Le imponenti manifestazioni in Iran, e la sfida diretta al potere degli ayatollah

Gen 9, 2026 - 23:30
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Le imponenti manifestazioni in Iran, e la sfida diretta al potere degli ayatollah

«Non ho paura, sono già morta da quarantasette anni» grida un’anziana signora in corteo per le strade di Teheran. Ha il volto insanguinato e potrebbe essere questo breve video, che i social ieri notte hanno rilanciato con insistenza, il simbolo da consegnare alla storia se la nuova rivolta scoppiata in Iran dovesse mettere alle corde il regime guidato da Ali Khamenei. In un altro video, a Rasht, un poliziotto armato di taser viene disarmato a mani nude dalla folla di manifestanti. Ma è da ogni parte del Paese che giungono immagini di persone in cammino e di edifici pubblici dati alle fiamme, come quello della sede della tv di Stato a Isfahan.

Le proteste iniziate dodici giorni fa hanno preso vigore ieri quando l’Iran è stato colpito da un blackout totale di Internet. La causa non è ancora chiara ma è già accaduto in passato che le autorità iraniane provassero a spegnere le rivolte anche bloccando i social. «Il governo usa le chiusure di Internet come strumento di repressione», ha detto al New York Times Omid Memarian, esperto di diritti umani e ricercatore per Dawn, organizzazione no profit con sede a Washington.

Stavolta le proteste si sono intensificate con il peggiorare della crisi economica e il repentino deprezzarsi della valuta nazionale a cui il governo non è riuscito a porre un freno, per poi annunciare la fine del tasso di cambio agevolato concesso agli importatori, che a sua volta ha causato un’ulteriore impennata dei prezzi dei generi alimentari, con un aumento del settanta per cento rispetto allo scorso anno, e del cinquanta per cento per le medicine.

Secondo la ong norvegese Iran Human Rights la repressione è stata ancora una volta violenta con l’uccisione di almeno quarantacinque manifestanti, centinaia di feriti e oltre duemiladuecento arrestati. Bbc Persian ha confermato la morte e l’identità di ventidue persone. Non è bastato alle forze di sicurezza per spegnere il fuoco di una rivolta che è considerata la più grande degli ultimi tre anni, seppure fino a ieri sera con meno partecipazione di quella del 2022, quando al grido di “Donna, Vita, Libertà” sembrò che il regime di Khamenei fosse alla fine. Proprio la mancanza di un fattore aggregante, come in quei giorni fu l’omicidio di Mahsa Amini, la studentessa morta dopo essere stata arrestata per aver indossato l’hijab in modo improprio, ha fatto temere finora che il moto di piazza potesse naufragare ancora una volta.

Si devono, però, registrare alcune novità. La prima è che i manifestanti sembrano reagire alle violenze in maniera più organizzata, sono comparse delle armi e ci sono vittime anche tra i poliziotti e i guardiani della rivoluzione: un colonnello sarebbe stato accoltellato vicino a Teheran, una stazione di polizia a Chenaran con delle vittime, ma sono notizie che arrivano dal governo e potrebbero non essere attendibili. L’altra è che, seppure con grande rischio per chi ne fa uso, la rete satellitare di Starlink messa a disposizione degli iraniani da Elon Musk ha consentito loro di bypassare in parte la censura.

Infine, sembra emergere una possibile leadership nella persona del principe ereditario in esilio Reza Pahlavi, figlio dello scià cacciato dagli ayatollah. Pahlavi dagli Stati Uniti si è detto pronto ad assumersi la responsabilità e ha esortato gli iraniani a mostrare il loro sostegno dalle proprie case alle 20 di ieri e poi di oggi.

Pahlavi, secondo l’influencer di estrema destra Laura Loomer, che lo ha annunciato su X, sarebbe atteso a Mar-a-Lago martedì prossimo, anche se Donald Trump si è già mostrato dubbioso: «L’ho osservato e sembra una brava persona, ma non sono sicuro che sarebbe appropriato in questo momento come Presidente». Trump, però, nei giorni scorsi aveva minacciato il proprio intervento se il regime avesse soppresso nel sangue le manifestazioni, mentre ieri sera il suo Segretario al Tesoro, Scott Bessent, ha detto che l’economia iraniana è «alle corde».

Anche se si fanno strada dubbi sull’effettivo sostegno a Pahlavi: esistono prove di tentativi di manipolazione degli slogan utilizzati dai manifestanti e dei video provenienti da diverse città (dall’università di Teheran alla lontana città di Yasuj, nella provincia del Boyer Ahmad), quasi tutti veicolati dal canale satellitare Iran International, finanziato dall’Arabia Saudita.

La bandiera dell’Iran dello scià ha fatto la sua comparsa in diverse piazze ieri notte, è stata issata sui monumenti e, in generale, la protesta ha raggiunto tutte le trentuno province iraniane con slogan come «morte a Khamenei», «lunga vita allo scià». Anche se si fanno strada dubbi sull’effettivo sostegno a Pahlavi: esistono prove di tentativi di manipolazione degli slogan utilizzati dai manifestanti e dei video provenienti da diverse città (dall’università di Teheran alla lontana città di Yasuj, nella provincia del Boyer Ahmad), quasi tutti veicolati dal canale satellitare Iran International, finanziato dall’Arabia Saudita.

Un altro elemento decisivo è stata la saldatura tra la tradizionale protesta giovanile e il malcontento dei commercianti che hanno indetto uno sciopero con grande partecipazione soprattutto nelle regioni a maggioranza curda, ma anche nei tradizionali bazar di grandi città come Teheran, Tabriz, Isfahan, Mashhad e Kerman. Il capo della magistratura iraniana, Gholam-Hossein Mohseni-Eje’i, comparso in tv ha sostenuto che le proteste sono guidate dai nemici della nazione islamica e che il governo stavolta non avrebbe mostrato alcuna pietà.

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