Le telecamere di videosorveglianza in mare potrebbero ridurre drasticamente la pesca illegale

Vaste aree degli oceani del mondo sono di fatto non monitorate e questo favorisce la pesca illegale e consente agli armatori di perpetrare gravi violazioni dei diritti umani senza nessun controllo. Il nuovo rapporto “Eyes on the water - Tackling illegal fishing and human rights abuses through the use of onboard CCTV cameras” pubblicato dalla Environmental Justice Foundation (EJF) chiede l'adozione urgente di sistemi di videosorveglianza a bordo su tutta la flotta peschereccia, sostenendo che potrebbero trasformare la trasparenza per un oceano sostenibile.
Il rapporto evidenzia che «La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata è costantemente associata a violenza, intimidazione e lavoro forzato. Questo è reso possibile dalla cronica mancanza di una supervisione indipendente sui pescherecci, in particolare nelle attività di pesca d'altura e in acque profonde. Gli osservatori della pesca, a lungo considerati il punto di riferimento, coprono solo una piccola parte delle battute di pesca globali e sono esposti a intimidazioni e violenze». Ngli ultimi 10 anni, sono scomparsi o sono morti in circostanze sospette 14 osservatori della pesca. Altri strumenti di monitoraggio esistenti, come i sistemi di tracciamento delle imbarcazioni e i diari di bordo, non sono in grado di registrare quel che accade a bordo o sottocoperta nei pescherecci, lasciando punti ciechi critici.
Basandosi su casi di studio provenienti da tutto il mondo, il rapporto rileva che «La videosorveglianza a bordo può scoraggiare crimini e abusi e fornire prove verificabili in modo indipendente per l'applicazione della legge».
Secondo i dati dell’agenzia per la pesca del ministero dell’agricoltura di Taiwan, «L' installazione di telecamere a circuito chiuso su quasi tutta la flotta di imbarcazioni in alto mare ha contribuito a scoraggiare lo shark finning e l'uccisione illegale di specie protette». Un pescatore taiwanese ha riferito all'EJF: «Ora ci sono leggi e telecamere a circuito chiuso. Se prendessimo uno squalo, dovremmo liberarlo».
Dal rapporto “Electronic monitoring in the Danish Kattegat (3AS) Nephrops fishery” del ministero per il cibo, l’agricoltura e la pesca della Danimarca – cofinanziato dall’Unione europea – risulta che «In Danimarca, le telecamere installate sui pescherecci hanno ridotto significativamente lo scarto illegale di giovani merluzzi, che in precedenza venivano gettati in mare per preservare le quote».
In Ghana, dove dal 2019 sono scomparsi due osservatori della pesca illegale a strascico esercitata da pescherecci cinesi, le telecamere a circuito chiuso hanno il potenziale per prevenire questi crimini.
Ma “Eyes on the water” avverte che «La videosorveglianza non è una soluzione miracolosa. Senza solidi quadri giuridici, un accesso indipendente ai dati e la tutela dei diritti dei pescatori, la tecnologia rischia di essere utilizzata in modo improprio. Nelle flotte in cui le regole a bordo vengono applicate con violenza, come quella cinese, la videosorveglianza potrebbe essere utilizzata per sorvegliare e punire gli equipaggi vulnerabili, anziché proteggerli».
Il rapporto sottolinea «La necessità di forti garanzie di privacy, sistemi a prova di manomissione, chiare regole di condivisione dei dati e un coinvolgimento significativo dei pescatori nella progettazione e nell'attuazione dei programmi di monitoraggio».
Steve Trent, CEO e fondatore della Environmental Justice Foundation, ha ricordato che «Quando le imbarcazioni operano in modo incontrollato, gli ecosistemi vengono saccheggiati e i lavoratori sfruttati impunemente. I dati degli studi pilota dimostrano che le telecamere a circuito chiuso possono essere uno strumento potente per portare alla luce questi abusi. Forniscono un controllo costante e verificabile sul mare, individuando dove il monitoraggio tradizionale si interrompe. Questo rende molto più difficile per i criminali farla franca con i crimini in mare; è giunto il momento di installare sistemi di videosorveglianza su tutte le flotte in tutto il mondo».
Il rapporto EJF raccomanda di: Rendere la videosorveglianza a circuito chiuso un componente standard dei sistemi di monitoraggio della pesca; Estenderne l'uso per monitorare le condizioni del lavoro e dei diritti umani, non solo la conformità ambientale; Garantire un accesso sicuro e indipendente alle riprese per l'applicazione della legge e per le indagini; Associare il sistema CCTV al Wi-Fi di bordo, in modo che l'equipaggio possa segnalare gli abusi in tempo reale; Tutti i governi approvino e attuino la Global Charter for Fisheries Transparency.
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