La musica pop diventa sempre più triste

Gen 24, 2026 - 00:30
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La musica pop diventa sempre più triste

In un’analisi condotta per The Economist, la società di data analysis MusixMatch ha raccolto i testi delle cento canzoni più ascoltate di Billboard, ogni settimana, negli ultimi vent’anni. Utilizzando strumenti di intelligenza artificiale, l’azienda ha classificato i brani in base al loro contenuto emotivo, associandoli poi a stati d’animo come angoscia, dolore, gioia e amore. I risultati mostrano che, nel tempo, la musica pop è diventata progressivamente più cupa. Nell’arco di due decenni, le hit con testi definiti angoscianti sono aumentati di popolarità, fino ad arrivare a tredici punti percentuali. Oggi, oltre un quarto delle cento canzoni più ascoltate presenta testi legati a stati d’animo negativi.

Dall’analisi delle classifiche Billboard emerge anche un cambiamento sul piano musicale. Negli anni Sessanta, l’ottantacinque per cento delle canzoni era scritto in tonalità maggiore, pur non avendo necessariamente testi allegri. Oggi, la quota si è ridotta al quaranta per cento, a favore di tonalità minori, tradizionalmente associate a emozioni più cupe e malinconiche.

Secondo Bloomberg, la generazione Z è quella che cerca più musica triste su Spotify rispetto alle altre fasce d’età. “Sad” è oggi il termine più cercato al mondo dai più giovani, mentre per i Millennial si colloca solo al tredicesimo posto. Nel 2023, la piattaforma aveva definito il periodo estivo una “bummer summer”, un’estate deludente, soprattutto per i più giovani. Per intercettare questo clima aveva lanciato alcune playlist dedicate alla tristezza, e persino installazioni simboliche, come la statua di bronzo e lacrime “Fountain of feels” lanciata a fine agosto 2023 come parte della campagna e playlist “Bummer Summer” di Spotify.

Il fascino per la tristezza, però, non è recente. Una ricerca pubblicata su Scientific Reports ha analizzato 20.186 testi di canzoni entrate nella Billboard Hot 100 statunitense tra il 1973 e il 2023. I dati mostrano un aumento costante del linguaggio associato allo stress, accompagnato da una diminuzione di concetti legati a sentimenti positivi. Allo stesso tempo, crescono la ripetitività e la semplicità lessicale dei testi.

La ricerca ha cercato anche una correlazione tra grandi eventi traumatici e l’aumento della produzione di musica triste, prendendo come casi di studio l’attacco alle Torri Gemelle del 2001 e la pandemia da Covid-19. Non emerge però alcun legame diretto: gli shock sociali e culturali non sembrano rafforzare queste tendenze né modificare in modo significativo il linguaggio dei testi. Dopo l’inizio della pandemia, nel 2020, si osserva anzi un andamento opposto alle attese, con una diminuzione del linguaggio legato allo stress e un miglioramento del sentiment complessivo.

A parità di trend, livelli più elevati di stress risultano associati a testi più complessi. Un’analisi esplorativa individua un’inversione della tendenza alla semplificazione a partire dal 2016: durante il primo mandato di Donald Trump la complessità dei testi aumenta in modo significativo rispetto al secondo mandato di Barack Obama. Gli autori precisano che si tratta di un risultato esplorativo e non causale.

Resta la domanda sul motivo per cui la musica triste eserciti un’attrazione così forte. «Perché, mentre la sopravvivenza umana dipende dall’evitare esperienze dolorose, il dolore mentale viene spesso ricercato attraverso la musica?», si chiedono Matthew Sachs, Antonio Damasio e Assal Habibi in un paper pubblicato su Frontiers in Human Neuroscience. Lo studio analizza il cosiddetto “paradosso della tragedia”, cioè la tendenza a provare piacere per contenuti tristi.

L’articolo, intitolato The pleasures of sad music: a systematic review e pubblicato nel 2015, spiega che in ambito artistico la malinconia viene ricercata perché priva di una minaccia reale. Durante l’ascolto di un brano, il cervello riconosce l’assenza di un pericolo concreto e consente di sperimentare l’emozione in modo controllato. La musica triste contribuisce inoltre alla regolazione dell’umore e riduce la sensazione di isolamento. Nonostante il contenuto malinconico dei testi, l’ascolto attiva il sistema di ricompensa, mettendo in moto le stesse aree cerebrali coinvolte nelle risposte a stimoli gratificanti, come il cibo.

L'articolo La musica pop diventa sempre più triste proviene da Linkiesta.it.

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Redazione Redazione Eventi e News