La parola del 2026 è «affordability»

Al Politecnico di Milano ci stanno lavorando da un po’, confrontando i prezzi delle case con redditi e salari. A New York il neo sindaco Zohran Mamdani ha vinto le elezioni parlando quasi soltanto del costo della vita troppo alto per gran parte dei cittadini. E non serve consultare l’oroscopo del nuovo anno per sapere che molto probabilmente, in vista delle prossime elezioni, se ne parlerà ancora.
Ma il problema dell’affordability – parola dell’anno secondo l’Economist – dopo anni di inflazione alle stelle ormai sembra non riguardare solo le grandi città. Dagli Stati Uniti abbiamo importato in Europa questa parola come uno slogan quasi intraducibile. In italiano la traduciamo come accessibilità o abbordabilità economica. È affordable quello che ci si può permettere con il proprio stipendio. Ma se i prezzi salgono e gli stipendi restano bassi, con gli stessi soldi di prima si possono comprare meno cose e l’affordability di alcuni beni diventa un problema. È un concetto molto simile al potere d’acquisto, insomma.
In Italia, dove i salari reali negli ultimi cinque anni sono crollati di oltre l’8 per cento, il mismatch tra prezzi e redditi è diventato un problema economico enorme, che però resta nascosto nel silenzio generale. Il prezzo della casa e l’affitto sono troppo alti per molte fasce di lavoratori e di studenti. L’inflazione ha fatto schizzare i prezzi. E anche se ora è tornata al 2 per cento, i prezzi sono rimasti alti, mentre i salari non sono riusciti a stare al passo. Nel mezzo si è creato un gap enorme che si riflette sui consumi e sulla crescita.
La soluzione, ovviamente, non può essere una discesa dei prezzi ai livelli del 2019, con una deflazione che genererebbe una grande crisi.
L’Economist spiega che, davanti a questa situazione, gli elettori vogliono cose contraddittorie: «Prezzi bassi quando fanno acquisti, salari alti per sé»; «Prezzi delle case in aumento quando ne sono proprietari e più bassi quando i loro figli vogliono comprarne una». Secondo il settimanale britannico, la preoccupazione per l’affordability però sarebbe eccessiva. I prezzi dei generi alimentari sono aumentati bruscamente, così come quelli dell’energia. Ma i salari, seppure non in maniera omogenea, stanno crescendo.
Tuttavia, spiega l’Economist, la questione dell’accessibilità economica non si esaurisce più solo nel prezzo del latte o dell’elettricità. Man mano che le società diventano più ricche, la quota di spesa destinata ai beni prima diminuisce e quella destinata ai servizi aumenta. «Quando Donald Trump è nato, il 60 per cento dei consumi delle famiglie americane riguardava i beni primari. Oggi quella quota è scesa sotto il 40 per cento, mentre è aumentata la parte destinata ai servizi». Il problema dell’affordability quindi riguarderebbe soprattutto i prezzi servizi. Non è più tanto solo un problema di accessibilità, quindi, quanto di malessere economico rispetto a un passato in cui era più abbordabile andare dal parrucchiere o dall’estetista o prenotare le vacanze estive.
Ma soprattutto, al centro del dibattito politico europeo, c’è il tema dei prezzi delle case. Il piano casa del governo Meloni per il momento è rimasto sulla carta. Mentre la Commissione europea, che per la prima volta ha un commissario alla Casa – il danese Dan Jørgensen – ha presentato da poco un piano casa comunitario con investimenti monstre.
La regola dell’housing affordability, l’abbordabilità della casa, è che, per essere abbordabile, la spesa per un appartamento non deve superare il 30 per cento del reddito. Ma da Parigi a Vienna, da Milano a Roma, questa soglia è stata ormai oltrepassata. Negli ultimi anni, Roma è stata la città italiana con il divario più alto tra alti affitti richiesti e bassi stipendi: ben cinquecento euro di scarto, secondo il “Rent Gap Monitor” di Housing Anywhere. Mentre Milano è diventata – copyright di Dario Di Vico – la «città premium», accessibile solo a chi paga di più. E se l’affitto delle mura di un bar costa di più, anche lo Spritz costerà di più. Inutile meravigliarsi ogni volta che ci si sposta in provincia. Bisogna pur sopravvivere, dicono i baristi.
C’è chi propone affitti a prezzi calmierati, chi sogna invano di regolamentare il mercato immobiliare e gli affitti brevi. Per l’Economist, però, il problema europeo della casa è legato di più a un fattore di disponibilità di case. La vera difficoltà in Europa è in primo luogo quella di trovare un alloggio. Non è un caso che il piano casa europeo preveda che per colmare il divario tra domanda e offerta serviranno circa 650mila abitazioni in più ogni anno rispetto agli 1,6 milioni di immobili costruiti già.
Da Berlino a Parigi, quando un appartamento diventa disponibile può attirare centinaia di candidature. Il boom degli affitti a breve termine per turisti peggiora ulteriormente la situazione. E le norme europee di certo non permettono di costruire nuovi appartamenti dall’oggi al domani.
Questo problema di disponibilità europeo, poi, va anche ben oltre il settore immobiliare. Nella sanità, ottenere una visita medica in tempi brevi nel sistema sanitario pubblico ormai è un miracolo. Anche trovare un idraulico disponibile quando serve può essere complicato. Ma ci sono carenze anche di cuochi, camerieri, elettricisti e infermieri. E questo problema di disponibilità è destinato a peggiorare con il pensionamento della più numerosa coorte di lavoratori europei. E il tutto rende i servizi scarsamente disponibili e sempre meno affordable.
Donald Trump ha vinto le ultime elezioni presidenziali americane criticando il prezzo troppo alto delle uova durante l’amministrazione Biden. Arrivato alla Casa Bianca, le cose non sono cambiate. Il costo della vita resta alto e per la classe media questo significa un abbassamento delle condizioni di vita. Con una delle sue solite giravolte, dallo slogan «Make America Affordable Again» Trump è passato ora a sostenere che la questione dell’«affordability» è solo una «truffa» inventata dai Democratici. Ma le prossime elezioni di midterm del 2026 probabilmente si giocheranno tutte su questo.
In Italia il primo test politico giocato sull’affordability ci sarà nel 2027, ma se ne parlerà per tutto il 2026 visto che i salari reali sono fermi al palo e non saranno certo gli sconti della manovra a migliorare la vita del ceto medio. Il prossimo anno si terranno le elezioni politiche. Ma si rinnoverà anche il sindaco Milano, città al centro delle discussioni nazionali per il suo alto costo della vita. Ci sarà chi se la prenderà con il governo di centrodestra, chi con le ultime amministrazioni di centrosinistra di Palazzo Marino. La soluzione per abbassare i prezzi delle case e dell’energia non potrà che essere quella di costruire nuove case e nuovi parchi eolici. Quasi tutti saranno d’accordo, ma sempre e solo nel cortile di qualcun altro.
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