Le linee guida sull’alimentazione Usa sono una rivoluzione che non esiste

Negli ultimi giorni si è parlato molto delle Dietary Guidelines for Americans 2025-2030, spesso con toni accesi e interpretazioni contrastanti. In particolare, una rappresentazione grafica – una piramide alimentare aggiornata – ha alimentato l’idea che queste linee guida promuovano un aumento del consumo di carne e una riduzione dei carboidrati, arrivando persino a essere lette come una legittimazione di approcci low-carb o carnivori.

Questa lettura, però, nasce più da un fraintendimento visivo e comunicativo che dal contenuto reale del documento. Per comprenderlo, è necessario fare un passo indietro e chiarire cosa sono – e cosa non sono – le linee guida alimentari governative.
Le Dietary Guidelines non sono studi scientifici. Non sono trial clinici, né revisioni sistematiche, né meta-analisi. Sono documenti di sanità pubblica, il cui scopo è tradurre un ampio corpo di evidenze scientifiche in raccomandazioni pratiche per la popolazione generale. Non prescrivono una dieta unica, ma descrivono pattern alimentari adattabili a fabbisogni calorici diversi. Le porzioni variano in base a età, sesso e livello di attività fisica, ma le proporzioni tra i gruppi alimentari restano coerenti.
Questo implica un punto fondamentale: le linee guida sintetizzano la scienza, ma non sono la scienza in sé. Devono essere comprensibili, applicabili su larga scala e compatibili con contesti culturali ed economici molto diversi. Tenere a mente questa distinzione è essenziale per interpretarle correttamente.
Precisato questo aspetto, occorre chiedersi: possiamo parlare davvero di rivoluzione alimentare?
Per rispondere a questa domanda è necessario fare un confronto tra le vecchie e le nuove linee guida. Partiamo dagli zuccheri aggiunti. Nelle linee guida 2020-2025, gli zuccheri aggiunti non dovevano superare il dieci per cento delle calorie totali giornaliere. Nelle 2025-2030 questo limite rimane invariato: inferiore al dieci per cento dell’energia totale. La differenza, dunque, non è quantitativa, ma comunicativa. Il linguaggio è più diretto e insiste maggiormente sulla riduzione delle principali fonti di zuccheri aggiunti, come bevande zuccherate e prodotti dolci industriali.
Passando alle proteine, abbiamo forse la grande novità, sempre che di novità si possa parlare. Le nuove linee guida aumentano il target proteico a 1,2-1,6 g/kg di peso corporeo. In tal senso, le linee guida italiane, più stringenti, sembrano datate. Questo aumento, infatti, è molto più in linea con le raccomandazioni di molte società scientifiche internazionali, come l’International Society of Sport Nutrition:
- 1,4-2 g/kg di peso corporeo per atleti,
- 2-2,5 g/kg di peso corporeo in ipocalorica per preservare la massa magra.
Le nuove linee guida sottolineano maggiormente l’importanza di un apporto proteico adeguato in alcune fasi della vita, come l’invecchiamento, per il mantenimento della massa muscolare. Per le proteine, il pattern alimentare prevede due o tre porzioni al giorno, distribuite tra i pasti. Il punto chiave è che le linee guida parlano di gruppo proteico, non di carne.
Per i grassi saturi, anche qui prevale la continuità. Il limite raccomandato resta inferiore al dieci per cento delle calorie totali, sia nelle linee guida precedenti sia in quelle nuove. Ciò che cambia, ancora una volta, è il modo di comunicarlo: meno attenzione al singolo nutriente isolato e più al contesto dell’alimento e del pattern alimentare complessivo. Questo non significa che i grassi saturi diventino «liberi», ma che vengono inseriti in una visione più ampia della qualità della dieta.
E infine frutta e verdura restano centrali anche in queste nuove raccomandazioni:
- verdura: almeno due o tre porzioni al giorno,
- frutta: circa una e mezza o due porzioni al giorno.
Ma allora perché la piramide ha creato confusione? Il motivo principale è che la rappresentazione grafica è stata caricata di un significato che non le compete. La piramide alimentare non è una trasposizione fedele del documento scientifico, ma uno strumento comunicativo semplificato, pensato per attirare l’attenzione e rendere immediato un messaggio generale. In questo caso, il messaggio scelto è stato uno slogan potente e mediaticamente efficace: «torniamo a mangiare cibo vero».
Il problema nasce quando questa semplificazione visiva viene interpretata come una gerarchia nutrizionale. Nella percezione comune, ciò che sta in alto nella piramide viene letto come più importante o da consumare di più, mentre ciò che sta in basso come secondario o da limitare. Applicare questa logica alla nutrizione, però, è fuorviante. Le linee guida non funzionano per classifiche visive, ma per pattern alimentari complessivi, dove i gruppi alimentari cooperano tra loro.
Nel caso specifico, il gruppo delle proteine è stato interpretato come sinonimo di carne, cancellando visivamente la distinzione – invece chiarissima nel testo – tra fonti proteiche animali e vegetali. Allo stesso modo, la collocazione dei cereali ha portato molti a pensare a una loro marginalizzazione, quando in realtà la distinzione chiave nel documento non è tra «carboidrati sì o no», ma tra alimenti integrali e prodotti ultra-processati.
In altre parole, la piramide non racconta le proporzioni reali, non distingue la qualità delle fonti e non restituisce la flessibilità che invece è centrale nelle linee guida.
A questo si aggiunge un secondo elemento: la grafica è stata letta attraverso narrazioni preesistenti, come quelle low-carb o carnivore, che hanno trovato nella piramide un appiglio visivo per rafforzare messaggi ideologici già consolidati. Ma questa lettura non nasce dal documento, bensì dall’uso selettivo dell’immagine.
Se si torna al testo integrale delle Dietary Guidelines for Americans 2025-2030, il quadro appare molto più chiaro: non c’è alcuna rottura con la letteratura scientifica, né una rivoluzione nutrizionale. Le percentuali chiave restano invariate, i gruppi alimentari fondamentali rimangono gli stessi e l’approccio continua a essere quello dell’equilibrio, della varietà e della qualità complessiva della dieta.
La confusione, dunque, non nasce da ciò che le linee guida dicono, ma da come sono state raccontate visivamente.
L'articolo Le linee guida sull’alimentazione Usa sono una rivoluzione che non esiste proviene da Linkiesta.it.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Furioso
0
Triste
0
Wow
0




