La finzione del bipolarismo, e il ritorno del partito gialloverde filoputiniano

In quarantotto ore il bipolarismo italiano è morto, disintegrato sulla politica estera. Un uno-due micidiale che ha mandato a tappeto il fantasma di un sistema politico. Le due presunte coalizioni non hanno retto neppure con i trucchetti del parolaio parlamentare: se mercoledì, al Senato, sull’Iran, il campo largo si era slabbrato per via della defezione dei contiani, ieri, a Montecitorio, sull’Ucraina, la parrucca unitaria del centrodestra è volata via scoprendo il dissenso della Lega. Dissenso ormai esplicito – quello dei seguaci di Roberto Vannacci – tanto da gonfiare le voci di una scissione. Spettacolo da far cadere le braccia.
Peraltro anche sull’Ucraina – ma questa non è una novità – le opposizioni si sono presentate ancora una volta con sei mozioni distinte, poi fanno quella farsa dei voti incrociati, col Pd che ha votato quella dei Cinque Stelle che non esprimeva solidarietà nei confronti dei manifestanti iraniani, salvo giustamente Lia Quartapelle che si è rifiutata di votare il documento dei contiani. Il demagogico «no alle armi» ha accomunato grillini, Alleanza verdi e sinistra e due dissidenti vannacciani della Lega (ma ben quindici deputati leghisti erano assenti), tutta gente allevata dall’apprendista stregone Matteo Salvini. Vedremo cosa accadrà quando arriverà in Aula il decreto sul rifinanziamento delle missioni e sul sostegno a Kyjiv. Lì non ci saranno più nascondigli.
Nei giorni neri del bipolarismo è tornato dunque forte il partito gialloverde, l’intesa bipopulista fondamentalmente filoputiniana formata dai due cavalli di Troia cremlinofili, il M5s e la Lega. La linea del pieno sostegno di Kyjiv, fieramente illustrata a Montecitorio da Guido Crosetto, ha per fortuna dietro di sé la maggioranza del Parlamento italiano, ma il governo in realtà è andato in frantumi. Vannacci è il segno di una debolezza intrinseca della maggioranza, l’effetto di una deriva morale.
Dunque sulla politica estera che non servono molte parole per spiegarlo, è di gran lunga la questione principale in questo tempo di disordine mondiale, l’Italia ha un governo barcollante e un’opposizione a pezzi. L’analisi di Azione risulta esatta, da questo punto di vista: questo bipolarismo è una finzione. Dovrebbero prenderne consapevolezza Giorgia Meloni da una parte ed Elly Schlein dall’altra e promuovere un chiarimento all’interno delle rispettive coalizioni (abbiamo già scritto che per la segretaria del Pd il tema è più urgente), ma ormai il problema sembra più serio e strutturale.
Certo, con il poco tempo che ci separa dalle elezioni, è quasi impossibile prospettare un nuovo assetto politico; eppure bisognerebbe avere un po’ di coraggio e fantasia per preparare una diversa fase politica e istituzionale. Crollata l’illusione di un bipolarismo serio, la strada forse più coerente potrebbe essere quella di una legge elettorale proporzionale, senza tanti ammennicoli, grazie alla quale ciascun partito sarebbe chiamato a presentarsi con la propria faccia e le proprie idee e poi a cercare in Parlamento una convergenza programmatica.
Sull’Ucraina e in parte sull’Iran c’è un asse maggioritario Fdi-Fi-Azione-Italia Viva-Più Europa-Pd (almeno finora) e una minoranza Lega-M5s-Avs, ma si fa finta di niente, nel teatro dell’assurdo della politica italiana. Poi dicono che il pubblico, cioè gli elettori, non paga più il biglietto.
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