibile». Ma il fatto che soldati russi abbiano consegnato a quella che credevano un’intermediazione clandestina – e che era invece l’intelligence nemica – dati tecnici e coordinate operative racconta altro: una vulnerabilità strutturale derivante dalla dipendenza da un’infrastruttura che non controllavano. In una guerra combattuta anche nello spettro elettromagnetico, l’incertezza non è un effetto collaterale. È parte dell’arma.
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