MetroCard, storia di un biglietto che ha segnato New York

Il 6 gennaio 1994 a New York fece la sua comparsa un nuovo oggetto destinato a sostituire i gettoni della metropolitana: la MetroCard. Era più leggera, più pratica e introduceva un sistema di tariffe flessibili, con sconti e abbonamenti. In un servizio di abc7NY i giornalisti raccontavano l’entusiasmo dei passeggeri. «It’s a great idea», dicevano, sottolineando la comodità del nuovo metodo di pagamento.
L’idea nacque nel 1983 sotto la presidenza di Richard Ravitch, allora presidente della Metropolitan Transportation Authority (Mta), l’ente pubblico che ancora oggi gestisce la rete di trasporti più grande del Nord America. L’obiettivo di Ravich fu quello di modernizzare le tariffe introducendo delle tessere magnetiche già usate in altre città, come per esempio San Francisco. Un cambio di rotta era già avvenuto nel 1953, quando le monete da dieci centesimi si erano rivelate insufficienti per gli aumenti tariffari, ed erano state così sostituite dai gettoni. Questi ultimi, però, divennero obsoleti già nel 1991 e la loro vendita venne interrotta nell’aprile 2003. Proprio quell’anno l’Mta approvò l’implementazione della metrocard, realizzata dalla Cubic Transportation Systems (CTS) per cento milioni di dollari.
I test per l’utilizzo di questo nuovo sistema cominciarono il primo giugno 1993, con la distribuzione di circa tremila tessere. I primi tornelli furono aperti qualche mese dopo, il 6 gennaio 1994, con le linee 4 e 5 a Wall Street, e con la Whitehall Street-South Ferry, a Nord-Ovest. I lavori di installazione del sistema si conclusero il 14 maggio 1997. I servizi garantiti dalla metrocard consentirono inoltre di accedere a più servizi, come abbonamenti per studenti e anziani.
La memorabile tessera magnetica di New York vanta una storia lunga oltre trent’anni, e nel tempo è riuscita a insediarsi nell’immaginario comune, e restarci, anche dopo la sua dismissione. È proprio con un biglietto della metro di New York con un microfono affrancato, che il comico statunitense Kareem Rahma conduce Subway Takes, il format di interviste realizzato nei vagoni della metropolitana di New York che cominciano tutte con la stessa domanda: “So, what’s your take?”.
Ma la metrocard è divenuta ormai un oggetto da collezione, e c’è chi sta già provando a fare fortuna. Su e-bay si trovano già offerte di utenti che la rivendono a prezzi che eccedono il suo valore nominale. Si parte da dieci, cinquecento, fino ad arrivare a venticinquemila dollari. Per la Mta, la metrocard è stata un vero e proprio strumento di comunicazione culturale: nelle edizioni speciali, le tessere magnetiche comunicavano messaggi di sicurezza, commemorando anniversari e celebrando momenti culturalmente significativi per la città. Come per esempio quella raffigurante il volto di Biggie Smalls, rilasciata a maggio del 2022 per celebrare il cinquantesimo compleanno del rapper di Brooklyn Notorious B.I.G; o ancora l’edizione limitata raffigurante David Bowie in occasione della mostra David Bowie is, al Brooklyn Museum. Queste tessere erano vendute principalmente alle stazioni Broadway-Lafayette e Bleecker Street, e divennero subito oggetti da collezione.
A partire dal 31 dicembre 2025 la metrocard di New York è andata definitivamente in pensione, sostituita dal sistema contactless Omny. Una novità che cambierà molto la routine dei newyorkesi, e delle persone che visitano la grande mela. Si tratta di un grande cambiamento soprattutto per Thomas McKean, che per oltre vent’anni ha raccolto le tessere abbandonate per strada, e le ha usate per realizzare delle piccole opere d’arte. Lo abbiamo intervistato.

Quando è nata questa idea?
Ho iniziato più di venticinque anni fa, ero in metro e stavo andando verso l’aeroporto, e di solito ho il giornale con me, o un libro, ma quel giorno l’avevo dimenticato. C’era un avviso per la metrocard, perché era ancora un po’ nuova, allora. Ho guardato la pubblicità e mi sono chiesto, in modo ideale, quante parole potessi formare con le lettere di “metrocard”, cambiando le lettere o muovendole: “metrocat”, “metrocan”, e così via…
Dove recuperi tutte le metrocard?
Le persone spesso buttavano i biglietti della metro per terra, io ne ho raccolti alcuni durante i miei viaggi, fuori dalle stazioni. Non avevo idea che mi sarei innamorato così tanto di questo piccolo pezzo di plastica. Quindi ho fatto centinaia di cartoni all’inizio, e poi mi sono innamorato del materiale. I colori principali sono il giallo e il blu, e c’è un po’ di marrone che sta attorno al circolo che dice MTA, e una piccola striscia marrone in basso, e un po’ di nero. Il giallo, che è il colore principale, può passare da un giallo canarino a un giallo intenso. E lo stesso con vale per i blu, variano.
C’è stato un momento specifico in cui hai capito che la metrocard aveva anche un valore simbolico?
C’è stato un momento di realizzazione quando durante una mia esibizione ho parlato di quanto fosse bellissima questa piccola metrocard. Le persone erano venute da ogni parte del mondo, e tutte avevano una metrocard nella loro tasca, dal loro primo viaggio a New York. Questo piccolo rettangolo è andato in tutto il mondo, ed è stato apprezzato dalle persone.

Cosa succederà ora, che la metrocard sarà sostituita?
Penso che la maggior parte delle persone ora guarderà il telefono, entrando in metropolitana. Lo capisco, è pratico. Ma fino a qualche settimana fa, tutti ne avevano una in tasca. Era una cosa che univa tutti i Newyorkesi, bastava solo guardare nello zaino e poi nella tasca. Non importa se sei un attore giovane che arriva a New York per la prima audizione, un bancario, o un’anziana signora che ha vissuto tutta la sua vita a New York. Tutti avevano una sorta di legame comune.
E cosa cambierà da adesso?
Penso che ci siamo adattati al modo in cui ora tutti vivono: per e con i cellulari. È sicuramente conveniente, ma penso che sia una cosa che separa le persone.
Secondo te la metrocard diventerà una sorta di memoria condivisa?
Non so ancora se tra dieci o vent’anni la metrocard riuscirà a essere riconoscibile come icona del passato di New York. Penso che riusciranno a riconoscerlo come le persone di New York riconoscono una vecchia cabriolet, e che per un po’ di tempo la metrocard risuonerà nelle persone.
Che impatto avrà questo sul tuo lavoro e sulla tua produzione?
Le persone sono molto infelici riguardo questa decisione, è quasi come sapere che il tuo edificio preferito è stato demolito: non riescono a crederci e in tanti mi hanno inviato le loro metrocard, hanno molta simpatia per me. All’inizio non sembrava possibile e poi quando è diventato molto ovvio che stava succedendo mi ha reso triste. Per anni ho raccolto migliaia di metrocard, ma pensare che un giorno saranno finite è strano: potresti dire a un pittore che non c’è più la vernice e potrebbero usare un’altra colorazione, ma non sarebbe lo stesso. Ne hai amato la texture, l’odore, la plasticità…
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