L’accordo del secolo tra India e Unione europea

Oggi è un giorno importante per l’India. Il 26 gennaio del millenovecentocinquanta entrò in vigore la nuova Costituzione, adottata due mesi prima dall’Assemblea Costituente, che concluse la transizione coloniale dando vita alla grande democrazia che oggi conosciamo. Ma questo Giorno della Repubblica dell’India potrebbe anche essere ricordato per ciò che molti definiscono «l’accordo del secolo» o «la madre di tutti gli accordi»: il via libera alla nascita dell’Accordo di Libero Scambio fra Unione Europea e India, in grado di creare un mercato di due miliardi di esseri umani, pari a oltre il venticinque per cento del Pil globale.
Non c’è soltanto l’economia: l’intesa fra UE e India potrebbe far nascere una nuova alleanza globale fra Paesi che condividono molti valori fondamentali: democrazia, diritti, libertà di culto e di pensiero, multipartismo, stampa libera, un mondo fondato sui diritti e sulle regole. Non c’è oggi alcun dossier nel quale non siano evidenti i vantaggi di un’alleanza globale fra Europa e India: la creazione di un grande mercato comune euro-asiatico, la sicurezza internazionale, il contenimento della politica autoritaria ed espansiva di Pechino, il de-coupling e il de-risking dalla Cina e la costruzione di nuove catene di approvvigionamento stabili e sicure, una democratic supply chain, l’ulteriore integrazione fra le rispettive economie, la globalizzazione dei diritti, la tutela delle democrazie dell’Indo-Pacifico, nuove politiche nei confronti del Sud Globale.
L’India può rappresentare un nuovo e solido pilastro sul quale l’Europa e l’intero Occidente possano poggiare le proprie strategie di lungo periodo, in una crescente integrazione fra Europa, Mediterraneo, Golfo e Indo-Pacifico.
L’India non è soltanto il Paese più popolato al mondo, ma è anche una grande democrazia multietnica, multiconfessionale e multiculturale, con un efficace check and balance fra potere legislativo ed esecutivo e una sempre più dinamica economia di mercato, che a breve la faranno diventare il terzo Paese al mondo per ricchezza prodotta. Anche per questo una forte alleanza fra Europa e India favorirebbe il definitivo posizionamento geopolitico dell’India nel campo delle comunità delle democrazie e potrebbe rappresentare una chiave di volta rilevante nel crescente confronto con un asse delle autocrazie sempre più assertivo sulla scena globale.
Questo è il motivo per il quale a Delhi, accanto all’accordo di Libero Scambio, verrà anche siglato un importantissimo Partenariato su Difesa e Sicurezza, che permetterà un salto di qualità nella produzione bellica euro-indiana e garantirà all’India una radicale diversificazione delle proprie catene di approvvigionamento, oggi ancora fortemente dipendenti dalla Federazione Russa, per effetto degli storici legami costruiti con l’Unione Sovietica durante la lunga stagione indiana del non allineamento.
Il nuovo partenariato su difesa e sicurezza sarà una cooperazione strutturata e multilivello che permetterà forme di consultazione permanente sulle principali crisi regionali fra le leadership politiche e militari di UE e India, lo scambio di informazioni di intelligence e la promozione di azioni comuni per «difendere l’ordine internazionale fondato su regole e multilateralismo».
India e Unione Europea condividono un forte interesse strategico nel garantire un’ampia area di sicurezza marittima fra l’Oceano Indiano e il Mediterraneo, in un’area nella quale le strozzature geopolitiche di Bab el-Mandeb e Hormuz sono minacciate dall’Iran e dai suoi proxy e nella quale le marine di Cina, Russia e Iran hanno intensificato il coordinamento e le esercitazioni militari congiunte. L’accordo prevede dunque esercitazioni militari marittime fra le marine europee e quella indiana e azioni concrete per proteggere le linee di comunicazione critiche.
Accanto ai mari il partenariato rafforzerà la cooperazione in materia di cybersecurity e difesa digitale, sempre più una priorità per Europa e India, che subiscono entrambe un crescendo di attacchi informatici e azioni ibride, in particolare dalla Russia nel teatro ucraino-europeo e dalla Cina nel teatro himalayano e dell’Indo-Pacifico.
Verrà poi dato vita a un Forum congiunto per l’industria della difesa fra UE e India, che creerà un ponte tra le aziende europee e quelle indiane, con nuove opportunità di joint venture, scambio di tecnologie e know-how e la possibilità per le industrie indiane di partecipare ai progetti europei a partire dal Safe, Security Action for Europe, con un impatto positivo anche sul sostegno alla guerra di liberazione dell’Ucraina.
A Delhi nasceranno dunque un grande accordo di libero scambio, che permetterà una crescente integrazione fra le economie di Europa e India, e un’alleanza strategica con rilevanti implicazioni geopolitiche, di difesa e di sicurezza.
Per le imprese europee l’accordo vedrà ridurre i dazi e i molti ostacoli ancora presenti: esportare in India è oggi ancora costoso, soprattutto per settori chiave come l’automotive, l’agroalimentare, il vino e i macchinari industriali. Ma i benefici non saranno a senso unico: l’India otterrà un accesso più agevole al mercato europeo, in particolare nel tessile, nei servizi informatici, nel settore farmaceutico e per alcuni prodotti agricoli.
Anche sul fronte degli investimenti l’accordo permetterà regole più chiare per incoraggiare le aziende europee a investire in India, aumentando la diversificazione geografica degli investimenti europei e facendo decollare finalmente un’ampia stagione di de-risking e de-coupling dalla Repubblica Popolare Cinese.
Ma per unire i due continenti di Europa e India servono anche connessioni terrestri e marittime. Ed è grazie agli accordi che verranno siglati in questi giorni a Delhi che sarà rilanciato il progetto strategico di IMEC, il Corridoio Economico India-Medio Oriente-Europa, quell’ampia rete infrastrutturale nave-treno-nave fra India ed Europa, attraverso gli Emirati Arabi Uniti, l’Arabia Saudita, Israele e infine il Mediterraneo, con il suo sistema portuale, nel quale l’Italia può essere un indiscusso protagonista.
Basta osservare una mappa geografica per comprendere l’importanza della nuova rotta Indo-abramitica: è la vera alternativa alla Via della Seta autoritaria di Pechino, permette di connettere Europa e Asia superando le strozzature geopolitiche degli Stretti del Golfo e di Suez, fa perno sul successo degli Accordi di Abramo, rafforza l’alleanza fra India e Israele, con il porto di Haifa già oggi controllato al settanta per cento dal gruppo indiano Adani, e valorizza l’asse strategico fra Delhi e Abu Dhabi.
L’Europa ha dunque una grande opportunità: rivolgere lo sguardo a Oriente per rafforzare sé e anche un Occidente smarrito dalla perdita, o perlomeno dall’indebolimento, dell’asse transatlantico fra il Vecchio Continente e l’America di Donald Trump.
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